I BOSS AL 41 BIS NON VANNO SCARCERATI CON LA SCUSA DI EVITARE RISCHI PER LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS DI GIUSEPPE LUMIA

Quello che abbiamo denunciato più volte con la Fondazione Caponnetto, come hanno fatto diversi Magistrati Antimafia, sta accadendo.

I boss mafiosi stanno via via approfittando delle maglie aperte dalle necessità sanitarie di evitare i  rischi della diffusione del Coronavirus per ritornare facilmente fuori dal carcere.

L’elenco dei più pericolosi boss scarcerati si allunga. D’altronde hanno a disposizione capacità economiche e mezzi per dimostrare, spesso pure falsamente,  che hanno bisogno di cure esterne.

Adesso anche i boss del calibro di Bonura e Sansone ritornano a casa. Parliamo di mafiosi che hanno sulle spalle responsabilità tremende e sono pronti a riprendere il proprio ruolo a tambur battente in un mandamento, come quello dell’Uditore di Palermo,  che risulta sempre più importante nelle nuove strategie di Cosa  Nostra  in rapporto con la famiglia mafiosa degli Inzerillo.

Si rischia così di questo passo di andare incontro ad un vero e proprio disastro. È chiaro e scontato il fatto che i boss appena mettono piede fuori  ritornano tra l’altro immediatamente operativi.

Bisogna subito controllare con tutta la severità possibile perché ciò sia successo e, se necessario,  chiarire pure normativamente che i boss mafiosi in base al 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, semmai ne avessero realmente bisogno,  vanno curati dentro la sanità carceraria che è in grado di realizzarla e di realizzarla bene.

Sul resto dei detenuti comuni bisogna continuare ad applicare il doppio binario. Vanno semmai previste, per un tempo limitato al contenimento dell’epidemia,  ulteriori e sempre rigorose possibilità di terminare agli arresti domiciliari il tratto finale della propria pena.

Riprendere subito in mano la situazione per riportare in carcere i boss mafiosi e aprire un po’ di più ai detenuti comuni diventa quindi la priorità su cui lavorare in Parlamento e nel Governo con serietà e coerenza.

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