INDICE
PROLOGO
VIDEO SEN. LUMIA
N°1
N°2
REPORT ANTECEDENTI
REPORT RIFIUTI 2014
INTERVISTE INTERESSANTI
ESTRATTO RAPPORTO OSSERVATORIO REGIONALE LEGALITÀ 2025
PRATO NEL RAPPORTO IRPET
ESTRATTO RELAZIONE DIA 2024 IN CUI COMPARE PRATO
PRINCIPALI COMUNICATI STAMPA E RIFLESSIONI
PROLOGO
N°1
Nel prologo del rapporto scritto nel 2011 con Vigna, “Per una Prato sicura senza mafia”, realizzato con la Provincia e con l’allora assessora Loredana Ferrara impegnata da anni contro l’usura veniva ben descritta l’origine della crisi: “La realtà economica di Prato è oramai in crisi da diversi anni. Il settore del tessile non ha saputo cogliere le sfide provenienti dall’Est e, giorno dopo giorno, piccoli e medi imprenditori hanno dovuto chiudere. Con la produzione in affanno, alcuni si sono reinventati immobiliaristi, affittando e poi vendendo i precedenti luoghi di lavoro. Il tessuto sociale ha così subito una trasformazione radicale: dalla produzione alla speculazione. La crisi del tessile è diventata crisi sistemica, contagiando l’intera economia locale. Prato ha perso la propria capacità di produrre reddito da lavoro. E la realtà pratese dimostra, come altre, una notevole propensione al consumo di droghe”.
In altre parole: Prato aveva perso la propria anima. Quella che negli anni ’90 mi piaceva definire “un telaio per ogni casa”. Prato è anche la prima – e probabilmente più importante – Chinatown d’Italia. Eppure Prato, che i fiorentini non capivano, era benessere diffuso. Capillare. C’era perfino un filo d’invidia per la vivacità di una città dalle enormi potenzialità. Da fiorentini la si prendeva in giro, certo. Ma la si amava. Con i suoi cantuccini, il vin santo, la voglia di arte moderna visibile nel tessuto urbano. E c’era, inutile negarlo, un pizzico di ammirazione per quell’operosità.
I tempi cambiano. Ed è un peccato. Perché, se si mettono insieme gli accadimenti degli ultimi mesi, la crisi descritta nel 2011 è arrivata a un punto che, senza un intervento deciso, rischia di diventare il “punto di non ritorno”. Prato è dentro il triangolo Firenze-Prato-Osmannoro. È lì che è esplosa la guerra delle grucce tra clan cinesi. A Prato la mafia cinese esiste. Non solo de facto. Esiste socialmente. Ed esiste giuridicamente, sancita da una ormai nota sentenza della Cassazione. Nell’estate 2024 è arrivato un procuratore tenace, il dottor Tescaroli. Attento alle dinamiche. Il giudice Caponnetto lo stimava molto.
Ad aprile 2025 è arrivata la Commissione parlamentare antimafia. A luglio, dopo un’inchiesta che ha portato alle dimissioni volontarie della sindaca, è stato commissariato il Comune. Nel frattempo, da anni, a Prato si assiste allo sfruttamento dei lavoratori. Ai pestaggi. A Ferragosto è arrivato il ministro Piantedosi. Il giorno prima, il procuratore della DDA di Firenze, Spiezia, intervistato da Luca Serranò di Repubblica, alla domanda: “Indagini hanno fatto emergere rapporti tra imprenditori cinesi e pezzi della politica locale. È concreto il pericolo di infiltrazione?”, ha risposto: “Appartiene alla logica delle organizzazioni mafiose alimentare rapporti con esponenti delle istituzioni per consolidare posizioni di potere e ampliare la sfera del business, offrendo sostegno in occasione di competizioni elettorali. E non a caso questo schema è oggetto di verifica anche in indagini recenti”.
Parole pesanti. Parole sul rapporto mafia-politica. Le ultime indagini della procura di Prato hanno portato all’amministrazione giudiziaria di un noto brand di fast fashion. E all’acquisizione, da parte di un imprenditore cinese, di un terreno agricolo pagato poco, il cui valore sarebbe cresciuto grazie a variazioni urbanistiche approvate nel nuovo Piano Strutturale. E poi c’è la criminalità di strada. La presenza pervasiva dei narcos. L’arresto di un italo-francese che potrebbe avere collegamenti con Marsiglia.
Cosa fare? È necessario superare l’impasse in cui Prato è finita. Non è semplice. Ma occorre ripristinare la legalità e, insieme, rilanciare le potenzialità di sviluppo che la città ancora possiede. Si parta dall’esempio di Caponnetto, che all’inizio della sua carriera fu pretore proprio a Prato. È difficile. Ma non impossibile. Volere è potere.
Intervento pubblicato su Ius101
N°2
Le mafie si evolvono e si adattano. In uno scenario complesso come quello odierno sia da un punto di vista geopolitico, che strettamente economico, le analisi criminali devono essere orientate a capire quali possono essere gli scenari possibili per arrivare ad un contrasto preventivo, quello che in gergo si chiama “lotta alla mafia del giorno prima”. Una domanda che ci dobbiamo porre è quale forma stanno scegliendo le organizzazioni criminali e quali sono le forme mafiose e/o criminali organizzate che vanno tenute in considerazione. Una forma criminale da tenere in stretta considerazione è quella di origine cinese. Si può parlare di mafia cinese grazie ad una sentenza della sesta sezione penale della Cassazione del 30 maggio 2001 che ha stabilito che il reato di cui all’art. 416 bis c.p., è configurabile anche con riguardo ad organizzazioni che, senza controllare tutti coloro che vivono o lavorano in un certo territorio, rivolgono le proprie mire a danno dei componenti di una certa collettività quindi anche stranieri immigrati o fatti immigrare clandestinamente a condizione che si avvalgano di metodi tipicamente mafiosi e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e omertà (nella specie, il delitto di associazione di tipo mafioso è stato applicato a un piccolo gruppo di cittadini cinesi che gestiva un traffico di clandestini verso l’Italia).
Questa sentenza è importante perché è la prima che ha esteso ad una organizzazione criminale estera il 416bis. Questa sentenza colpiva una organizzazione criminale cinese che operava nel triangolo Firenze-Prato-Osmannoro. Tale zona oggi è al centro di numerose altre inchieste ed è considerata l’epicentro economico sociale delle triadi a livello internazionale. Una zona in cui vige l’omertà interna alla comunità e quella esterna di chi non vuole riconoscere l’esistenza del problema mafia. Non è un caso che a partire dal 2014 vi sono tracce di una guerra di mafia denominata “guerra delle grucce” poi estesasi alla logistica che ha un indotto di centinaia di milioni di euro. Guerra che ha portato a tentati omicidi, bombe incendiarie in Italia ed in Spagna oltreché ad arresti, ben sei negli ultimi mesi per il tentato omicidio avvenuto nel luglio scorso. Da notare che i 6 sono stati arrestati in Calabria, Sicilia ed in Veneto. L’ultimo tra questi un ex militare cinese mentre si trovava a Padova. Un caso interessante perché potrebbe farci trovare di fronte ad una triade. Il modus operandi delle triadi è quello di usare per le intimidazioni persone non locali e quindi non facilmente riconoscibili. Avvenne pure nel famoso episodio di Empoli nei primi anni 2000, quando un maestro di kung fu cinese intervenne in difesa di un negozio di parrucchiere e si trovò di fronte aggressori di fuori regione, uccidendone due. Per dovere di cronaca è bene ricordare che il maestro (che non aveva legami con la criminalità) venne assolto per legittima difesa. Le triadi sono quindi organizzazioni indipendenti e spesso in concorrenza tra loro con un forte verticismo interno.
È auspicabile che alle triadi ben presenti in Italia con una forte presenza nel triangolo sopracitato di Firenze-Prato-Osmannoro trovi di nuovo applicazione l’art. 416 bis relativo all’associazione a delinquere di stampo mafioso. Non è purtroppo detto che ciò verrà applicato a tutte le forme criminali straniere esistenti nel territorio del triangolo, però socialmente le triadi sono già una forma di mafia. Incitano il terrore necessario e causano omertà. La società e gli analisti spesso anticipano le sentenze. È avvenuto a suo tempo per cosa nostra, tutti sapevano che esisteva da decenni ma solo nel 1992 con il maxi processo istruito da Caponnetto con il suo pool ne arrivò la conferma giuridica. Per questo è importante tenere alta la guardia e per questo è importante che la Commissione Parlamentare Antimafia lo scorso 4 aprile sia venuta a Prato, epicentro della guerra delle grucce che non va in alcun modo sottovalutata. È mia convinzione che per un contrasto efficace occorra creare una sezione distaccata della DDA a Prato coprendo le carenze di organico e va altresì adeguata la norma sulle collaborazioni e le testimonianze dei cittadini stranieri come richiesto dal Procuratore di Prato Tescaroli. Questi oltre ad essere provvedimenti utili rappresentano un esempio di una lotta alla mafia fatta in modo pragmatico e “del giorno prima” di cui il Paese ha bisogno.
intervento pubblicato su Ius101
Salvatore Calleri
Presidente Fondazione Caponnetto
REPORT ANTECEDENTI
REPORT RIFIUTI 2014
"1) 8 novembre, ilmattino.it
“Dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la camorra napoletana sta portando i rifiuti campani altrove, in primis in Toscana ma anche in Paesi come la Romania e la Cina”.
2) 20 dicembre,
“Gli investigatori hanno scoperto una discarica di rifiuti tossici della camorra in un'area di Prato, a circa 17 chilometri a nord di Firenze, capoluogo della Toscana (...)” – “(…)legami sempre più consolidati tra la camorra napoletana e i gangster cinesi, rendono la zona di Prato una scelta logica per il crimine organizzato in cerca di nuove discariche”- (...) all'attualità, ma a un procedimento penale, già definito dalla Procura di Firenze, che vede coimputati, per traffico organizzato di rifiuti della lavorazione tessile, produttori pratesi e smaltitori ritenuti espressione del clan camorristico Iacomino-Birra di Ercolano(cit.)"."
REPORT 2011 -2012 SPORTELLO LEGALITA PROVINCIA DI PRATO
CRIMINALITA' CINESE REPORT 2016
REPORT 2017 - CRIMINALITA' CINESE
PROPOSTE PER LA SICUREZZA 2024
INTERVISTE INTERESSANTI
Procuratore Tescaroli 30 aprile 2026
"Mafia cinese in Italia, il procuratore: «Sfruttando il lavoro si arricchiscono come i corleonesi con la droga»"
Procuratore Tescaroli 11 ottobre 2025
Per il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, la sfida alla mafia cinese è entrata in una fase cruciale. «Fatte le debite proporzioni, questo momento storico mi ricorda l’ascesa dei Corleonesi in Sicilia o quanto avvenne in Campania ai tempi della nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.
https://www.avvenire.it/attualita/vi-spiego-cose-la-mafia-cinese-e-come-vogliamo-fermarla_98178
Intervista a Procuratore Spiezia 14 agosto 2025
Repubblica ripresa da Toscana Tv
ESTRATTO RAPPORTO OSSERVATORIO REGIONALE LEGALITÀ 2025
9.1 Le organizzazioni criminali cinesi
Una forma criminale da tenere in stretta considerazione è quella di origine cinese. Si può parlare di mafia cinese grazie a una sentenza della sesta sezione penale della Cassazione del 30 maggio 2001 che ha stabilito che il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.) è configurabile anche con riguardo a organizzazioni che, senza esercitare un controllonei confronti di tutti coloro che vivono o lavorano in un determinato territorio, agiscono comunque a danno dei componenti di una specifica collettività, quindi anche stranieri immigrati o fatti immigrare clandestinamente, a condizione che si avvalgano di metodi tipicamente mafiosi e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e omertà (nella specie, il delitto di associazione di tipo mafioso è stato applicato a un piccolo gruppo di cittadini cinesi che gestiva un traffico di clandestini verso l'Italia).
Quella sopra richiamata è la prima sentenza che ha esteso a una organizzazione criminale estera l’applicazione dell’art. 416 bis del codice penale. Nel caso di specie l’organizzazione criminale cinese era operativa nel triangolo Firenze-Prato-Osmannoro, ambito territoriale al centro di numerose altre inchieste ed epicentro economico sociale delle triadi a livello internazionale. Si tratta di un territorio in cui vige l'omertà interna alla comunità e l'automertà esterna di chi non vuole riconoscere l'esistenza del problema mafia.
A partire dal 2014 vi sono tracce di una guerra di mafia - denominata “guerra della grucce”, estesasi poi anche alla logistica – con un indotto di centinaia di milioni di euro. Guerra che ha portato a tentati omicidi, bombe incendiarie in Italia e in Spagna: nel 2024 sono quasi 20 i fatti di cronaca che hanno avuto come vittime cittadini cinesi titolari di imprese operanti nel settore tessile o in ditte di trasporti con aggressioni, incendi, tentativi di estorsione, tentati omicidi e omicidi veri e propri. Si tratta di gravi episodi di criminalità che hanno portato, solo negli ultimi mesi, ad almeno sei arresti in Calabria, in Sicilia e in Veneto: ciò è significativo poiché le modalità di azione sono quelle proprie delle “triadi”, organizzazioni indipendenti spesso in concorrenza tra loro e con un forte verticismo interno che per le attività di intimidazione fanno uso di persone non collegate con la località di riferimento e quindi non facilmente riconoscibili. Le “triadi” hanno una forte presenza in Italia e, per quanto di specifico interesse, nel triangolo Firenze – Prato – Osmannoro. È auspicabile che nei confronti di tali organizzazioni trovi di nuovo applicazione il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso: da un punto di vista sociale le triadi sono una forma di mafia poiché incutono terrore e inducono omertà. È importante studiare i fenomeni al fine di comprenderne l’evoluzione. Così come è importante tenere alta la guarda sul contesto economico sociale in continua evoluzione. Rappresenta in tal senso un segnale incoraggiante l’attenzione posta sulla guerra delle grucce da parte della Commissione Parlamentare antimafia.
PRATO NEL RAPPORTO IRPET
La relazione fra economia, imprese e vulnerabilità al rischio
di non legalità (pag. 8-9)
Dentro la Toscana, quali sono i settori o le imprese che in ogni caso sono più esposte al rischio di comportamenti più opachi, che possono essere assunti a proxy di una potenziale esposizione a situazioni di non legalità? Procediamo per indicatori indiretti. Il primo è rappresentato dalle imprese che non fanno innovazione, non solo tecnologica, ma neanche ambientale o sociale. La loro incidenza (43%) è maggiore fra le imprese che sono collocate nelle posizioni più marginali, meno redditizie, della catena del valore. Si tratta di imprese che tendono a innovare meno e risultano più esposte al rischio di comportamenti opachi. Sono più incidenti nella moda (tessile, abbigliamento, pelletteria), legno, carta e alimentare, dove oltre il 40% delle imprese prive di potere di mercato non introduce alcun tipo di innovazione. Un secondo indicatore di vulnerabilità ai comportamenti non legali è rappresentato dalle imprese che aprono e chiudono facilmente. Sono una fattispecie che è più incidente nelle imprese individuali straniere, soprattutto nei distretti di Prato e nell’Empolese. Nel solo settore dell’abbigliamento pratese l’indice combinato di natalità e mortalità sfiora il 18%. Il fenomeno dei “prestanome” è documentato da riassunzioni “in blocco” in nuove imprese dopo la chiusura: il 93% dei lavoratori coinvolti è assunto in aziende cinesi operanti nello stesso settore. Un terzo indicatore di vulnerabilità è colto dall’eccesso di part-time, che è spia di potenziale lavoro nero. L’indicatore evidenzia anomalie nei sistemi locali della costa (Livorno, Piombino, Massa Carrara) e, in particolare, a Prato. Qui, il 65% dei dipendenti delle confezioni d’abbigliamento lavora part-time, più del doppio della quota attesa sulla base della struttura settoriale. Un quarto indicatore riguarda la presenza di imprese “cartiere”, la cui attività non è funzionale alla produzione e generazione di valore ma all’evasione, elusione e riciclaggio attraverso emissione di fatture per attività inesistenti. La Toscana mostra in questo ambito una incidenza di rischio (4,4%) che è sotto la media nazionale (5,2%). Le incidenze maggiori si rilevano nei servizi finanziari, professionali e nel commercio, coerentemente con il quadro nazionale. Nel complesso, il tessuto produttivo toscano mostra segnali di tenuta ma anche vulnerabilità localizzate e settoriali che meritano attenzione. La pressione competitiva, la scarsa propensione all’innovazione e specifici modelli imprenditoriali amplificano i rischi di illegalità, in particolare in alcuni distretti della manifattura tradizionale.
