Operazione "Terre di nessuno" Prima che diventino "terre di qualcuno": trasformarle in terre di sviluppo e legalità
Operazione "Terre di nessuno"
Prima che diventino "terre di qualcuno": trasformarle in terre di sviluppo e legalità
Premessa
Ci sono luoghi all'interno di altri luoghi. Luoghi generalmente tranquilli, almeno in apparenza, nei quali non si riesce ad avere il polso della situazione. Sono luoghi in cui, di fatto, lo Stato è assente. Per Stato intendiamo l'insieme delle istituzioni, dal Governo nazionale alle amministrazioni locali, passando per tutte le autorità competenti.
Siamo abituati a pensare che le "terre di nessuno" si trovino soltanto nel Sud del Paese. Non è così. O, meglio, non è solo così.
In questi luoghi le persone vivono spesso in condizioni di sfruttamento e i loro diritti fondamentali non vengono rispettati. In queste aree sono in corso conflitti tra gruppi criminali, mentre prosperano traffici illeciti, violenze e forme diffuse di illegalità.
Come Fondazione Caponnetto e OMCOM intendiamo analizzare il quadrilatero compreso tra Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Prato.
Da diversi anni, in alcune zone di questo territorio, non si sa con precisione cosa accada. O, meglio, lo si immagina, ma manca una mappatura completa dei fenomeni e un effettivo controllo del territorio. Troppi pestaggi, ferimenti, sfruttamento del lavoro e traffici illeciti continuano a verificarsi. In tali zone è in corso una guerra di mafia.
Cosa fare
Come spesso accade, ci si è ormai abituati a intervenire nel cosiddetto "giorno dopo", cioè quando le situazioni si sono già verificate e i danni sono ormai evidenti.
È necessario cambiare prospettiva, passando dalla logica del "giorno dopo" a quella del "giorno prima". Occorre prevenire, non soltanto intervenire.
È necessario riappropriarsi del territorio, sia dal punto di vista sociale sia sotto il profilo della legalità, non solo proclamata ma concretamente praticata.
Siamo di fronte a un'area di almeno 37 chilometri quadrati nella quale esistono vere e proprie "terre di nessuno". Occorre intervenire prima che diventino "terre di qualcuno", cioè territori stabilmente controllati dalla criminalità.
Per questo è necessario procedere a una mappatura completa dell'area e costruire una stretta collaborazione tra Governo nazionale, istituzioni territoriali e amministrazioni locali.
Occorre individuare progressivamente le aree di intervento e delimitarle mediante un anello di sicurezza esterno, affidato alle Unità Operative di Primo Intervento (UOPI) della Polizia di Stato, alle Squadre Operative di Supporto (SOS) dell'Arma dei Carabinieri e ai Baschi Verdi della Guardia di Finanza.
Queste unità avranno il compito di garantire la sicurezza del perimetro e di intervenire tempestivamente in caso di sparatorie o altri episodi di particolare gravità.
All'interno del perimetro dovranno essere disponibili anche i reparti mobili della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, con funzioni di supporto operativo.
Nel perimetro interessato dovranno quindi essere svolti controlli coordinati in materia di:
- Lavoro, a cura degli Ispettorati competenti e dell'Inps;
- Igiene e sicurezza sanitaria, a cura delle autorità sanitarie;
- Questioni tributarie, a cura della Guardia di Finanza;
- Ricerca di armi e sostanze stupefacenti, a cura delle Forze di Polizia;
- Controlli amministrativi, a cura delle Polizie locali.
Accanto all'azione di controllo dovrà essere garantita anche una presenza sociale qualificata. Assistenti sanitari, insieme alle pubbliche assistenze e agli altri servizi territoriali, dovranno individuare le situazioni di maggiore fragilità e, quando necessario, attivare succesivamente percorsi di presa in carico da portare agli assistenti sociali.
L'intera operazione dovrà essere inquadrata all'interno delle attività di prevenzione proprie del Ministero dell'Interno, tramite le Prefetture e le forze di Polizia territorialmente competenti a stretto contatto con le Procure della Repubblica ed i Comuni interessati che si potranno avvarre ulteriormente di appositi protocolli d'intesa stipulati con la Regione Toscana.
Naturalmente dovrà essere previsto anche l'impiego di droni ed elicotteri per il monitoraggio e il controllo delle aree interessate.
Conclusioni
Non si tratta di un'operazione semplice. Al contrario, richiede risorse, coordinamento e una forte volontà politica e istituzionale.
Tuttavia, la gravità della situazione impone un cambio di passo. Non intervenire significherebbe lasciare che le "terre di nessuno" diventino definitivamente "terre di qualcuno".
Questa proposta si fonda su tre pilastri fondamentali:
- Il controllo effettivo del territorio;
- La presa in carico delle fragilità e delle problematiche sociali;
- Il ripristino della legalità, coniugato con la giustizia sociale e lo sviluppo.
Solo così sarà possibile restituire questi territori ai cittadini, trasformando le "terre di nessuno" in terre di sviluppo, legalità e libertà.



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