La Toscana nelle indagini antimafia (pag. 9)
Secondo la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e le Relazioni dei Procuratori Generali, la criminalità organizzata in Toscana non si manifesta principalmente con modalità violente, bensì attraverso una progressiva e silenziosa infiltrazione nel tessuto economico legale. Particolarmente significativa è l’infiltrazione nel settore della ristorazione, del commercio, dell’edilizia e dei servizi turistici, soprattutto nei centri urbani a forte attrattività come Firenze. Le indagini più recenti hanno documentato l’utilizzo sistematico di reati fiscali, prestanome e riciclaggio per immettere capitali illeciti in attività economiche apparentemente legittime.
La DIA sottolinea inoltre la crescente pericolosità della criminalità organizzata cinese, in particolare nell’area di Prato, dove si è assistito a un’escalation di violenza tra gruppi in conflitto, configurando una vera e propria “guerra di mafia”. Anche la criminalità albanese è in espansione, con interessi in traffici di droga, riciclaggio e compravendita di immobili e attività economiche. La Toscana, pur non essendo una regione “tradizionale” per la presenza mafiosa, rappresenta oggi un territorio strategico per le organizzazioni criminali, soprattutto per l’investimento e il reimpiego dei proventi illeciti.
La presenza mafiosa nell’economia toscana (pag. 9-10)
Un indice composito, elaborato da IRPET, misura la vulnerabilità dei territori all’insediamento delle organizzazioni criminali. L’indice considera numerose variabili come i sequestri e le confische di beni, le interdittive antimafia, i reati di stampo mafioso e il contesto socioeconomico. La Toscana, nel confronto nazionale, presenta un livello di esposizione mafiosa medio-basso, soprattutto se paragonata a regioni del Sud o ad alcune aree del Nord con maggiore densità di reati mafiosi e di provvedimenti interdittivi. Nella graduatoria sintetica regionale la Toscana è posizionata al 9^ posto, ma al 15^ posto negli indicatori oggettivi di presenza mafiosa e al 12^ posto in quelli di controllo del territorio. Il posizionamento nella relativa classifica regionale è meno virtuoso (4^ posto) con riferimento alle variabili indicative di attività illecite. Le mafie non esprimono quindi sul territorio un controllo che esprime un radicamento stabile, quanto piuttosto utilizzano il mercato ed il sistema produttivo toscano per affari illeciti, prevalentemente indirizzati al riciclaggio. Tuttavia, emergono differenze significative tra le province: le più esposte risultano essere Prato, Firenze e Massa-Carrara, dove si concentra un maggior numero di indicatori di rischio (presenza di beni confiscati, procedimenti giudiziari e flussi sospetti di capitale). L’analisi conferma la strategia silenziosa delle mafie, che privilegiano l’investimento e il controllo economico rispetto alla violenza esplicita. Il rischio principale per la Toscana non è tanto l’insediamento di cosche tradizionali, quanto l’infiltrazione in settori economici e amministrativi deboli, anche attraverso forme di criminalità economica sofisticata. Dall’analisi emerge quindi la rilevanza di tutte le azioni preventive che Regione Toscana conduce per rafforzare la capacità di lettura integrata dei segnali di rischio e per potenziare la collaborazione tra enti locali, forze dell’ordine e autorità giudiziarie nel contrasto ai fenomeni di infiltrazione nel tessuto economico e produttivo regionale.
Dove investono le mafie? (Pag. 10-11)
Distinguiamo quattro tipologie di reato: riciclaggio, contraffazione, reati nel ciclo dei rifiuti e narcotraffico. Con riferimento al riciclaggio, i flussi sospetti monitorati da UIF (Unità di Informazione Finanziaria) mostrano una crescente concentrazione nelle aree urbane e turistiche, in particolare Firenze, Prato, Pisa e Livorno, dove si registrano operazioni immobiliari e commerciali anomale. Le mafie privilegiano settori con alta circolazione di contante e bassa tracciabilità: ristorazione, alberghi, noleggi, commercio al dettaglio. Con riferimento alla contraffazione, la Toscana, con Prato in testa, si conferma tra le aree più colpite dal fenomeno, soprattutto nel comparto tessile e moda. La contraffazione è spesso gestita da reti criminali straniere, ma talvolta in sinergia con imprese locali, e genera un danno economico diretto e indiretto per l’intero sistema produttivo regionale. Con riferimento ai reati ambientali e ciclo dei rifiuti, pur non avendo un numero di infrazioni ambientali particolarmente elevato, la regione presenta criticità nei controlli e nella gestione dei rifiuti speciali e pericolosi, con segnalazioni soprattutto nelle province costiere. Le mafie in questi casi si inseriscono sfruttando appalti opachi e ditte di facciata. Con riferimento al narcotraffico, la Toscana è un nodo logistico per il traffico di droga, con porti (Livorno) e snodi autostradali strategici. Le rotte internazionali coinvolgono anche gruppi criminali non tradizionali, in particolare organizzazioni albanesi e sudamericane. Nel complesso, la criminalità organizzata investa in Toscana con modalità sempre più sofisticate, puntando alla mimetizzazione nel mercato legale. La risposta più efficace resta una vigilanza economica attenta e integrata, capace di individuare segnali precoci di infiltrazione nei settori a più alta vulnerabilità.
Il lavoro irregolare. (Pag.12)
In Toscana si stimano circa 137mila occupati non regolari, corrispondenti a un tasso di irregolarità dell’8% sul totale degli occupati regionali. Il fenomeno è particolarmente ra- dicato nei settori del tessile/confezioni e dell’agricoltura. Le aree con maggiore incidenza di irregolarità sono: Prato Livorno e costa tirrenica Aree rurali e interne dell’entroterra. I lavoratori sommersi sono soprattutto: stranieri, in particolare extra-UE, Giovani con bassi livelli di istruzione, lavoratori stagionali e discontinui. L’ammontare complessivo di valore aggiunto connesso all’utilizzo di lavoro non regolare è stimabile nell’ordine di 4 miliardi, che rappresenta il 3,5% del valore aggiunto regionale.
L’eccesso di mortalità entro 3 anni dalla nascita e il legame con le nuove aperture (“apri-chiudi”) (pag. 48)
Il fenomeno della rapida natalità e mortalità delle imprese, noto anche come “apri e chiudi”, rappresenta una dinamica complessa che, come evidenziato nel precedente rapporto (IRPET, 2024), può celare strategie elusive in ambito fiscale e tentativi di sottrarsi ai controlli su potenziali attività illecite. Questa peculiarità, che rende più arduo l’accertamento fiscale a causa della brevità del ciclo di vita aziendale, si manifesta con particolare intensità tra le ditte individuali straniere, le quali presentano spesso bilanci meno trasparenti e generano conseguenti maggiori difficoltà di riscossione da parte del soggetto pubblico in caso di debiti fiscali. Nel precedente lavoro, concentrato in particolare sull’eccesso di mortalità, avevamo visto come tale fenomeno fosse particolarmente rilevante nel settore manifatturiero e concentrato in distretti specifici come Prato, Empoli, Castelfiorentino e San Miniato, oltreché strettamente connesso all’imprenditoria cinese, caratterizzata dalla pratica di gestione aziendale tramite prestanome, finalizzata all’elusione di controlli e obblighi fiscali. Rispetto a quanto mostrato nel precedente rapporto, in questo aggiornamento non solo esaminiamo l’eccesso di mortalità delle ditte individuali detenute da soggetti stranieri fino al 2021, ma introduciamo anche un nuovo elemento di analisi. L’eccesso di mortalità rappresenta solo una parte del fenomeno: alla chiusura delle imprese si associa spesso l’apertura di nuove, in continuità economica con le prime. Dato l’ampio utilizzo di prestanome per queste pratiche, le imprese cessate e le nuove non sono apparentemente legate in termini di assetti proprietari. Per collegare le imprese chiuse con quelle di nuova costituzione seguiamo come traccia gli esiti professionali dei lavoratori dipendenti, osservando se questi ultimi, licenziati in blocco alla chiusura delle prime, vengono riassunti in blocco – o quasi – da qualcuna delle seconde. Il primo fenomeno che vogliamo osservare è l’incidenza di mortalità entro i 3 anni dalla nascita di ditte individuali detenu- te da soggetti stranieri e che, nell’ambito delle imprese manifatturiere toscane, è rimasto sostanzialmente stabile nel corso dei due anni che abbiamo aggiunto all’analisi precedente: 2020 e 2021 (Graf. 3.3).
L’eccesso di part-time (pag. 55)
Fa eccezione il sistema di Prato che, con il 41% dei dipendenti con contratti part-time, rappresenta il valore estremo. In quest’area nel settore delle confezioni di abbigliamento, che rappresenta con 21mila dipendenti la metà della manifattura del sistema ed è, per l’assoluta maggioranza, composto da ditte individuali a conduzione cinese, la quota di dipendenti con orario ridotto raggiunge il 65% contro un peso stimato del 31%.
La Toscana nelle indagini antimafia (pag. 63-65)
Tra le organizzazioni criminali straniere si sottolinea la pericolosità di quella cinese che, negli ultimi due anni, si è manifestata in un crescendo di violenze, che si configurano ormai come guerra di mafia. Il Procuratore di Prato Luca Tescaroli, nella relazione per l’anno giudiziario 2025, parla di cellule della criminalità organizzata cinese che sono proiettate al controllo di settori economici tramite tentati omicidi, estorsioni, rapine, incendi e che risultano, inoltre, svolgere attività di servizi bancari, alla stregua di banche illegali, anche a favore di altre strutture criminali del paese. La recente conclusione di un’indagine condotta dalla DDA di Firenze2 ha evidenziato stretti rapporti tra imprenditori cinesi a Prato ed esponenti del clan camorristico dei Sarno riguardo al business dei rifiuti tessili nonché lo sfruttamento dell’immigrazione irregolare.
Alcuni degli indagati avevano infatti organizzato il trasporto dalla Slovenia alla provincia di Prato di una cinquantina di migranti pakistani (tutti senza documenti), destinati proprio ai capannoni di Chinatown.
Una indagine della DDA, iniziata nel 2023, ha scoperto un traffico illegale di scarti tessili. L’inchiesta coinvolge fabbriche di Prato e Montemurlo, sono indagate 10 persone e i vertici di tre società, ritenuti responsabili di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e realizzazione di discarica abusiva. L’organizzazione era formata da persone di origine campana e residenti o domiciliari tra Prato e Pistoia, che con camion e furgoni passavano dalle fabbriche di confezioni a ritirare gli scarti tessili che poi provvedevano a disperdere sul territorio o in capannoni in disuso, accertati sversamenti per 100 tonnellate. Gli imprenditori, sia italiani che cinesi, con questa operazione risparmiavano decine di migliaia di euro sullo smaltimento e potevano occultare l’effettiva produzione delle loro aziende. Nel novembre 2023 avevano sfruttato le strade alluvionate nel pratese come opportunità per disfarsi più facilmente dei sacchi neri.
L’inchiesta, della Dda fiorentina, conclusa a maggio di quest’anno con 10 arresti e il sequestro di beni per un milione di euro, ha svelato le attività criminose dei vertici del clan Sarno di Ponticelli – fino a 15 anni fa tra i più influenti a Napoli e responsabile di innumerevoli fatti di sangue – che a Prato aveva trovato una base operativa dietro il paravento di un auto noleggio. Tre fratelli della famiglia Sarno, che stavano per perdere lo stato di collaboratori di giustizia, avevano organizzato un’associazione per la raccolta e smaltimento illecito di rifiuti tessili nonché un vasto giro di fatturazioni per operazioni inesistenti cui partecipavano anche imprenditori cinesi residenti in Campania che si prestavano al giro di fatture per ottenere crediti direttamente sul conto delle aziende in Cina. Alcuni degli indagati avevano, inoltre, organizzato il trasporto dalla Slovenia alla provincia di Prato di una cinquantina di migranti pakistani senza documenti, destinati ai capannoni di Chinatown.
Criminalità organizzata cinese (pag. 68-72)
Tra le organizzazioni criminali straniere presenti in Toscana, quella cinese risulta essere la più strutturata nonché la più concentrata territorialmente, essenzialmente nella città di Prato, nella sua provincia e in alcuni comuni dell’hinterland fiorentino. Essa condivide diverse caratteristiche operative con le mafie italiane, tipiche delle regioni dove queste ultime sono tradizionalmente radicate.
L’allarme sulla criminalità cinese era stato lanciato già venti anni fa dai nostri Servizi di intelligence che nella “55ma Relazione sulla politica informativa e della sicurezza” del primo semestre 2005 evidenziavano, tra l’altro, come un segnale di evoluzione della criminalità cinese in Italia poteva cogliersi «dalla sensibile estensione degli ambiti di intervento realizzatasi secondo un percorso che, imperniato sulla gestione dell’immigrazione clandestina di connazionali e sullo sviluppo di attività correlate (traffico di donne da avviare alla prostituzione con la lucrosa gestione dei centri di massaggi, tipica attività di copertura, sfruttamento del lavoro illegale, falsificazione di documenti), ha favorito la penetrazione nel territorio e l’acquisizione di spazi crescenti nei settori commerciali e imprenditoriali».
L’analisi delle attività delittuose riconducibili alla comunità cinese consente di individuare una pluralità di modelli criminali. Attività che «risultano serventi alla tenuta del sistema produttivo manifatturiero», per abbattere i costi, quali immigrazione clandestina, lavoro irregolare, sfruttamento dei lavoratori, importazione di prodotti e materie prime con evasione IVA, contraffazione, false fatturazioni nonché sistematica evasione fiscale con utilizzo di imprese fantasma, di prestanome, rapidità del ricambio tra le imprese per ostacolare la ricostruzione dei collegamenti interni alle filiere di apri e chiudi.
Nel marzo del 2025 i finanzieri dei Comandi provinciali di Roma e Firenze, su delega della Procura Europea, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per oltre 71 milioni di euro. Il provvedimento riguarda i beni nella disponibilità di 17 persone fisiche (13 di origine cinese e 4 italiana), indagate per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi reati tributari e all’abusiva attività finanziaria. L’importo oggetto di sequestro è corrispondente all’IVA che sarebbe stata evasa dall’associazione attraverso 29 soggetti economici (con sedi nelle province di Firenze, Prato e Roma) utilizzate per commettere un’ampia frode fiscale nell’importazione di beni dalla Cina. In provincia di Prato una delle società coinvolte è un’azienda di logistica cinese oggetto di un attentato incendiario a metà febbraio 2025 nell’ambito della cosiddetta “guerra della logistica”.
Attività illecite capaci di generare consistenti flussi di denaro sommerso quali traffico di stupefacenti, in particolare di “shaboo” una metilanfetamina sintetica, sfruttamento della prostituzione, celato nei centri massaggi, nonché gioco d’azzardo.
- Dal 2024 a aprile del 2025, le indagini della procura di Prato sui circuiti criminali nel distretto tessile e nella Chinatown hanno fatto scoprire 17 bische (sale clandestine, illegali, non autorizzate alla pratica del gioco d’azzardo e delle scommesse) e hanno permesso di sequestrare in totale 750.000 euro in contanti, denaro spesso trovato sui tavoli da gioco. Attività funzionali all’occultamento, trasferimento, reinvestimento, riciclaggio degli ingenti proventi che la rilevante quota di economia sommersa presente nel distretto produce. La necessità di non essere tracciati si manifesta nell’elevato ricorso al contante. Più indagini hanno rilevato la presenza di un’organizzazione di servizi bancari clandestini, tramite money transfer, cripto valute, “spalloni”, per trasferire i capitali, prevalentemente in Cina ma anche in paradisi fiscali.
- Nel marzo del 2023 è stata scoperta dalla guardia di finanza, dopo anni di indagini, una banca clandestina, con sede a Firenze e succursale a Prato12, che avrebbe trasferito in Cina tre milioni di euro provenienti da imprenditori e lavoratori, tutti di origine cinese del settore confezioni e pelletteria.
- Nei primi mesi del 2025 si è conclusa un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e agenti delle Dogane, tra Sardegna, porto di Livorno e Prato, che ha portato un’ennesima prova del sistema di riciclaggio di denaro incentrato sul “sistema” Prato. Una serie di aziende cinesi che lavorano nel circondario della zona di Cagliari, il cui fatturato a nero veniva trasportato in contanti a Prato, convertito da euro in Yuan su carte prepagate cinesi. Solo nel 2021 risultano documentate 590 transazioni per un valore pari a circa 7,2 milioni di euro. La grande disponibilità di denaro rappresenta anche una forteleva corruttiva.
- In una nota del Procuratore di Prato Luca Tescaroli si legge come «recenti investigazioni hanno evidenziato rapporti a base corruttiva tra esponenti delle forze dell’ordine (con applicazione della custodia cautelare in carcere del comandante della Compagnia di Prato per accessi abusivi e corruzione) e appartenenti al mondo imprenditoriale pratese». Diffusi, e in crescita, reati con modalità tipicamente mafiose per affermare l’egemonia sulle attività produttive del territorio.
- Almeno dal 2022 «è in atto una contrapposizione tra gruppi imprenditoriali cinesi antagonisti per il controllo del redditizio mercato della produzione di grucce e della logistica che ha registrato la commissione di plurimi delitti a base violenta»15.
- Ad agosto del 2022 quattro imprenditori cinesi del pronto moda sono stati “gambizzati” all’interno di un locale a Prato. Lo scontro si è intensificato nel corso del 2024, da aprile 2024 ad aprile 2025 la città è stata teatro di numerosi gravi eventi criminali quali pestaggi e tentati omicidi, anche con uso di armi da fuoco.
- Il 6 luglio 2024 un imprenditore cinese è stato gravemente ferito in un’aggressione da un commando arrivato a Prato dalla Cina. L’imprenditore ha poi deciso di collaborare con la procura svelando i meccanismi dell’economia sommersa che inquina alcuni settori come quello delle grucce ma soprattutto della logistica e dei trasporti.
- Nel mese di aprile di quest’anno si sono verificati altri tre tentati omicidi, con un uomo ridotto in fin di vita. Nel caso dell’aggressione del 10 aprile 2025 si apre un quadro transnazionale con due degli aggrediti appena arrivati da Francoforte. Sempre ad aprile, a Roma, si è verificato un duplice omicidio, che appare collegato alla realtà pratese, poiché l’uomo ucciso sembra appartenere a una famiglia coinvolta nell’indagine China Truck, conclusa nel 2018 ma con processo ancora pendente, su un’organizzazione criminale di tipo mafioso che puntava al monopolio sulle attività di trasporto e logistica in Italia ed Europa delle merci del distretto pratese. Il clima di crescenti intimidazioni si è manifestato anche nella successione di incendi in aziende dell’area pratese.
- A settembre del 2022 un incendio ha colpito una ditta di indumenti usati a Montemurlo. Nello stesso mese le fiamme si sono diffuse in un edificio di oltre 7mila metri quadri che ospitava 15 aziende del tipo pronto moda, in via della Gora del Pero. Tre di queste sono andate completamente distrutte, mentre le altre sono state danneggiate.
- Tra 2023 e 2024 si sono registrati almeno altri 5 casi.
- A febbraio 2025 sono andati a fuoco, per esplosione di pacchi recapitati alle ditte, i magazzini di tre aziende. Una delle imprese colpite era già stata incendiata a luglio del 2023. Gli attentati incendiari hanno colpito, con le stesse modalità, anche a Madrid e Parigi in aziende collegate a due delle imprese bruciate a Prato. Le intimidazioni sono rivolte anche verso i lavoratori per reprimere forme di protesta contro lo sfruttamento, ai limiti della schiavitù, cui sono sottoposti. Le aggressioni sono state numerose negli ultimi anni.
- Il rappresentante del sindacato Sudd Cobas Prato Firenze denuncia come tra 2018 e 2024 si siano susseguiti diversi casi e riporta sei episodi in cui ci sono stati dei feriti: «Due operai dell’azienda Ds nel 2018. Otto alla fabbrica Gruccia Creation, nel 2019, tre alla Texprint nel 2021, cinque all’impresa Dreamland sempre nel 2021, sei operai dell’azienda Acca nel 2023, prima dei quattro presi a sprangate alla pelletteria Confezioni Lin pochi giorni fa, ottobre 2024».
- Il Procuratore di Prato Luca Tescaroli, nel comunicato stampa del 15 aprile 2025, riguardo al caso dell’azienda Acca rileva come «Lo sfruttamento lavorativo, con l’impiego di violenza e minaccia, è diventato strumento che cementa il modello criminale articolato che ruota attorno all’espressione imprenditoriale (“ACCA srl”) che, in ultima analisi, ha beneficiato delle attività criminose poste in essere ai danni di persone in stato di bisogno che per vivere sono state costrette a subire condizioni incompatibili con la dignità umana, pur di sopravvivere.»
- Nel gennaio di quest’anno un operaio è stato accoltellato all’interno di una stamperia di tessuti la “Arte e stampa Srl”. Le indagini hanno fatto emergere le condizioni di sfruttamento all’interno della stamperia: «impiego di lavoratori stranieri in stato di fragilità e bisogno – si legge nel comunicato del 6 marzo 2025 a firma del procuratore – sottoposti a ritmi di lavoro massacranti in un ambiente insalubre e privo di presidi volti a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, ponendo in rilievo come l’attività ordinaria fosse caratterizzata da alto rischio perché svolta attraverso l’impiego di macchinari pericolosi». Trovati 14 dipendenti cinesi privi di permesso di soggiorno e di altri 4 invece in regola con i documenti, tutti a nero. Contratti regolari per altri cinquanta lavoratori: sei assunti con contratto a tempo pieno, il resto part-time. Dodici ore di lavoro al giorno e in qualche caso anche di più, sette giorni su sette con una retribuzione sotto il minimo legale e normalmente versata in contanti.
Il quadro provinciale (pag. 81)
Un analogo indice sintetico è stato costruito a livello delle province, differisce da quello regionale per la non disponibilità, nel dominio della presenza oggettiva, del dato sulle operazioni finanziarie sospette che la DIA classifi ca come direttamente riconducibili alla Criminalità Organizzata. Negli altri due domini gli indicatori sono i medesimi. La fi gura 5.7 mostra la distribuzione, per quartili, dell’indice sintetico di presenza mafi osa tra le province italiane. Le provincie con i valori più alti dell’indice sono concentrate in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. La presenza mafiosa non appare, tuttavia, circoscritta alle province del mezzogiorno, nel Centro-Nord, al di sopra del valore mediano, troviamo tutte le province del Lazio, eccetto Rieti, quelle della Liguria, in Piemonte Torino, in Lombardia Milano. In Toscana Livorno, Firenze, Grosseto e Pistoia si collocano nel terzo quartile, ovvero nel terzo gruppo di province per dimensione più elevata dell’indice. La provincia di Prato si trova nel quarto, tra le 25 province con i valori più alti.
ESTRATTO RELAZIONE DIA 2024 IN CUI COMPARE PRATO
- La criminalità organizzata cinese in Italia si configura come un fenomeno estremamente complesso e radicato, con caratteristiche peculiari che ne rendono difficile il contrasto da parte delle autorità. Il tratto distintivo principale è la struttura gerarchica e chiusa: le consorterie cinesi si basano su relazioni familiari e solidaristiche, caratterizzate da una forte impermeabilità verso l’esterno. Questa peculiarità ostacola la formazione di consorterie multietniche o collaborazioni stabili con organizzazioni criminali italiane. La maggior parte delle attività criminali, come estorsioni, rapine, sfruttamento della prostituzione e spaccio di metanfetamine, è rivolta prevalentemente verso connazionali, evitando clamore o interventi eclatanti. La criminalità cinese si distingue per l’infiltrazione in attività commerciali legali (ristoranti e negozi) e illegali (produzione e vendita di merce contraffatta, reati di natura fiscale, e sfruttamento della manodopera irregolare). Significativa è la loro presenza nei distretti tessili e dell’abbigliamento (93). Le consorterie si occupano anche di traffico illecito di rifiuti, gestione di scommesse clandestine e centri massaggi utilizzati come copertura per attività illecite. Spesso facilitano l’immigrazione illegale e il successivo sfruttamento lavorativo dei nuovi arrivati, consolidando così la loro posizione all’interno della comunità cinese in Italia. L’utilizzo di idiomi difficili da tradurre, l’estrema mobilità dei soggetti coinvolti e la capacità di operare in modo silente rendono la criminalità cinese un fenomeno difficile da reprimere efficacemente. Da ultimo, è stato rilevato il coinvolgimento della criminalità cinese in attività di riciclaggio perpetrate attraverso sistemi finanziari sommersi paralleli, alimentati da vendite simulate con lo scopo di creare fondi neri e ripulire, in tal modo, considerevoli quantità di denaro da reimmettere nei circuiti legali per poi dirottarle, successivamente, in Cina.
(93) Come il Piemonte e la Toscana, quest’ultima, segnatamente con il distretto tessile di Prato.
- In particolare, l’11 gennaio 2024, a Napoli, Salerno, Bologna, Prato, Pistoia, Monza, La Spezia e Genova, la Guardia di finanza e i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare230 nei confronti di 25 soggetti, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, ricettazione, porto e detenzione illegale di armi, tentato omicidio, trasferimento fraudolento di valori e reati tributari, aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa denominata clan CONTINI. A capo del sodalizio vi erano 3 soggetti che gestivano di fatto una fitta rete di società operanti in diversi settori economici, con sedi in diverse province italiane e all’estero fittiziamente intestate a prestanome, mediante le quali, grazie alla collaborazione di professionisti compiacenti e attraverso complesse operazioni finanziare, venivano riciclati gli ingenti capitali del clan CONTINI derivanti dalla contraffazione di capi di abbigliamento e orologi di lusso, ovvero da frodi realizzate in altri settori quali quello della ristorazione e dell’informatica. Parte dei capitali illeciti sarebbero stati investiti in società legate a noti brand del settore dell’abbigliamento giovanile e per l’acquisizione di metà del capitale sociale di una clinica privata a Campobasso. L’attività ha condotto altresì al sequestro preventivo di beni del valore di oltre 8 milioni di euro.
- Il 19 marzo 2024, la Guardia di finanza, nell’ambito dell’inchiesta “Operazione spallone”, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, a carico di 13 soggetti, 9 dei quali bresciani, ritenuti, a vario titolo, appartenenti ad un’associazione per delinquere operante nelle province di Vicenza, Brescia, Prato, Padova e all’estero (Germania, Slovenia ed altri luoghi non meglio identificati) finalizzata alla commissione di reati fiscali mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e autoriciclaggio.
- La criminalità organizzata cinese, concentrata soprattutto nell’area che abbraccia le province di Firenze, Prato e Pistoia, si conferma come un fenomeno insidioso per l’intrinseca ed impenetrabile componente “solidale”, ma soprattutto per le ricadute che la contraffazione dei marchi e il contrabbando dei prodotti determinano a lungo termine sui mercati e sull’economia legale, specie nella filiera del tessile e dell’abbigliamento. Settori, questi, ove, notoriamente, le ditte cinesi avviano la produzione con gravi violazioni della normativa ambientale, sanitaria e del lavoro, spesso con l’impiego di manodopera clandestina nonché perpetrando irregolarità in materia di sicurezza. Un fenomeno che viaggia parallelamente a sistemi di trasferimento illegale di capitali, desumibili anche da indagini che, nel recente passato, hanno profilato ipotesi di riciclaggio.
- Il 6 novembre 2024, i Carabinieri hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 soggetti ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti tra le Province di Firenze, Prato, Torino, Lecce, Cosenza e Vibo Valentia. Le indagini, condotte nel periodo 2021-2022, hanno consentito di evidenziare rapporti criminali tra soggetti di origine calabrese stabilmente residenti in Toscana e altri corregionali delle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, nonché di documentare le trattative per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina destinati al nord Italia. All’esito dell’attività è stato eseguito l’arresto, in flagranza di reato, di 6 corrieri della droga, nonché il sequestro di 7,6 kg di cocaina e 650 gr di marijuana, oltre a 20 mila euro in contanti e diversi orologi di valore. Nel contesto è stata sottoposta a sequestro anche un’abitazione in provincia di Firenze nella disponibilità di uno degli indagati.
- Il 30 gennaio 2024, la Guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione “Tramontana” ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 soggetti tra albanesi e romeni componenti un sodalizio criminale dedito al narcotraffico. Nello specifico, il gruppo, con base operativa a Prato, sarebbe riuscito a far pervenire nel circondario fiorentino ingenti quantitativi di cocaina, hashish e marijuana da smistare in tutta la Regione, curando le singole fasi dell’approvvigionamento, del trasporto, della lavorazione e dello spaccio. All’esito dell’inchiesta sono stati, altresì, sequestrati oltre 5 kg di cocaina, 100 kg tra marijuana e hashish, 676 mila euro in contanti, 2 pistole ed oltre 500 cartucce cal. 9x21.
- Il 9 aprile 2024, la Guardia di finanza ha arrestato un cittadino albanese che aveva allestito una serra per la coltivazione della cannabis all’interno di un capannone sito a Sesto Fiorentino. Nel locale venivano sottoposte a sequestro circa 800 piante di cannabis e oltre 50 kg di marijuana. Appare opportuno segnalare anche il sequestro preventivo eseguito il 29 luglio 2024 dalla Guardia di finanza avente ad oggetto beni immobili ubicati a Firenze e quote societarie di una società attiva nel settore immobiliare di Prato, del valore complessivo di circa 41 milioni di euro. Il patrimonio era di un cittadino russo, indagato per corruzione di pubblici funzionari, per una frode milionaria ai danni di una società pubblica ucraina attiva nella commercializzazione di prodotti agricoli e per riciclaggio, reati tutti commessi in Ucraina.
- Come già evidenziato nel paragrafo dedicato alla Regione Calabria, il 1° agosto 2024, la Guardia di finanza ha dato esecuzione ad un decreto di confisca1399 nei confronti di un imprenditore attivo nel settore dei giochi e delle scommesse on-line già emerso nell’ambito della nota operazione “Galassia” (2018) per la sua vicinanza alla cosca PIROMALLI di Gioia Tauro (RC). La misura ablativa, del valore complessivo di circa 700 mila euro, ha riguardato, tra l’altro, 15 terreni ubicati in provincia di Arezzo. In provincia di Prato, risulta consolidata una forte presenza della criminalità cinese che gestisce importanti giri di affari illegali, legati soprattutto all’imprenditoria tessile e dell’abbigliamento, ai settori del gioco e delle scommesse clandestine, cui si ritiene possano essere ricondotte anche ipotesi di riciclaggio.
- Il 16 aprile 2024, la Polizia di Stato e la Guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione “Endgame”1401, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 soggetti, tra italiani e cinesi, indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di raccolta di giochi e scommesse, estorsione, nonché traffico e detenzione di stupefacenti. Con il medesimo provvedimento è stato altresì disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di somme di denaro o di beni del valore complessivo di oltre 1 milione di euro, eseguito verso 3 sale giochi e scommesse, 5 società e 1 autovettura. L’inchiesta, durata oltre un anno, ha consentito di ricostruire l’esistenza di un pervicace fenomeno estorsivo e di un vero e proprio “sistema” di scommesse illegali e clandestine che si svolgevano sia on line su appositi siti clonati, sia in luoghi fisici costituiti da sale slot ubicate nel comune di Prato, nominalmente riconducibili a cittadini cinesi ma di fatto gestiti da due dei soggetti italiani sottoposti a misura cautelare. Nel corso della predetta attività investigativa sono anche emerse reiterate frodi fiscali ideate e gestite da un cittadino cinese basate sull’intestazione fittizia della titolarità di imprese ad altre persone, sull’emissione di fatture false e sul trasferimento di consistenti somme di denaro in Cina. Ciò al fine di sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte dovute, con riferimento alle attività imprenditoriali dallo stesso via via acquisite anche tramite le pratiche estorsive oggetto delle indagini.
- Come riscontrato nel capoluogo, anche nel restante territorio regionale si rileva una costante recrudescenza di reati economico-finanziari spesso perpetrati da strutturati e complessi gruppi criminali, benché non contraddistinti dal carattere della “mafiosità”. È quanto emerge dall’epilogo della complessa indagine “Spallone”, conclusa il 19 marzo 2024 dalla Guardia di finanza di Vicenza, nell’ambito della quale è stata disarticolata un’associazione per delinquere, composta da 16 persone (3 vicentini, 9 bresciani, 2 cingalesi e 2 cinesi), operante tra Vicenza, Padova e Verona ma anche a Brescia, Mantova, Milano, Prato, Chieti e Roma, con collegamenti in Germania, Slovenia e Repubblica Popolare Cinese e specializzata nel riciclaggio di capitali realizzato attraverso i c.d. “money mules” o “spalloni”, ovvero soggetti impiegati nel trasporto, da e verso l’estero, di denaro contante frutto di frode fiscale. L’attività investigativa, avviata grazie all’acquisizione di informazioni nei confronti di un soggetto di Arzignano (VI) sospettato di essere uno degli “spalloni”, ha consentito di accertare numerosi viaggi avvenuti in un breve lasso di tempo e finalizzati al trasporto di corpose quantità di denaro provenienti da frodi fiscali realizzate da società attive, prevalentemente, nel settore del commercio di materiali ferrosi. In particolare, le frodi si sarebbero concretizzate attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di due società “cartiere”, con sede a Brescia e a Roma, a favore di numerose società “clienti” principalmente del Nord Italia, alcune delle quali con sede nelle province di Vicenza, Verona e Rovigo. In pratica le società “clienti”, attraverso periodici bonifici, saldavano le fatture false emesse dalle “cartiere” le quali, a loro volta, eseguivano successivi bonifici sui conti di società estere, una con sede a Hong Kong e una con sede in Belgio, ritenute il vero punto nodale dell’attività di riciclaggio. Infatti, il denaro inviato all’estero veniva successivamente reintrodotto in Italia attraverso l’utilizzo di “sportelli bancari illegali”, riconducibili alla c.d. “China underground bank”, un vero e proprio sistema bancario segreto con numerose “filiali” sparse anche sul territorio nazionale, capace di movimentare ingenti quantità di denaro verso la Cina per poi essere reimmesso nei mercati mondiali. Uno degli “sportelli bancari illegali” è risultato gestito da un cittadino cinese, ritenuto il perno della “retrocessione” del denaro, il quale organizzava la consegna del contante agli “spalloni” attivi in varie località d’Italia (Padova, Prato, Mantova, Milano, Chieti e Roma) e all’estero (Slovenia e Germania).
PRINCIPALI COMUNICATI STAMPA E RIFLESSIONI
ANNO 2026
6 febbraio 2026
Nella giornata di ieri, la Polizia di Stato di Prato ha arrestato il presunto autore dell’agguato in cui rimase vittima l’8 agosto del 2025 un trentasettenne, raggiunto da un colpo di pistola a una gamba mentre si trovava sulla pista ciclabile adiacente il fiume Bisenzio.
In particolare la misura della custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato, è stata eseguita nei confronti del soggetto italo francese di trentasei anni, ritenuto responsabile della gambizzazione del cittadino marocchino di trentasette anni, domiciliato a Prato, avvenuta l’8 agosto 2025, in via Ardigò, a Prato, in zona “cantiere” –, in una zona residenziale – mediante l’impiego di un’arma comune da sparo. La vittima in quella circostanza ha riportato lesioni personali, consistite in plurime ferite: alla gamba destra da arma da fuoco; all’orecchio destro provocata da corpo contundente; all’orecchio sinistro, una ferita lacero contusa da aggressione. Sul luogo teatro dei delitti venivano rinvenuti, nel corso del sopralluogo effettuato, due proiettili da 9 mm e sostanza ematica.
L’arrestato è un pregiudicato che annovera plurimi precedenti penali specifici, per reati contro il patrimonio, commessi anche con violenza alle persone e per delitti concernenti gli stupefacenti. Subito dopo i fatti, si è reso irreperibile e ha vissuto in clandestinità.
Le investigazioni e le serrate indagini, immediatamente attivate da questa Squadra Mobile con il prezioso coordinamento della Procura della Repubblica di Prato, si sono sviluppate per circa cinque mesi con una estenuante azione dei suoi investigatori, proiettata al suo rintraccio, che si è conclusa con l’ individuazione e l’ esecuzione del provvedimento cautelare.
Le indagini, finalizzate all’individuazione dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’autore delle condotte criminose, si sono focalizzate sulle dichiarazioni rese dalla persona offesa, la quale, pur avendo fornito nell’immediatezza utili elementi, si è rifiutata di formalizzarle in ragione del timore conseguente ai fatti subiti e al timore di subire ripercussioni ben più gravi, anche in ragione delle concrete modalità dell’azione e della spregiudicatezza criminale palesata dal suo aggressore.
Solo in un momento successivo, nel corso dell’escussione compiuta dinanzi agli investigatori, si è determinato a rendere significative dichiarazioni accusatorie nei confronti della persona arrestata, senza tuttavia fornire elementi idonei a chiarire compiutamente la causa dell’azione violenta.
I fatti si inquadrano verosimilmente in uno scontro correlato al traffico di stupefacenti e a uno screzio verificatosi tra l’autore e la persona offesa. L’ordinanza è stata emessa per i reati di detenzione e porto di arma comune da sparo.
L’arrestato è stato associato nel carcere La Dogaia di Prato.
Presunzione di non colpevolezza
La responsabilità penale dell’indagato, destinatario del provvedimento restrittivo, dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento.
In virtù della presunzione della non colpevolezza, il medesimo potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
20 febbraio 2026
Prato – Omicidio e lesioni nella rissa dell’8 maggio 2025 – La Polizia di Stato esegue misure cautelari nei confronti di quattro giovani.
Stamattina, la Polizia di Stato di Prato ha eseguito quattro misure cautelari, emesse dal G.I.P. di Prato, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato, nei confronti di quattro giovani cittadini albanesi di diciannove anni (destinatario della misura della custodi in carcere), di ventidue anni (destinatario degli arresti domiciliari), di vent’anni (destinatario della misura dell’obbligo di dimora nel comune di Montemurlo) e di ventitrè anni (al quale è stata applicata la misura dell’obbligo di dimora nel comune di Prato). Quest’ultimo è detenuto per i delitti di rapina e lesioni aggravate, commessi il 26 gennaio 2023.
Sono stati contestati al diciannovenne i reati di rissa e di omicidio di un connazionale di trentasette anni, che si trovava in stato di latitanza come il ventitreenne albanese destinatario di misura, mentre agli altri tre indagati è contestato il solo delitto di rissa aggravata dall’essere taluno rimasto ucciso ed atro aver riportato lesioni. L’omicidio si è verificato a Prato, nel corso di una rissa avvenuta l’8 maggio 2025 nei giardini tra via Corridoni e via baracca della medesima città consistita in una colluttazione con calci e pugni, con la partecipazione di sei soggetti alla contesa violenta dalla quale derivava la morte di un cittadino albanese di trentotto anni, colpito con un cacciavite al petto, cagionandogli una ferita a livello toracico che interessava il ventricolo sinistro, a seguito della quale (e nonostante il tamponamento cardiaco) successivamente decedeva al nosocomio di Prato, ove veniva trasportato. Il cittadino albanese di ventidue anni riportava ferite , consistite in un trauma cranico con tumefazione ecchimotica della regione orbitaria destra e della regione nasale. Un gruppo costituito da due albanesi, che si era presentato allo scontro armato con un cacciavite e con un taglierino, si fronteggiava con altro costituito da quattro connazionali, tra i quali la vittima, che vantava precedenti penali per rapine.
Le ragioni che hanno condotto allo scontro sono state identificate dal Giudice in reciproche rivendicazioni, provocazioni, offese, gelosie e “dinamiche di supremazie sul territorio” proprie di gruppi giovanili antagonisti, immersi in un contesto di marginalità e degradazione relazionale, che ha favorito l’escalation verso la violenza fisica, poi sfociata nell’omicidio del trentottenne. Coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica, le investigazioni si sono nutrite del prezioso apporto degli investigatori di questa Squadra Mobile.
Si rappresenta che la responsabilità delle quattro persone destinatarie delle misure cautelai dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
7 marzo 2026
Cinque uomini cinesi arrivati da pochi giorni in Italia viaggiano in auto nel cuore di Prato con una pistola clandestina, un ordigno artigianale e armi improprie. Per gli investigatori si tratta di un commando con una missione precisa. Un possibile agguato su commissione preparato con armi ed esplosivo. Tutti e cinque arrestati e finiti in carcere.
23 aprile 2026
Prato, 23 apr. - (Adnkronos) - È stato individuato e arrestato a Prato, in viale Vittorio Veneto, un cittadino marocchino di 45 anni, Afit Tfah, ricercato dal giugno 2016 e latitante da circa nove anni. L'uomo, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, è ritenuto responsabile di otto rapine commesse tra il 2015 e il 2016 oltre ad altri reati contro il patrimonio e la persona. L'operazione, spiega la Procura pratese in un comunicato, è stata condotta dalle forze dell'ordine con il supporto della Squadra Mobile della Questura di Prato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il soggetto è stato individuato nel primo pomeriggio mentre si trovava nell'area cittadina già teatro di episodi di criminalità. Alla vista dei militari dell'Arma dei Carabinieri avrebbe mostrato segni di nervosismo e, al momento del controllo, avrebbe fornito generalità false. Successivamente al fotosegnalamento, è stata confermata la sua identità reale e l'uomo è stato arrestato e condotto nel carcere ''La Dogaia'' di Prato. Il provvedimento di custodia cautelare era stato emesso nel giugno 2016 nell'ambito di un'inchiesta relativa a una serie di rapine commesse ai danni di esercizi commerciali, uffici postali e attività del territorio pratese, tra cui tabaccherie, farmacie, supermercati e uffici postali. Gli episodi contestati risalgono al periodo compreso tra giugno 2015 e febbraio 2016 e sarebbero stati commessi anche con l'uso di armi. L'uomo risulta inoltre destinatario di ulteriori condanne definitive per furti, lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, reati commessi tra il 2009 e il 2014. Nei suoi confronti è stata disposta anche la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato.
23 aprile 2026
L'assunzione di dieci lavoratori illegalmente presenti nel territorio dello Stato da parte di imprenditrice cinese, titolare di un laboratorio in Prato, con attività prevalente di confezionamento in serie di capi di abbigliamento
Nel quadro delle investigazioni in corso, è stato scoperto an laboratorio di confezionamento a Prato, in via Palestro, n. 6, gestito da una imprenditrice sinica, al cui interno sono stati individuati dieci lavoratori di nazionalità cinese, privi di permesso di soggiorno, di età variabile dai venti ai sessantanni. Si procede per i delitti di assunzione di dieci lavoratori privi di permesso di soggiorno nel territorio dello Stato e di sfruttamento lavorativo. L'attività espletata ha posto in evidenza l'assoluta carenza delle tutele in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.
Sono risultate condizioni alloggiative degradanti per lavoratori ospitati in un dormitorio posto di fronte alla sede del laboratorio, ove veniva esercitata l'attività lavorativa.
Anche l'impresa è stata destinataria di un provvedimento di sequestro preventivo.
La titolare dell'impresa individuale "Confezione Zhao di Zhao Xiaowu" è stata tratta in arresto nella flagranza di reato.
Nella serata del 22 aprile 2026, gli investigatori, giunti presso la ditta "Confezione Zhao" in via Palestro a Prato, hanno immediatamente percepito dall'esterno il umore dei macchinari tessili in funzione, nonostante il portone fosse serrato.
Un momento cruciale per la determinazione della flagranza di reato è stato l'uso di una body-cam attraverso una finestra a vasistas: Ie immagini hanno ripreso chiaramente la titolare, mentre impartiva ordini concitati ai lavoratori affinché abbandonassero le postazioni e si nascondessero. Solo dopo alcuni minuti di attesa, la donna ha acconsentito ad aprire il portone. Una volta all'interno, i militari hanno trovato la suddetta titolare ed altri tre cittadini di nazionalità cinese, che successivamente risultavano assùnti, mentre altri dieci lavoratori di nazionalità cinese si erano nascosti in vari punti del apannone, tra i quali bagni, cucine e persino sotto cumuli di tessuti e tavoli da lavoro.
L'attività di identificazione e i successivi rilievi fotodattiloscopici hanno confermato che 10 dei 13 lavoratori presenti erano irregolari sul territorio nazionale, in quanto privi di permessi di soggiorno.
Dalle investigazioni è emerso che i lavoratori prestavano attività lavorativa dalle ore 08:00 alle ore 22:00, dal lunedì al sabato, per un totale di 14 ore giornaliere con una pausa di soli 30 minuti per pasto. La retribuzione veniva effettuata per le ore effettivamente lavorate, senza alcuna copertura in caso di ferie o malattia, in quanto la retribuzione è legata esclusivamente alla presenza e alla produzione effettiva.
Le retribuzioni sono apparse manifestamente difformi da quanto previsto dai contratti collettivi nazionali. Il lavoro prestato, che ammonta a circa 14 ore continuative giornaliere, interrotto solo da due brevi pause di trenta minuti per il pranzo e la cena, è assolutamente sproporzionato rispetto alla retribuzione corrisposta che ammonta a circa 800,00/900,00 euro per ciascun lavoratore. È stato individuato un sistema di pagamento "a cottimo", parametrato a circa 0,60 euro per ogni pezzo cucito. Sebbene una parte dello stipendio venisse corrisposta tramite bonifico, una quota significativa (fino a 400,00 euro mensili) veniva elargita dalla titolare direttamente in contanti. La titolare annotava su un apposito quaderno la produzione giornaliera di ogni dipendente per calcolarne il compenso
I lavoratori non sono mai stati sottoposti a visite mediche, né hanno ricevuto corsi di formazione sui rischi lavorativi o dispositivi di protezione individuali (DPI), ad eccezione di sporadiche consegne di mascherine monouso.
I lavoratori illegalmente presenti sul territorio venivano ospitati n un appartamento ubicato in Prato, in via Becherini messo a disposizione gratuitamente dalla titolare. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti all'interno di due valigie di colore rosa nascoste sotto un cumulo di tessuti nel laboratorio passaporti originali di quattro lavoratori cittadíni clandestini.
Altro passaporto è stato rinvenuto n via Palestro, n. 7, di fronte al laboratorio tessiles intestato a Xiating Li, luogo utilizzato come dormitorio.
Le condizioni di lavoro evidenziano tun totale spregio delle, normative sulla tutela della salute. È stato, infatti, rilevata:
• la mancata nomina del medico competente e l'omesso avviamento dei lavoratori alle visite mediche di idoneità;
• l'assenza di formazione obbligatoria sui rischi lavorativi;
• la manomissione dei dispositivi sicurezza sui nacchinari (protezioni per l'ago rimosse per velocizzare la produzione);
• la mancanza di piani di emergenza e l'irregolarità dei presidi antincendio;
Lo sfruttamento è aggravato dall'approfittamento dello stato i necessità dei lavoratori.
I lavoratori privi di permesso di soggiorno hanno ritenuto di non fornire alcun contributo e per tale ragione sono state attivate le procedure di espulsione dal Paese. Si ribadisce che la collaborazione con la giustizia consente di ottenere il permesso di soggiorno, le misure di assistenza e di tutela e l'estinzione del reato di clandestinità.
Le indagini si sono nutrite del prezioso apporto degli appartenenti al appartenenti al Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro Gruppo di Roma - Nucleo Operativo, e al Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia al Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato.
La presunzione di non colpevolezza.
Si rappresenta che la responsabilità dell'indagata tratta in arresto dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento, In virtà della presunzione di non colpevolezza, la medesima potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
27 aprile 2026
Al fine di assicurare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito per la rilevanza dei fatti, si rende noto che, al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, le Fiamme Gialle dei Comandi Provinciali di Venezia e Padova, dalla tarda serata di ieri, stanno dando esecuzione a una ordinanza di misure cautelari personali e reali disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Padova nei confronti di un’associazione a delinquere di matrice cinese, ritenuta responsabile della gestione di una banca clandestina in Padova, allo scopo di riciclare i proventi derivanti da molteplici attività illecite, tra cui evasione fiscale, usura e abusiva attività bancaria e finanziaria.
Sono complessivamente 21 gli indagati, di cui 17 soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi della liberà personale; per 7 persone è stata disposta la custodia cautelare in carcere con divieto di incontro, per 5 sono stati ordinati gli arresti domiciliari, mentre per altre 5 è scattato l’obbligo di dimora nei comuni di residenza.
Le Fiamme Gialle patavine e lagunari stanno procedendo al sequestro preventivo della banca occulta, a cautelare somme di denaro contante, disponibilità finanziarie, criptovalute, immobili, auto di lusso e altri beni di pregio (tra cui orologi e gioielli) per un ammontare complessivo superiore ai 40 milioni di euro.
Sono in corso a Padova, Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato 35 perquisizioni domiciliari e aziendali riguardanti anche alcuni uffici all’interno del Centro Ingrosso Cina di Padova.
Si procede per i reati di associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, usura, abusiva attività di raccolta del risparmio, ricettazione, abusiva attività bancaria, abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, abusiva attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, con l’aggravante del carattere transnazionale delle condotte, commesse tra l’Italia, altri Paesi europei e la Cina.
L’attività di polizia giudiziaria in corso di esecuzione vede coinvolti oltre 200 militari appartenenti al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Venezia e al Gruppo di Padova, i quali stanno operando con il supporto operativo del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e di militari in forza ad altri Reparti del Veneto qualificati per le acquisizioni digitali forensi, nonché di unità cinofile specializzate nella ricerca del denaro contante (“cash dog”) e antidroga.
Nel dettaglio, le attività investigative hanno tratto origine dal controllo economico del territorio svolto quotidianamente dalle pattuglie del Corpo nella zona industriale di Padova, ove da tempo sono insediate realtà economiche, e dal contestuale sviluppo di numerose ed emergenti anomalie finanziarie derivanti dall’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette rientranti nello schema delle frodi nelle fatturazioni e in condotte di riciclaggio.
Tali elementi, sviluppati in chiave investigativa sotto la guida della Procura della Repubblica di Padova hanno permesso di sviluppare un’approfondita indagine di polizia giudiziaria, anche attraverso attività di natura tecnica, nel cui ambito sono stati approfonditi i flussi di denaro e finanziari utili alla ricostruzione dell’operatività dell’organizzazione.
Proprio seguendo il denaro, occultato in buste della spesa, scatole di scarpe, confezioni alimentari, valigie, buste e borsoni di ogni genere, è stato possibile risalire a un anomalo flusso di persone in entrata e in uscita da un immobile nella zona industriale di Padova, dove risultavano spesso parcheggiate auto di grossa cilindrata e di lusso.
I conseguenti approfondimenti investigativi hanno permesso di accertare l’esistenza di una vera e propria banca:
- videosorvegliata e dotata di casseforti e macchine conta soldi, cui si accedeva previa identificazione mediante telecamere esterne, presso cui veniva ogni giorno concentrato il denaro contante provento di plurime condotte delittuose per essere poi reinvestito in attività illecite, ivi inclusa quelle di prestito a tassi usurari (anche del 120% annui) in favore di imprenditori e altri soggetti, di conversione in criptovalute, di pagamenti in nero;
- gestita da tre soci, tutti destinatari di provvedimento di custodia cautelare in carcere, i quali si avvalevano di diversi collaboratori stipendiati, alla stregua di veri e propri dipendenti;
- ove operavano tre cassieri, destinatari della misura degli arresti domiciliari, i quali annotavano in libri giornale tutte le operazioni di entrata e di uscita.
La banca, attiva almeno dall’aprile 2025, è riconducibile al fenomeno del cosiddetto “Underground Banking”, sistemi bancari informali e paralleli rispetto al circuito ufficiale, operanti su scala transnazionale e basati su reti fiduciariamente strutturate.
Si tratta di circuiti finanziari illegali, che si caratterizzano per lo svolgimento di una pluralità di servizi finanziari in assenza delle prescritte autorizzazioni, ivi inclusa la raccolta e la movimentazione di denaro contante, la compensazione di posizioni debitorie e creditorie tra soggetti localizzati in differenti Paesi, nonché l’elargizione di prestiti non tracciati a breve termine.
Nel corso delle indagini è stato inoltre appreso che, collegati alla banca, vi erano anche diversi centri di raccolta del denaro contante:
- uno in Padova, all’interno dell’abitazione di uno dei soci dell’istituto di credito occulto, ove venivano ricevuti i clienti. Tra questi, anche un imprenditore di nazionalità italiana, domiciliato a Dubai e posto agli arresti domiciliari per aver riciclato tra ottobre 2025 e aprile 2026 circa 600 mila euro di denaro contante;
- uno in Saonara, nell’hinterland padovano, allestito nel domicilio di un altro socio, presso cui è stata rinvenuta una macchina conta banconote e un brogliaccio di tutte le operazioni effettuate;
- uno all’interno del Centro Ingrosso Cina di Padova, noto mercato all’ingrosso, da cui partiva il denaro contante raccolto da diversi commercianti.
Inoltre, adiacente alla banca e utilizzata dal sodalizio come vera e propria base logistica, è stata anche scoperta una bisca clandestina, dotata di diversi tavoli automatici collegati a monitor, dove veniva esercitata in modo illecito l’attività di gioco d’azzardo e dove i giocatori potevano utilizzare anche il denaro contante preso in prestito dai cassieri dell’istituto di credito.
All’esito delle attività investigative è stato possibile ricostruire la struttura dell’organizzazione criminale e individuare promotori, organizzatori, responsabili della pianificazione delle attività illecite e della gestione dei principali flussi finanziari: di spicco sono risultate in particolare:
- due figure femminili attinte da custodia cautelare in carcere per il ruolo nella raccolta e nella distribuzione del denaro contante. A questi si affiancavano soggetti incaricati della gestione operativa delle società coinvolte (di cui uno posto agli arresti domiciliari), nonché una rete di prestanome, cinesi e rumeni, utilizzati per l’intestazione fittizia di imprese e rapporti bancari;
- un soggetto, definito il “commercialista” e specializzato nell’apertura e gestione di società “di comodo” e un altro soggetto servente alle attività di apertura conti correnti funzionali al trasferimento all’estero del denaro. Entrambi i soggetti sono stati attinti da provvedimento di custodia cautelare in carcere.
Il gruppo criminale si avvaleva anche di figure specifiche deputate alla consegna e al ritiro di denaro contante nella banca occulta, destinatarie della misura cautelare dell’obbligo di dimora.
La struttura organizzativa si caratterizzava per un elevato grado di flessibilità e adattabilità operativa, anche attraverso la continua costituzione e cessazione di entità societarie. Tale assetto consentiva infatti di far fronte a imprevisti, quali la tempestiva sostituzione di personale operativo a seguito di provvedimenti di espulsione o allontanamento dal territorio nazionale di soggetti irregolarmente presenti in Italia.
Il sodalizio operava attraverso l’utilizzo sistematico di società “cartiere”, prive di una reale struttura imprenditoriale, create al solo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti, finalizzate ad abbattere la base imponibile, generare indebiti crediti d’imposta e giustificare flussi finanziari di origine illecita. Le società coinvolte risultavano spesso intestate a soggetti compiacenti o inconsapevoli, privi di capacità economica, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei reali beneficiari delle attività.
In dettaglio, il gruppo criminale si è avvalso di molteplici società “cartiere” che, nel periodo di indagine, hanno emesso fatture per operazioni inesistenti per decine di milioni di euro in favore di imprenditori compiacenti dislocati in diverse località del territorio nazionale.
Il sodalizio acquisiva passaporti, carte d’identità e patenti intestati a cittadini cinesi presenti sul territorio nazionale o rientrati in Cina, per essere utilizzati per l’apertura di società e conti correnti, mediante l’utilizzo di soggetti terzi somiglianti agli intestatari – i quali dietro corrispettivo – si recavano presso i professionisti incaricati delle procedure di identificazione, con l’obiettivo di eludere i controlli e trarre in inganno gli stessi.
Nel corso delle attività investigative, sono emersi anche imprenditori italiani, i quali si avvalevano dei servizi erogati dal sodalizio cinese per ottenere la retrocessione in contanti di fatture per operazioni inesistenti piuttosto che lo scambio di denaro contante con criptovalute. Il ricorso a tali strumenti ha consentito di eludere sistematicamente gli obblighi di tracciabilità e le normative antiriciclaggio, ostacolando la ricostruzione dei flussi finanziari e favorendo l’occultamento dell’origine dei capitali e il loro successivo reimpiego nel circuito economico legale.
Parallelamente, i proventi derivanti dalle condotte illecite erano oggetto di sofisticate operazioni di riciclaggio. Le somme venivano frazionate e trasferite su una pluralità di conti correnti societari, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronico e carte prepagate, al fine di ostacolare la tracciabilità dei movimenti finanziari. È stato accertato come il sodalizio abbia trasferito, in pochi mesi, diversi milioni di euro all’estero verso la Cina, talvolta con triangolazioni europee in Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lituania e Lussemburgo.
Proprio la dimensione transnazionale delle attività illecite ha reso necessario il ricorso a strumenti di cooperazione internazionale, attraverso i quali è stato possibile acquisire informazioni rilevanti per la ricostruzione dei flussi finanziari e per l’individuazione dei soggetti coinvolti all’estero. La collaborazione con Autorità estere e Organismi di Cooperazione, per il tramite del Comando Generale – II Reparto – Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali, ha consentito di acquisire informazioni di particolare pregio investigativo, risultate preziose per l’approfondimento del quadro indiziario e la ricostruzione delle dinamiche del sodalizio.
L’operazione odierna rappresenta un significativo risultato nella lotta alla criminalità economico-finanziaria transnazionale ed è prova del ruolo della Magistratura e della Guardia di Finanza nella tutela della legalità, della trasparenza e della tenuta del sistema socio-economico, al fine di aggredire i patrimoni illecitamente accumulati e contrastare e prevenire le condotte di riciclaggio e le infiltrazioni delinquenziali nell’economia legale, secondo il “metodo Falcone”.
Si evidenzia che il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono presumersi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
7 maggio 2026
Per la particolare rilevanza dei fatti nerenti alla contraffazione e all'abusivismo commerciale su vasta scala, e al fine di rassicurare la collettività e l'imprenditoria sana in ordine alla presenza degli inquirenti e delle forze dell'ordine e alla loro capacità di assicurare interventi repressivi, sussiste specifico interesse ala divulgazione del seguente comunicato.
Nell'ambito di un'attività investigativa in atto coordinata da quest'ufficio, il Gruppo della Guardia di Finanza di Prato ha eseguito un intervento presso un esercizio commerciale attivo nel settore del c. d. pronto moda.
I servizi di appostamento, pedinamento osservazione hanno consentito di effettuare una perquisizione presso la sede di un'azienda operante nella zona industriale del "Macrolotto di Prato, in via Traversa il Crocifisso, gestita da un cittadino di 57 anni di nazionalità cinese, proveniente da Wenzhou, che ha permesso di rinvenire e sequestrare semilavorati prodotti finiti che riproducevano, con spiccata fedeltà i loghi e i colori di alcune dei più noti brand di moda, fra i quali, Champions League, Miu Miu e Gucci. Sono stati, poi, sottoposti a sequestro circc 50.000 accessori per I'abbigliamento (fibie, spille e altra oggettistica) e circa 5.00d metri lineari di tessuto contraffatti con logo Gucci.
Quest'ufficio procede i reati di introduzione e commercio di prodotti con segni distintivi falsi. Sono, inoltre, in corso gli accertamenti tecnici con riferimento alla genuinità dei marchi.
L'insieme degli articoli/prodotti sottoposti a sequestro s immessi sul mercatd avrebbe permesso un illecito profitto di circa settecentomila euro, alla stregua de prezzo medio di vendita nel mercato del pronto moda.
Il risultato ottenuto consente di afforzare la tutela del mercato legale, della concorrenza e della filiera produttiva.
Si autorizza la divulgazione delle immagini e del filmato predisposto dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Prato.
Presunzione di non colpevolezza.
La responsabilità penale degli ndagati dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
12 maggio 2026
In data odierna, il personale della Polizia di Stato appartenente all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico è intervenuto in una delle piazze principali del centro cittadino a seguito della segnalazione di un grave accoltellamento ai danni di un giovane.
Gli agenti delle Volanti, giunti immediatamente sul posto, prestavano i primi soccorsi alla vittima, un giovane cameriere di ventitré anni, aggredito per essersi opposto a un tentativo di rapina perpetrato mentre lo stesso era in Piazza Mercatale a ridosso del ristorante “Casa Targi”, in compagnia dei suoi datori di lavoro, un uomo e una donna, rispettivamente di ventinove e trentaquattro anni.
Gli aggressori, un cittadino italiano minorenne e un cittadino honduregno maggiorenne, grazie a una rapida e sinergica attività d'intervento delle Volanti della Questura di Prato, supportata dalla visione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza cittadina, venivano rintracciati nell’immediatezza dagli operatori di polizia in una via limitrofa, poco distante dal luogo del delitto. Lì i due sospettati venivano perquisiti e veniva rinvenuta l’arma verosimilmente utilizzata per sferrare il fendente al torace della vittima, allo stato, in pericolo di vita.
I due autori venivano tratti in arresto in flagranza di reato da personale delle Volanti per i reati di tentato omicidio volontario, di tentata rapina aggravata in concorso e resistenza a pubblico ufficiale e, su disposizione della Procura della Repubblica di Prato e della Procura per i Minorenni di Firenze, venivano associati nei rispettivi istituti penitenziari.
“La responsabilità dei soggetti arrestati dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
14 maggio 2026
Un incubo durato tre giorni avvenuto a Prato, fatto di violenze, torture, minacce di morte e la richiesta di un riscatto di 10mila euro, si è concluso con l'operazione dai poliziotti della Squadra mobile che al termine delle indagini hanno arrestato quattro uomini, tutti di nazionalità pakistana, di età compresa tra 37 e 59 anni.
L’attività investigativa è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Firenze. Gli indagati sono accusati dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, tortura, rapina aggravata e lesioni personali.
Tutto ha avuto inizio la sera del 31 gennaio scorso, quando la vittima, un giovane operaio pakistano, scomparve nel nulla e il giorno successivo, un familiare residente a Prato, si presentò in Questura denunciando di essere stato contattato dai parenti del giovane in Pakistan che a loro volta erano stati avvisati dai sequestratori, tutti connazionali, che pretendevano la restituzione di un presunto debito del giovane.
Le indagini della Polizia si sono concentrate immediatamente sull'ambiente lavorativo della vittima, e attraverso un monitoraggio dei luoghi frequentati dall'uomo, gli agenti sono riusciti a individuare il "covo" dove il giovane era segregato e a liberarlo.
Le ulteriori indagini, successivamente svolte attraverso l'analisi dei dispositivi elettronici, gli accertamenti documentali e i riscontri investigativi incrociati, hanno consentito di delimitare con precisione il quadro indiziario, ricostruendo compiutamente i ruoli, le condotte e le responsabilità delle persone coinvolte nella vicenda criminosa.
16 maggio 2026
PROCURA DELLA REPUBBLICA DEL TRIBUNALE DI PRATO
COMUNICATO STAMPA
1. Nel corso della matinata odierna, nel contesto di un'articolata attività investigativa coordinata da quest'ufficio è stata data esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, predisposto da quest'ufficio, nei confronti di cinque indagati przio di natura trasnazionale, costituito da soggetti cinesi radicati nell'area pratese, tutti ritenuti coinvolti, a vario titolo, in una strutturata attività di falsificazione, distribuzione e smercio di ingenti quantitativi di monete da due euro. Il ivello della contraffazione è di straordinario livello, in quanto idoneo a superare più sofisticati dispositivi elettronici di controllo. Nel corso delle indagini, avviate dal mese di novembre 2025, sono state sequestrate in tredici occasioni quasi 20,000 monete false rinvenute nei cambia monete delle sale slot-video-lottery della provincia di Prato.
2. Gli accertamenti tecnici effettuati dal Centro Nazionale di Analisi delle Monete (Coin National Analysis Center") della Zecca di Stato avevano consentito di rilevare che le monete appartenevano a un'innovativa ed insidiosissima classe di contraffazione evidentemente concepita per I'inserimento nei dispositivi cambia-monete per ottener banconote genuine. I falsari evidenziando notevoli comptenze tecniche e la capacità di importare ingenti quantitativi di ring ed inner (anelli e piattelli dorati centrali - componenti la moneta bimetallica) realizzati con processi industriali nella Repubblica Popolare Cinese (per un peso complessivo stimato di almeno una tonnellata) e importat tramite hb di sdoganamento operanti in Germania e Belgio, avevano emulato tutte le caratteristiche di sicurezza delle monete genuine (peso, dimensioni e magnetismo perfettamente baricentrico), riuscendo a coniare le facce nazionali italiana fcompresm ta commemorativa dell'anniversario di fondazione dell'Aeronautiea Militare), francese (compresa commemorativa della Coppa del Mondo di Rugby), tedesca (compresa la commemorativa del 30 anniversario della bandiera del'UE). slovena, greca, belga e lussemburghese. La preoccupante diffusione della particolare contraffazione aveva immediatamente allarmato il sistema di protezione dell'euro coordinato dalla Banca Centrale Europea.
3. Le indagini - svolte con le piû sofisticate tecniche investigative, si sono nutrite del qualificatissimo supporto dei Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria di Roma e del contributo degli appartenenti al Comando Legione dei Carabinieri Toscana messi a disposizione del Comandante Provinciale di Prato - hanno disvelato I'operatività del gruppo criminale stabilmente operante a Prato. Nel corso dell"operazione eseguita nella notte tra venerdi e sabato mattina è intervenuto anche personale specializzato della Zecca di Stato e di Europol successivamente intervenuto per il qualificato supporto di rispettiva competenza. Iritenuti gravi indizi di colpevolezza acquisiti e il concreto pericolo di fuga manifestato dagli indagati al fine di eludere le investigazioni. concretizzatosi nel trasferirsi all'estero, hanno indotto a emettere i provvedimenti cautelari d'urgenza nei confronti di:
- nr. 3 soggetti (rispettivamente il capo di quarantasette anni e i due partecipi, di trentasette e cinquantuno anni) di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla produzione e al traffico di monete false, i quali gestivano sistematicamente:
* l'approvvigionamento di ingenti quantitativi di materiali (inner e ring) prodotti nella Repubblica Popolare Cinese;
• due zecche clandestinamente allestite all'intemo di un'ofticina metallurgica localizzata nell'area rurale di Quarrata (PT) e in una struttura in via Paoli. in Prato;
• Ia primaria distribuzione focalizzata a Prato;
- nr. 2 indagati che, sebbene non direttamente coinvolti nella produzione ma di concerto con i produttori, intermediavano gli ingenti flussi distributivi verso gli smerciatori fiduciari.
4. Sono in atto attività di collaborazione con Paesi europei e con la Repubblica Popolare Cinese, fînalizzate a ricostruire i rapporti sussistenti tra i destinatari del fermo e ulteriori soggetti dislocati in più paesi.
5. I fermati sono stati associati alla Casa Circondariale di Prato
Presunzione di non colpevolezza
La responsabilità penal degli indagati destinatari dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento e. in prima battuta da Giudice per Ie Indagini preliminari. In virtů della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
Il Procuratore della Repubblica Luca Tescaroli
18 maggio 2026
Scoperte oltre 600 tonnellate di rifiuti tessili gestiti irregolarmente da una ditta montemurlese | Tv Prato
Scoperte oltre 600 tonnellate di rifiuti tessili gestiti irregolarmente da una ditta montemurlese 1 min. 18 Maggio 2026 Si è conclusa con il coordinamento della Procura della Repubblica di Livorno la rimozione dei rifiuti accatastati illecitamente presso l’interporto di Guasticce e già sottoposti a sequestro da NIPAAF di Prato, ARPAT di Prato e Agenzia delle Dogane di Livorno. 444 colli pressati con reggette di plastica contenenti oltre 332 tonnellate di rifiuti tessili stivati in 10 containers presso l’interporto. L’attività nasce da un accesso a carico di una ditta tessile di Montemurlo, eseguito nel 2023 congiuntamente da NIPAAF, ARPAT e NIL di Prato, che portò alla constatazione di vari illeciti in materia di diritto del lavoro e di diritto ambientale, con la contestazione di una sanzione amministrativa per irregolarità nel Registro di carico e scarico rifiuti e la segnalazione all’autorità giudiziaria per l’eccessiva quantità di rifiuti presenti nell’impianto (190 tonnellate) rispetto a quanto autorizzato (ovvero 110 tonnellate). Ne è scaturito il sequestro preventivo dell’intero capannone e di tutto il materiale depositato, eseguito nel 2025, e il contestuale deferimento del legale rappresentante alla Procura della Repubblica di Livorno per i reati di gestione non autorizzata e traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti prevalentemente da rifiuti tessili (262 colli pressati) e da mascherine chirurgiche (24 big bags), violazione delle prescrizioni contenute nell’atto autorizzativo, falso ideologico, con l’aggravante di aver commesso un reato per occultarne un altro. Oltre alla segnalazione in sede penale, al legale rappresentante della ditta è stata imposta la rimozione di tutto il materiale presente all’interno dell’impianto montemurlese al momento del sequestro (nel frattempo salito a 313 tonnellate rispetto alle 190 tonnellate originarie) terminata, a totale spesa dell’indagato, nel mese di ottobre 2025. Contestualmente è stato posto sotto attenzione il complesso di attività svolte dalla medesima ditta arrivando a sequestrare una grossa spedizione destinata a paesi extracomunitari in partenza dal porto di Livorno: 332.350 kg di rifiuti tessili. Anche in questo caso il legale rappresentante della ditta montemurlese è stato denunciato per reati di natura ambientale oltre a essere obbligato a rimuovere i rifiuti per avviarli a regolare smaltimento. Complessivamente, le due operazioni di polizia giudiziaria, condotte a Montemurlo e a Livorno, ma sempre a carico della medesima ditta, hanno consentito di sottrarre dal ciclo illegale 645 tonnellate di rifiuti quasi tutti di origine tessile. Dopo il corretto smaltimento l’opificio è stato dissequestrato e l’attività della ditta è ripresa regolarmente.
ANNO 2025
17 febbraio 2025
Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Prato, coordinato dalla locale Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato, ha concluso un’importante operazione di contrasto al contrabbando doganale, individuando il responsabile di un’ingente importazione illecita di merce di provenienza cinese.
L’indagine ha preso avvio da un’articolata attività di analisi e intelligence, che ha permesso di concentrare l’attenzione su una ditta individuale ubicata nel Macrolotto di Prato, operante nel commercio all’ingrosso di abbigliamento e calzature, già segnalata dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Prato per irregolarità emerse a seguito di un intervento finalizzato alla verifica dei requisiti di sicurezza antincendio.
L’attività investigativa ha consentito di ricostruire il meccanismo illecito adottato dal soggetto coinvolto, basato sull’utilizzo di società “cartiere” e due società “filtro” (una a Prato e una a Napoli), impiegate per fornire una copertura documentale fittizia alla movimentazione della merce. In realtà, i prodotti venivano importati direttamente dalla Cina in totale evasione dei tributi doganali e dell’IVA all’importazione, con un danno erariale stimato in oltre 750.000 euro.
Sulla base delle risultanze investigative, la Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Prato, sull’intera merce rinvenuta, per un valore complessivo di 2,2 milioni di euro.
L’operazione conferma il ruolo centrale della Procura della Repubblica di Prato e della Guardia di Finanza, nel contrasto ai fenomeni criminali che alterano le regole del mercato, danneggiano gli operatori economici onesti e ostacolano lo sviluppo di un sistema produttivo basato su principi di legalità, concorrenza e tutela dell’economia sana.
Le indagini proseguiranno per accertare eventuali ulteriori responsabilità. Si precisa che le persone sottoposte alle indagini sono da ritenersi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna, in ossequio al principio di presunzione di non colpevolezza sancito dal nostro ordinamento giuridico.
4 aprile 2025
Militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, in sinergia con personale appartenente al Dipartimento delle Prevenzione dell’Asl Toscana Centro e militari del Nucleo Investigativo Reparto Operativo e del Nucleo Tutela del Lavoro del Comando Provinciale Carabinieri di Prato, nel quadro di un’attività investigativa coordinata dalla locale Procura della Repubblica hanno effettuato, in sequenza, attività di perquisizione, ispezione e sequestro nei confronti di tre aziende gestite da imprenditori sinici, ubicate a Prato, aventi a oggetto produzione di capi di abbigliamento con macchine cucitrici, attività di confezionamento di abbigliamento e confezione in serie di abbigliamento esterno.
L’attività espletata ha permesso di individuare una condizione di sfruttamento lavorativo nei confronti di 23 lavoratori, impiegati nelle tre suddette imprese, risultati privi di permesso di soggiorno, in larga misura di nazionalità cinese e in parte di nazionalità pakistana.
La condizione di sfruttamento è consistita in dodici ore di lavoro (e in alcuni momenti anche superiore), sette giorni su sette lavorativi, con retribuzione a cottimo non congrua sotto soglia minima legale (normalmente in contanti salvo che per alcuni regolari ai quali veniva corrisposta una piccola parte con bonifico e parte più consistente in contanti) e condizioni alloggiative e igienico sanitarie precarie, con lavoratori indotti a dormire in alloggi procurati dal datore di lavoro.
All’interno di una delle aziende è stato individuato, fra gli altri, un lavoratore, il quale pure avendo fornito false generalità, è stato identificato in un pregiudicato condannato alla pena definitiva di tre anni e mesi sei di reclusione e, perciò, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura di Prato per il delitto di tentativo di estorsione aggravata in concorso, posta in essere presso la sede della società di una società, esercente attività di confezione pronto moda, consistita nel pretendere – unitamente ad altre quattro persone, utilizzando violenza e minaccia, estrinsecatesi nel prendere a calci, pugni e schiaffi – il versamento di 20.000 euro da parte dell’imprenditore cinese titolare dell’impresa citata.
Il condannato è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Prato.
Il predetto è risultato destinatario, altresì, di autonoma ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Firenze in data 18 gennaio 2018, nell’ambito del procedimento penale c.d. China Truck, per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e altri reati (ordinanza che per altri co-indagati era stata annullata dal Tribunale del Riesame di Firenze, pronuncia confermata in sede cautelare dalla Corte di Cassazione).
Un ruolo significativo nell’acquisizione delle risultanze di prova, cha hanno consentito di procedere nei confronti delle tre imprese oggetto dell’indagine è stato svolto da alcuni lavoratori che hanno assunto un atteggiamento di collaborazione con l’Autorità giudiziaria, che hanno intrapreso una proficua collaborazione con la giustizia, nonché quaderni manoscritti contenenti le indicazioni della merce prodotta dalle maestranze. Si è proceduto all’arresto di due imprenditori nella flagranza del reato e si procede per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impiego di manodopera clandestina e favoreggiamento della loro permanenza sul territorio nazionale.
Si rappresenta che la responsabilità dei soggetti tratti in arresto dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento, In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
7 Aprile 2025
- 'Guerra delle grucce' a Prato, fermato autore tentato omicidio* 'Guerra delle grucce' a Prato, fermato autore tentato omicidio
Individuato dopo 9 mesi indagini, altri 5 complici già arrestati
(ANSA) - PRATO, 07 APR - Un 36enne cinese, Nengyin Fang, ex soldato dell'esercito della Repubblica Popolare cinese, è stato fermato a Padova dopo 9 mesi di ricerche da parte della procura di Prato: secondo gli investigatori è uno dei sei esecutori materiali di un efferato tentato omicidio ai danni di un imprenditore cinese, avvenuto lo scorso 6 luglio nella città laniera, nell'ambito della cosiddetta "guerra delle grucce", un fenomeno al centro di un'inchiesta della direzione investigativa antimafia e allo studio della commissione parlamentare antimafia giunta a Prato proprio venerdì scorso.
La procura pratese inseguiva l'uomo già dalla scorsa estate, in quanto sesto componente e unico latitante di un commando, tutto formato da cinesi, di cui gli altri cinque sono stati individuati e arrestati nei mesi scorsi tra la Calabria e la Sicilia. Secondo gli inquirenti Nengyin Fang proveniva "appositamente dalla Cina per tutelare con il ricorso alla violenza gli interessi imprenditoriali del gruppo monopolista nel settore delle grucce", un comparto che in corrispondenza del più grande distretto dell'abbigliamento d'Europa a Prato genera volumi di fatturato da centinaia di milioni di euro l'anno. La procura pratese ha individuato l'ex soldato, che si trovava in un ristorante della periferia di Padova. Il 6 luglio 2024, all'interno del locale Number One a Prato, aveva tentato con cinque complici di uccidere Chang Meng Zhang, un imprenditore cinese a sua volta pregiudicato e condannato in via definitiva per l'omicidio volontario di Zhijian Su (referente dell'impresa Eurotrans/Oulian), commesso a San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, nel marzo 2006. Nonostante le gravissime ferite riportate nel tentato omicidio l'imprenditore è riuscito a sopravvivere ed ha iniziato "una proficua collaborazione con la giustizia". (ANSA).
(ANSA) - PRATO, 07 APR - Il 36enne fermato a Padova è risultato essere componente di un commando misto "fujanese e dello Zhejiang". Il ricercato è stato individuato tramite le intercettazioni della squadra mobile di Prato, ma come emerge dal report della procura, anche il consolato cinese ha fornito una collaborazione per giungere all'identità certa del soggetto.
Nell'immediatezza del delitto di luglio 2024, l'analisi dei frame estrapolati dal sistema di videosorveglianza del locale in cui si erano svolti i fatti aveva già permesso di individuare uno degli aggressori, il cui telefono cellulare era stato immediatamente messo sotto intercettazione. E' emerso così che l'uomo si spostava rapidamente dalla Toscana verso il meridione e, giunto in Calabria, era stata fermata una vettura con a bordo quattro cinesi, che erano stati identificati come corresponsabili dell'aggressione. Un altro componente del comando, invece, era sfuggito al primo controllo: aveva attraversato lo stretto di Messina ed era stato fermato due giorni dopo a Catania. Con il fermo di Fang si è giunti a individuare l'ultimo soggetto che mancava all'appello, chiudendo il cerchio sui presunti autori materiali del del tentato omicidio. "Le investigazioni - aggiunge la procura di Prato - hanno consentito di far emergere una rete di collegamento in più porzioni del territorio nazionale, dato confermato dalla presenza in Padova del soggetto fermato che si era reso irreperibile subito dopo il tentato omicidio". (ANSA).
10 aprile 2025
Regolamento di conti' a Prato, uomo ridotto in fin di vita . Anche donna ferita da gruppo di cinesi armato di mazza
(ANSA) - PRATO, 10 APR - Per un 'regolamento di conti' fra gang cinesi un uomo è stato ridotto in fin di vita a colpi di mazza e una donna è stata ferita in modo grave dentro un circolo di Prato dove la notte scorsa c'è stata un'incursione di uomini armati. L'uomo ferito è stato operato d'urgenza al cervello all'ospedale di Careggi (Firenze) ed è in fin di vita. I due feriti fanno parte di un terzetto di orientali arrivato da Francoforte che gli aggressori hanno assalito nel circolo ricreativo Jld Music. La Procura di Prato e la squadra mobile indagano da tempo sull'escalation criminale che dal giugno 2024 è in corso a Prato, fra gruppi cinesi. (ANSA).
[Regolamento di conti' a Prato, uomo ridotto in fin di vita (2)
(ANSA) - PRATO, 10 APR - L'incursione c'è stata in un circolo di via Filzi dove gli aggressori hanno cercato dentro un'area appartata del locale tre persone, due uomini e una donna e le hanno assalite. In particolare, si sono accaniti con l'uomo colpito ripetutamente alla testa e in altre parti del corpo. I tre cinesi sono arrivati a Prato dalla Germania, verosimilmente per trattare affari. La comunità cinese di Prato tiene stretti collegamenti con i connazionali nelle città europee, fra cui Parigi, Madrid, Francoforte e altre. La procura di Prato, come già emerso, sta facendo indagini sulla mafia cinese e, in particolare, in questa fase, sulla 'guerra delle grucce' maturata tra gli industriali orientali. Si tratta della produzione di appendiabiti, che solo nel distretto del tessile abbigliamento di Prato sviluppa un giro d'affari di 100 milioni di euro l'anno. In questo ambito si fronteggiano almeno due gruppi con incendi e aggressioni, anche in città estere fra cui Madrid e Parigi dove nei giorni scorsi - nella capitale spagnola il 28 febbraio, in quella francese l'11 marzo - sono stati incendiati i magazzini dello stesso proprietario cinese, il quale è stato tra gli obiettivi di un attacco simile a Campi Bisenzio (Firenze) la notte del 15 febbraio quando la sua ditta fu colpita insieme ad altre due, con esplosioni simultanee di pacchi incendiari. (ANSA).
11 aprile 2025
Il Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, nell’ambito dell’attività di contrasto alla criminalità economico-finanziaria, ha eseguito un provvedimento di misura di prevenzione patrimoniale, emesso dal Tribunale Misure di Prevenzione di Firenze e richiesto dalla locale Procura della Repubblica, nei confronti di un soggetto di origine sinica già coinvolto in un procedimento penale per reati tributari (di cui agli articoli 2, 5, 8 e 11 del D.Lgs.74/2000), gestore di fatto di una filiera di imprese “apri e chiudi”.
L’imprenditore sottoposto a misura, attivo nel settore tessile del distretto pratese sin dal 1999, è stato riconosciuto un evasore fiscale seriale socialmente pericoloso. Egli ha potuto contare, nel corso di oltre vent’anni di operatività illecita, sulla collaborazione costante, qualificata e strategica di consulenti compiacenti, il cui apporto si è rivelato essenziale per l’ideazione e l’attuazione di un articolato schema fraudolento.
Con il loro supporto tecnico–professionale, l’imprenditore ha fittiziamente intestato la titolarità di almeno sette ditte individuali a prestanome – anch’essi di origine cinese – predisponendo assetti societari volutamente opachi e funzionali a dissimulare la gestione di fatto da parte del medesimo soggetto, il quale ha dato vita a un modello unico per durata, che ha preso le mosse il 27 maggio 2021, per come riconosciuto dal tribunale.
I consulenti coinvolti, sfruttando le proprie competenze in ambito fiscale, contabile e amministrativo, hanno fornito un contributo decisivo nella costituzione, gestione e chiusura pilotata delle imprese, garantendo la continuità del disegno fraudolento attraverso la redazione di atti, bilanci e dichiarazioni finalizzati a eludere i controlli e a schermare i movimenti economici reali.
Ciascuna di tali imprese, dopo un breve periodo di operatività, veniva sistematicamente cessata con l’insorgere dei primi rilevanti debiti erariali, al fine di neutralizzare sul nascere eventuali azioni di accertamento o riscossione da parte dell’Amministrazione finanziaria. Attraverso questa modalità seriale e strutturata di evasione – resa possibile anche grazie al concorso consapevole dei professionisti – l’imprenditore si è fraudolentemente sottratto al pagamento delle imposte per un ammontare complessivo, comprensivo di sanzioni e interessi, ben superiore a 3,5 milioni di euro.
Analogamente, oltre alla sistematica sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte con imprese “apri e chiudi”, rientrano nel modus operandi delle predette imprese l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali (anche rilevante alla luce delle soglie di cui all’art. 5 d. lgs. 74/2000), nonché la sistematica emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti finalizzata alla movimentazione delle ingenti disponibilità di denaro contante che vengono riscosse e impiegate nell’ambito degli acquisti e delle cessioni “in nero” di merce.
Analogamente, oltre alla sistematica sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte con imprese “apri e chiudi”, rientrano nel modus operandi delle predette imprese l’omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali (anche rilevante alla luce delle soglie di cui all’art. 5 d. lgs. 74/2000), nonché la sistematica emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti finalizzata alla movimentazione delle ingenti disponibilità di denaro contante che vengono riscosse e impiegate nell’ambito degli acquisti e delle cessioni “in nero” di merce.
Le indagini patrimoniali successive all’esecuzione delle prime misure cautelari (personali e reali) nei confronti dell’imprenditore e dei suoi familiari e conviventi, approfondite dalla Procura della Repubblica e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, hanno consentito di ricostruire un’incoerenza tra la sua posizione reddituale/dichiarativa e le possidenze patrimoniali accumulate nel corso degli anni, tale da dimostrare un ingente arricchimento patrimoniale mediante una sistematica evasione delle imposte dovute.
Alla luce di tale sproporzione, è stata predisposta una proposta di misure di prevenzione e il Tribunale Misure di Prevenzione di Firenze, in aderenza a quanto richiesto, ha emesso un decreto di sequestro ai sensi dell’articolo 20 del d.lgs. 159/2011 (c.d. Codice Antimafia), con il quale è stato disposto il sequestro di due unità immobiliari, di cui un immobile commerciale sito in Prato dal valore di oltre un milione di euro, nonché di una società immobiliare fittiziamente interposta dall’imprenditore di fatto per la realizzazione di tale investimento immobiliare.
Si tratta del primo caso, nella provincia di Prato e in Toscana, di applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di un evasore fiscale qualificato, va ribadito, come socialmente pericoloso.
12 aprile 2025
Uomo accoltellato in nuovo agguato a Prato, anche spari. Aggressione tra cittadini cinesi, 2 giorni fa un altro caso
(ANSA) - PRATO, 12 APR - Nuovo agguato tra cittadini di origine cinese a Prato. Secondo quanto spiega la procura in una nota alle 1,15 circa della notte scorsa, in via del Purgatorio, si è verificata un'altra aggressione "nei confronti di almeno un cittadino cinese da parte di un gruppo di soggetti cinesi armati di coltelli, manganelli telescopici e di armi da fuoco. Gli assalitori hanno esploso diversi colpi. La vittima attinta da più coltellate è stata ricoverata in ospedale, ma non corre pericolo di vita". Indagini sono in corso per individuare i responsabili e scoprire le ragioni del nuovo agguato. Nella nota la procura spiega "continua l'escalation criminale nel territorio pratese": appena due giorni fa infatti c'è stato un altro agguato tra orientali: un uomo è stato ridotto in fin di vita a colpi di mazza e una donna è stata ferita in modo grave dentro un circolo di Prato a seguito di un'incursione di uomini armati. I due feriti facevano parte di un terzetto di orientali da poco arrivato da Francoforte. (ANSA).
15 aprile 2025
Violenza e minacce ai facchini, 4 misure cautelari a Prato. Uno ai domiciliari. Indagini all'ombra di 'guerra delle grucce'
(ANSA) - PRATO, 15 APR - Ancora sviluppi a Prato nelle indagini coordinate dalla procura sui reati nel distretto tessile 'parallelo'. Quattro stranieri sono stati raggiunti stamani da misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta nata nel contesto della cosiddetta 'guerra della grucce' su una grave situazione di sfruttamento lavorativo, connesso a episodi di violenza e intimidazione. Le misure, richieste dalla procura e disposte dal Gip riguardano due pakistani (di 45 e 56 anni) e due cinesi (di 40 e 39 anni). Il 45enne pakistano, considerato il principale responsabile delle attività illecite, va agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre gli altri tre hanno il divieto di dimora nella provincia di Prato e la devono lasciare. Secondo gli inquirenti, i quattro indagati sarebbero il braccio operativo di una rete più ampia, riconducibile a una struttura societaria di proprietà di capitali cinesi. Il giudice ha ritenuto necessario adottare le misure cautelari in forma 'a sorpresa' ovvero senza ascoltare preventivamente gli indagati, ritenendo ci fosse il rischio che la pressione esercitata sui lavoratori potesse inquinare le prove. Alcuni dipendenti, infatti, hanno fornito "versioni reticenti per timore di perdere il lavoro o subire ritorsioni". L'inchiesta ha fatto emergere un sistema radicato di sfruttamento di lavoratori, soprattutto migranti provenienti da Pakistan, Bangladesh, Afghanistan e Africa. Al centro delle indagini c'è la società 'Acca Srl' di Seano, attiva nel settore della logistica e del facchinaggio. E' una delle tre aziende bersaglio dei plichi esplosivi recapitati e fatti scoppiare in simultanea il 16 febbraio scorso nel contesto di uno scontro tra imprenditori cinesi - la cosiddetta 'guerra delle grucce' - che ha assunto dimensioni criminali anche su scala internazionale. Lo stabilimento, un magazzino di smistamento logistico, ospita diverse denominazioni commerciali di aziende, tutte impegnate nella logistica dell'abbigliamento. Quando nella primavera 2023, alcuni lavoratori hanno deciso di protestare aderendo al sindacato Sudd Cobas (all'epoca denominato Si Cobas) per chiedere il rispetto del contratto collettivo nazionale, le loro richieste avevano in parte avuto esito positivo ma poi gli operai che avevano aderito al sindacato - dimostrano intercettazioni e immagini video - sono diventati bersaglio di minacce e aggressioni. Le violenze, secondo gli inquirenti, furono fatte per inibire altre rivendicazioni sindacali. (ANSA).
2025-04-15T09:36:00+02:00
(ANSA) - PRATO, 15 APR - Agli indagati sono stati contestati, a vario titolo, i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato dall'uso della violenza e della minaccia, di rapina aggravata, di lesioni personali plurime conseguenza degli agguati ai lavoratori sindacalizzati. Le indagini, spiega la procura, sono correlate all'adesione al sindacato dei lavoratori sfruttati. La società Acca, spiega la procura, ha beneficiato dei reati fatti contro persone in stato di bisogno "che per vivere sono state costrette a subire condizioni incompatibili con la dignità umana". Decisive le testimonianze di alcuni operai che hanno collaborato con la giustizia svelando le condizioni che subivano. I loro racconti hanno permesso di ricostruire turni massacranti di oltre 12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza contratto o con contratti non rispettati, pause minime per i pasti, stipendi e licenziamenti decisi arbitrariamente, e un controllo costante sull'attività lavorativa. Il tutto, in violazione delle più basilari norme sulla sicurezza, nonostante precedenti ispezioni e prescrizioni amministrative. Gli episodi documentati includono pestaggi notturni, anche con mazze di ferro, e aggressioni organizzate da soggetti riconducibili agli indagati. Tra gli episodi più gravi: il 29 aprile 2023, quando due uomini mascherati hanno aggredito un lavoratore; il 18 luglio 2023, quando un altro operaio è stato picchiato con una mazza di ferro da due uomini a bordo di uno scooter; il 23 giugno 2023, quando un'aggressione è stata attribuita a persone reclutate direttamente dal principale indagato. Le indagini si sono basate su testimonianze, referti medici, intercettazioni telefoniche, immagini di videosorveglianza e ispezioni alla Acca srl in via Copernico a Seano. (ANSA).
2025-04-15T09:38:00+02:00
29 aprile 2025
Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica Roma - Prato-Pistoia-Napoli, 29/04/2025 10:28
In data 28 aprile 2025, nelle province di Prato, Pistoia e Napoli, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di Roma, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di nr.10 persone, ritenuti responsabili a vario titolo del reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e realizzazione di discarica abusiva, ed a carico di n.3 persone giuridiche chiamate in causa per rispondere della responsabilità amministrativa derivante dai reati presupposto, commessi da soggetti che rivestono posizioni apicali nell’ambito delle società gestite da taluni degli indagati. Il provvedimento è stato emesso dalla Procuratore della Repubblica di Firenze - Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di Firenze ed è relativo all’accertamento di numerose condotte illecite documentate nel corso di una complessa ed articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Firenze, che ha avuto inizio a febbraio del 2023 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse province della regione Toscana. L'indagine, condotta attraverso il monitoraggio degli indagati tramite l’espletamento di pedinamenti, video riprese e l'ausilio di attività tecniche, esito di una complessa attività investigativa finalizzata a contrastare il fenomeno dell'abbandono di rifiuti speciali pericolosi e non dei c.d. “sacchi neri”, ha consentito di accertare a carico indagati molteplici condotte illecite riconducibili al delitto di “attività organizzate finalizzate al traffico illecito di rifiuti”. Dall'analisi delle modalità di rinvenimento e sequestro di molteplici “sacchi neri” abbandonati in diversi siti di smaltimento finale ad opera dei militari dell’Arma di Pistoia e Prato, gli investigatori del NOE, coordinati della D.D.A.A. fiorentina, hanno focalizzato l'attenzione su una ben strutturata organizzazione criminale, composta per lo più da soggetti di origine campana stabilmente residenti o domiciliati nelle predette province. Infatti, sin dall'inizio delle investigazioni, si è appurato che i rifiuti speciali, della tipologia EER191208 (prodotti tessili), EER200110 (abbigliamento), EER 040222 (rifiuti da fibre tessili lavorate), composti prevalentemente da scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali/industriali prodotti dall’industria del tessile, invece di essere conferiti in siti di smaltimento e/o recupero autorizzati, al fine di conseguire un ingiusto profitto, rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle corrette procedure di gestione dei rifiuti 2 prescritte dalla legge, da parte degli imprenditori del settore, venivano, dopo essere stati prelevati dai luoghi di produzione sotto forma di “balle” e/o “sacchi neri”, trasportati e smaltiti abusivamente presso terreni ovvero in capannoni industriali occupati abusivamente, così realizzando una vera e propria filiera del commercio illecito di rifiuti che ricomprendeva la fase di consegna, ricezione, trasporto e smaltimento abusivo. In particolare, partendo dal centro nevralgico delle attività illecite di Montemurlo e Prato, sono stati coinvolti i comuni di Quarrata, Serravalle Pistoiese, Pistoia e la stessa città di Prato, dove sono stati individuati i siti di produzione e abbandono degli ingenti quantitativi di rifiuti, oggetto dell'illecito traffico. Le indagini effettuate dai militari del NOE di Firenze hanno permesso di analizzare i meccanismi illeciti di tali traffici, realizzatisi secondo procedure collaudate, fondate in una prima fase sulla redazione di falsa documentazione indicante inesistenti società utilizzate per noleggiare mezzi con cui trasportare i rifiuti, tra cui un muletto, e l’individuazione di capannoni in disuso che occupavano abusivamente e all’insaputa dei proprietari, dove poi abbandonavano i rifiuti, eseguendo i trasporti con dei camion talvolta preceduti da una “staffetta” per evitare controlli da parte delle FF.PP., ovvero, in un secondo tempo, mediante reiterati episodi di abbandono di diverse tonnellate ad ogni singolo trasporto in diverse aree delle due province interessate, tra cui le via Panconi, via Forra Castelnuovo del Comune di Serravalle Pistoiese (PT), via Gradi e gli argini del torrente “Stella” del Comune di Quarrata (PT), via Lodz, via Kemnitz, via Compostino di Santa Maria a Colonica e via Traversa Maiano del Comune di Prato, sfruttando anche la presenza, sulle strade cittadine, dei rifiuti prodotti dall’alluvione che nel novembre 2023 ha colpito le province di Prato e Pistoia, considerando l’evento alluvionale come una ghiotta opportunità per disfarsi più facilmente dei “sacchi neri”. Il capannone abusivamente occupato e le aree interessate dagli abbandoni illeciti, alcune di particolare pregio naturalistico e spesso sottoposte a particolari vincoli idraulici e paesaggistici, affacciate su strade comunali e provinciali a ridosso delle aree rurali più isolate, sono divenute autentiche discariche abusive, ove i rifiuti una volta scaricati, grazie al capillare lavoro svolto dai militari del NOE di Firenze insieme e quelli dell’Arma territoriale di Prato e Pistoia, sono stati man mano sequestrati, unitamente ai mezzi utilizzati per commettere le attività illecite, recuperati e affidati a gestori autorizzati per evitare l’insorgere di criticità di natura ambientale. Nell'attività d’indagine, che ha consentito agli imprenditori di conseguire risparmi sui costi di gestione dei rifiuti per diverse decine di migliaia di euro, risultano coinvolte complessivamente 11 persone fisiche e tre società operanti nel settore tessile gestite da cittadini italiani e cinesi che, a diverso titolo, hanno complessivamente gestito in maniera illecita quasi 100 tonnellate di rifiuti. Il provvedimento è stato emesso a conclusione delle indagini preliminari e i destinatari dello stesso sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. È importante sottolineare infatti che l'eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.
7 maggio 2025
Sono stati confiscati quattro milioni di euro correlati al mancato pagamento di imposte da parte di più imprenditori cinesi, operanti in Prato, nel settore tessile, provenienti da fenomenologia criminale strutturata, articolatasi in contrabbando di tessuti e in plurimi reati societari e tributari, fra i quali l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tali delitti prossimi alla prescrizione avrebbero a breve determinato la restituzione agli imprenditori, una volta maturata la prescrizione ed emessa la sentenza di non doversi procedere per estinzione del reato.
Tale somma è stata, invece, pignorata presso terzi (ai sensi dell'art. 72-bis del d.p.r. 602/1973), dall'Agenzia delle Entrate - Riscossione di Prato e, poi, fatta affluire nelle casse dello Stato, nel quadro di un'iniziativa promossa nell’ambito del protocollo d’intesa trilaterale tra il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Prato e la locale Procura della Repubblica.
14 maggio 2025
Nel pomeriggio odierno, la Polizia di Stato ha eseguito il fermo di indiziato di delitto, disposto dalla Procura per i Minorenni di Firenze del presunto autore dell’accoltellamento avvenuto nei giardini di via Baracca a Prato, in seguito al quale perdeva la vita un trentacinquenne di nazionalità albanese.
Le indagini sull’efferato delitto, immediatamente attivate dalla Squadra Mobile di Prato e coordinate dalla Procura Minori di Firenze e dalla Procura di Prato hanno consentito di ricostruire la dinamica dei fatti occorsi sfociati in una rissa tra un gruppo di cittadini di nazionalità albanese, nel corso della quale due dei partecipanti venivano gravemente feriti. Uno di essi, attinto da un’arma da punta all’emitorace sinistro, nonostante i disperati tentativi medici di rianimazione, perdeva la vita in ospedale per arresto cardio circolatorio.
Gli elementi raccolti dagli investigatori nella serrata indagine, supportati da riscontri oggettivi in ordine alle dinamiche della rissa e delle motivazioni che l’avevano generata hanno consentito di ricostruire i fatti recuperando successivamente l’arma del delitto (un cacciavite) rinvenuta nei pressi dei giardini teatro dell’evento. Le testimonianze e dichiarazioni raccolte nell’immediatezza dei fatti ed in una fase successiva hanno portato a ricondurre l’evento ad un incontro che due gruppi di cittadini albanesi si sarebbero dati presso i giardini per chiarire pregressi screzi. La discussione sarebbe degenerata e nella contesa tra i due sarebbero intervenuti altri connazionali; a quel punto si sarebbero colpiti a vicenda utilizzando armi da taglio con il drammatico epilogo che ha causato il ferimento mortale di uno di essi.
I Fatti:
Nello specifico, nel momento dell’intervento avvenuto alle ore 18.35 di giovedì 8 maggio u.s. le Volanti intervenute in seguito alla segnalazione prevenuta a questa sala operativa constatavano la presenza di personale medico del 118 che stava prestando le prime cure a due uomini di nazionalità albanese uno dei quali recava una vistosa ecchimosi all’occhio destro mentre un secondo riverso al suolo con una ferita di arma da taglio in prossimità dell’emitorace sinistro. I due venivano portati immediatamente in ospedale attese le gravi condizioni del secondo uomo, il quale versante in stato di semicoscienza, decedeva poco dopo in ospedale per la ferita riportata. Presso la struttura ospedaliera giungevano altri soggetti di nazionalità albanese che chiedevano informazioni sui connazionali feriti e nella circostanza, gli investigatori procedeva ad acquisire i primi elementi per ricostruire la dinamica e ricondurre le rispettive responsabilità in ordine ai reati consumati.
Nella giornata di ieri, è stato eseguito il fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura per i Minorenni di Firenze, di un minorenne, di anni 17, ritenuto gravemente indiziato di aver sferrato il colpo mortale al connazionale causandogli la morte e associato presso il più vicino centro di accoglienza presso il carcere minorile di Firenze, a disposizione della competente A.G.
La Procuratrice dei Minori di Firenze, Roberta Pieri, sottolinea l’ottima attività di coordinamento fra la Procura Minori di Firenze e la Procura di Prato.
“La responsabilità del soggetto fermato dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, il medesimo potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
23 maggio 2025
Nel pomeriggio di mercoledì, la Polizia di Stato ha eseguito il fermo di indiziato di delitto, chiesto dalla Procura di Prato ed emesso dal giudice delle indagini preliminari, di un ventottenne, cittadino cinese, per l’aggressione ai danni di un cittadino cinese avvenuta in data 9 aprile u.s. in un locale notturno a conduzione cinese.
Nel tardo pomeriggio di mercoledì 21 maggio u.s., con il proseguo di una serrata attività di investigazione di questa Squadra Mobile, in relazione alla violenta aggressione avvenuta in un locale a gestione cinese, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato ha emesso un altro provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di un cittadino cinese ventottenne, individuato tra gli aggressori del brutale pestaggio avvenuto in questa via Filzi nel privé di un locale notturno a conduzione cinese, nel corso del quale sono rimasti feriti cinque cittadini cinesi, uno dei quali, è tutt’ora ricoverato presso l’Ospedale “Careggi” di Firenze, per le gravissime lesioni riportate alla testa, causate da colpi di bastone e bottiglie di vetro, in data 9 aprile u.s.
L’uomo, insieme ad altri quattro aggressori è accusato di tentato omicidio.
Le indagini avevano già portato all’emissione, in data 12.04.2025, di altri due provvedimenti di fermo di indiziato di delitto nei confronti del fratello del ventottenne, fuggito alla cattura, e della sua compagna, la quale è stata tratta in arresto il giorno stesso.
Al termine degli atti di rito, l’uomo è stato associato alla Casa Circondariale “La Dogaia” di Prato e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Le investigazioni si sono nutrite del fondamentale supporto della Polizia di Stato in particolare degli investigatori della Squadra Mobile di Prato, coadiuvati da personale del Servizio Centrale Operativo di Roma, sotto la direzione dell’Autorità Giudiziaria.
“La responsabilità del soggetto fermato dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, il medesimo potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
11 giugno 2025
Con passo deciso prosegue l’azione della Guardia di finanza di Prato, schierata in prima linea nella difesa della legalità economica e del tessuto produttivo sano. Un impegno senza sosta, ispirato alle direttrici strategiche del Comando Regionale Toscana e tradotto in azione concreta, giorno dopo giorno, dal Comando Provinciale di Prato.
Nel cuore produttivo della città, teatro dell’operazione “Mercato Sommerso”, le Fiamme Gialle del Nucleo Mobile del Gruppo di Prato hanno messo a segno un blitz ispettivo ad alta intensità, portando alla luce un’articolata attività dedita alla distribuzione su larga scala di articoli tessili irregolari, privi dei requisiti minimi di conformità previsti dalla legge.
Oltre 3 milioni e 300 mila prodotti tessili e accessori, per un valore commerciale che supera i 2 milioni di euro, sono stati sottoposti a sequestro. Merce pronta a riversarsi sul mercato, violando apertamente le norme in materia di etichettatura, tracciabilità, composizione fibrosa e indicazione di origine. Requisiti tutt’altro che formali: basi giuridiche e morali su cui si fonda la tutela del consumatore, la concorrenza leale e la salute collettiva.
L’etichetta, spesso considerata un dettaglio trascurabile, è in realtà la carta d’identità del prodotto. È lo strumento attraverso cui il cittadino viene informato, il mercato regolato, la qualità garantita.
Rispettare l’obbligo informativo non è una formalità: è un atto di trasparenza, un gesto di responsabilità verso l’ambiente, un presidio concreto della salute pubblica. Ma soprattutto, è un argine invalicabile contro l’illegalità che mortifica le imprese oneste e altera le regole del mercato.
Eppure, dietro l’apparente innocuità di un’etichetta omessa o incompleta, si celano spesso strategie fraudolente ben più insidiose: l’assenza di indicazioni sull’importatore o la mancata specifica sulla composizione del tessuto sono segnali rivelatori di canali opachi di approvvigionamento, violazioni del Made in Italy e totale assenza di controlli qualitativi e sanitari, persino nelle fasi più delicate come tinteggiatura, finissaggio, stiratura e confezionamento.
Non si tratta di disattenzioni occasionali. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di schemi operativi consolidati, adottati deliberatamente per abbattere i costi, eludere le verifiche e massimizzare profitti illeciti. Una logica che, per perseguire il guadagno, sacrifica su larga scala la sicurezza dei consumatori e la dignità del lavoro legale.
La corretta gestione dei flussi di acquisto e vendita, invece, è una leva di competitività per chi opera nel rispetto delle regole. Ed è proprio questo il discrimine: la legalità non è un ostacolo, ma un valore aggiunto. Chi la viola sistematicamente, non commette una svista, ma adotta scientemente un disegno fraudolento, mirato a sottrarsi ai doveri fiscali, civili e sociali.
Con l’operazione “mercato sommerso” è stata fornita una risposta ferma, netta, senza tentennamenti, che conferma la determinazione della Guardia di Finanza nel colpire le sacche di sommersione che inquinano il mercato e offendono la dignità della legalità.
Questa operazione non è un episodio isolato. È parte integrante di un dispositivo permanente e capillare di controllo del territorio, con cui il Comando Provinciale di Prato protegge ogni giorno il distretto tessile legale, vera eccellenza del Made in Italy, e garantisce il rispetto dei diritti dei consumatori.
Legalità, trasparenza e responsabilità: sono queste le coordinate lungo cui si muove l’azione quotidiana delle Fiamme Gialle. Un’azione che non si limita a reprimere, ma educa, previene, guida. Che punta a un mercato pulito, ad imprese virtuose, ad un futuro fondato sulla fiducia e sul merito.
Con questa ennesima operazione, la Guardia di Finanza rafforza il suo patto di fiducia con il territorio. Un patto fatto di presenza, integrità e azione concreta. Un patto che significa una cosa sola: nessun passo indietro nella difesa dell’economia legale, nessuna tolleranza verso l’inganno, nessuna zona d’ombra per chi opera nell’illegalità.
12 giugno 2025
Prato - Guerra tra bande per il controllo della prostituzione – La Polizia di Stato esegue sei misure cautelari.
A distanza di otto mesi dal danneggiamento mediante incendio, di natura dolosa, che generava esplosione del mezzo, dell'autovettura Hyundai nella disponibilità di un cittadino cinese (formalmente titolare di una pelletteria di Campi Bisenzio), avvenuto alle 23,30 del 1 ottobre 2024, in viale della Repubblica e dalla plateale e grave intimidazione consistita nell'accompagnare l'agire con la collocazione, di fronte all'ingresso della struttura alberghiera Wall Art Apartment hotel ove la vittima soggiornava, di una bara di legno con la foto del proprietario del mezzo apposta sulla cornice presente su detta bara, il Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, in aderenza a quanto richiesto dalla Procura della Repubblica di Prato, ha emesso sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti di un cittadino cinese di trentacinque anni, di un cittadino italiano di origini calabresi (di trentasei anni), di un pakistano (di quarantotto anni) e di altri tre cittadini cinesi (rispettivamente di trentatré anni, di trentuno anni e di trentasei anni, provenienti dalla regione del Fujan), in esito alle investigazioni. Lo stesso Giudice per le indagini preliminari ha attributo all'utilizzo della bara un fortissimo gesto dal valore intimidatorio. Tali condotte violente e minatorie sono risultate commesse nel quadro dello sfruttamento organizzato della prostituzione, che costituisce uno dei lucrosi business che caratterizzano l'agire della criminalità organizzata nell'area pratese, che riveste una dimensione trasnazionale, e la stessa persona offesa è risultata dedita a tale attività e destinatario di misura cautelare proprio per il delitto di sfruttamento della prostituzione. Tale agire si colloca nella contesa tra due gruppi criminali rivali per assicurarsi l'egemonia del mercato della prostituzione cinese in territorio pratese ed è risultato volto a costringere il cittadino cinese minacciato a far fronte a un debito ricollegabile alla pregressa attività di sfruttamento della prostituzione e a far cessare l'attività di meretricio esercitata presso il Wall Art Apartment Hotel. Il predetto era l'originario detentore dell'egemonia del mercato della prostituzione pratese, fino a quando, un gruppo di persone a lui originariamente sottoposto, decideva di scindersi dall'organizzazione primigenia e di mettersi in proprio. In particolare, le misure sono state applicate per due delitti. Il primo: tentativo di estorsione, nei confronti dell'italiano e del pakistano, quali esecutori materiali, e di un altro cittadino cinese che ha agito quale ideatore e mandante dell'azione delittuosa, fornendo la base logistica (un autolavaggio nei pressi di via delle Fonti, in Prato) per custodire la bara e organizzare le operazioni. Il secondo: sfruttamento della prostituzione di più peripatetiche, anche di nazionalità giapponese, nei confronti della vittima del danneggiamento mediante incendio e dell'intimidazione con collocazione della bara, e di altri due cittadini cinesi. Le indagini si sono nutrite dell’apporto degli appartenenti alla Squadra Mobile di Prato e hanno trovato l'elemento trainante nelle attività intercettive telefoniche e ambientali. Le indagini hanno posto in evidenza - contrariamente a quanto avviene nel tipico modo di porsi degli appartenenti alla comunità cinese, che agiscono come gruppo autonomo non propenso all'integrazione - la crescente capacità criminale degli esponenti dei gruppi antagonisti nella gestione del mercato della prostituzione di consorziarsi con appartenenti alla criminalità di altre etnie, quali quelle italiane e pakistane, e la loro attitudine a essere da questi riconosciuti come portatori di capacità organizzative e di direzione strategiche delle condotte criminose. Si rivela, dunque, la determinazione di esponenti del crimine cinese a integrarsi solo con riferimento all'agire illecito, nella prospettiva di aumentare il proprio arricchimento, a differenza di quanto avviene nelle ordinarie attività quotidiane legali, spesso carenti della necessaria interlocuzione con la realtà imprenditoriale del nostro Paese. Il procedimento penale seguirà il suo corso e le relative risultanze saranno vagliate dal giudice preposto, nelle successive fasi del procedimento e nel pieno rispetto del principio di non colpevolezza, secondo cui la responsabilità penale potrà dirsi accertata solo all'esito di una sentenza definitiva di condanna.
17 giugno 2025
I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Prato, a conclusione di una complessa attività investigativa di polizia economico-finanziaria, coordinata in ogni sua fase dalla Procura della Repubblica di Pistoia, hanno dato esecuzione a un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Pistoia, con il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari nei confronti dei due principali indagati, responsabili di un’articolata frode fiscale da oltre 11 milioni di euro in materia di bonus edilizi.
Nell’ambito della medesima indagine le Fiamme Gialle di Prato hanno già sequestrato:
- crediti inesistenti per oltre 8,5 milioni di euro;
- tre unità immobiliari (tra cui una struttura alberghiera, un opificio industriale e un’abitazione privata) per un valore stimato in circa 2 milioni di euro;
- tre società di capitali, sottoposte a sequestro impeditivo, per un valore complessivo del capitale sociale pari a 300.000 euro.
per un valore complessivo di 11 milioni di euro.
Con il nuovo provvedimento del G.I.P. di Pistoia, emesso all’esito degli interrogatori preventivi come previsto dalla riforma apportata con legge n. 114 del 2024, i due principali artefici del sistema di frode sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.
Sviluppo delle indagini
L’indagine, avviata nel 2022 e frutto di una meticolosa attività investigativa del Gruppo Prato della Guardia di finanza, ha consentito di ricostruire l’operatività di un sistema fraudolento, attivo a livello nazionale, volto alla creazione e commercializzazione di crediti d’imposta fittizi connessi al cosiddetto “Bonus Facciate”, introdotto dalla Legge n. 160/2019 (art. 1, commi 219-224) e reso cedibile e monetizzabile presso soggetti terzi (inclusi intermediari finanziari) dal Decreto-Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio).
Gli indagati, attraverso la falsa attestazione di lavori edilizi mai eseguiti, in tutto o in parte, hanno indotto in errore l’Agenzia delle Entrate, generando crediti d’imposta inesistenti che venivano successivamente ceduti a terzi soggetti in buona fede o monetizzati con il concorso di intermediari professionali. In molti casi, gli immobili risultavano intestati a soggetti completamente ignari, talvolta coinvolti solo formalmente tramite la sottoscrizione inconsapevole di atti preliminari o dichiarazioni predisposte ad arte.
Il danno stimato per l’erario è enorme, non soltanto in termini economici diretti, ma anche per l’effetto distorsivo arrecato alla corretta allocazione delle risorse pubbliche stanziate per il rilancio del comparto edilizio e dell’economia nazionale.
I proventi illeciti, ottenuti dalla cessione fraudolenta dei crediti, sono stati successivamente riciclati e reimpiegati mediante complesse operazioni finanziarie e l’acquisto di beni di lusso, immobili e autovetture di alta gamma, nel chiaro intento di ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme e di reinserirle nel circuito economico legale.
Il ruolo degli indagati
Secondo quanto emerso dalle indagini, le condotte illecite sarebbero state orchestrate da un sodalizio criminale composto da tre soggetti:
- un imprenditore con precedenti specifici per reati tributari e fallimentari, ideatore del meccanismo fraudolento;
- un prestanome, formalmente intestatario delle società utilizzate per la creazione dei crediti fittizi;
- una commercialista attiva tra le province di Prato e Pistoia, già rappresentante legale di una delle imprese coinvolte e materialmente incaricata della trasmissione all’Agenzia delle Entrate delle comunicazioni finalizzate alla generazione dei falsi crediti.
Tutti e tre sono risultati diretti beneficiari dei profitti illeciti derivanti dalla monetizzazione dei crediti fittizi.
Tutela della legalità economica
L’operazione testimonia l’efficacia dell’azione della Guardia di Finanza quale forza di polizia economico-finanziaria specializzata, impegnata a garantire che le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione dallo Stato a favore di famiglie e imprese siano effettivamente destinate a finalità lecite e non intercettate da comportamenti opportunistici o criminali.
L’intervento in esame rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra Autorità Giudiziaria e polizia giudiziaria, capace di coniugare tempestività operativa, rigore giuridico e concretezza dell’azione repressiva con la tutela effettiva del patrimonio pubblico.
Le misure cautelari personali
Successivamente all’esecuzione dei sequestri preventivi, come previsto dalla c.d. “Riforma Nordio” gli indagati sono stati ascoltati dal Giudice per le Indagini Preliminari di Pistoia al fine di esercitare pienamente il loro diritto di difesa prima dell’emissione di provvedimenti limitativi della libertà personale.
Le strategie difensive formulate dagli indagati, tuttavia, non sono state sufficienti a scardinare l’articolato quadro probatorio costruito nel corso delle lunghe e complesse indagini preliminari svolte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Prato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Pistoia. Infatti, valutati tutti gli elementi a carico degli indagati, il G.I.P. ha ritenuto sussistenti forti esigenze cautelari nei confronti degli stessi.
Pertanto, i finanzieri hanno dato esecuzione al provvedimento dell’Autorità Giudiziaria pistoiese, sottoponendo i due principali artefici del sistema di frode alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari.
Comunicazione nel rispetto dei diritti degli indagati
Il presente comunicato è rilasciato ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. 106/2006, come modificato dal D.Lgs. 188/2021, in quanto ricorrono specifiche ragioni di interesse pubblico per la particolare rilevanza dei fatti oggetto di indagine, nonché per finalità di trasparenza e informazione istituzionale, nel pieno rispetto dei diritti delle persone sottoposte a indagini, da ritenersi non colpevoli fino a sentenza definitiva.
4 agosto 2025
I poliziotti delle Squadre mobili di Ancona, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Cosenza, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Latina, Mantova, Milano, Padova, Parma, Perugia, Pistoia, Prato, Reggio Emilia, Roma, Siena, Treviso, Udine, Verona e Vicenza, coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco), hanno effettuato un’operazione ad alto impatto contro le organizzazioni criminali di origine cinese presenti in Italia.
In particolare gli agenti, coadiuvati dal Reparto prevenzione crimine, hanno arrestato 13 persone per reati connessi all’immigrazione clandestina, allo sfruttamento della prostituzione e del lavoro, alla contraffazione di prodotti, alla distribuzione di stupefacenti e alla detenzione abusiva di armi.
Nella stessa operazione sono state inoltre denunciate in stato di libertà altre 31 persone su quasi 2mila identificate e controllati più di 300 esercizi commerciali, di cui due sottoposti a sequestro, come anche sequestrati diverse quantità di stupefacenti e denaro.
Le indagini hanno confermato come le organizzazioni criminali cinesi, diffuse su tutto il territorio nazionale, agiscano in particolare nelle regioni dove è più alta la concentrazione di connazionali stabilmente residenti in Italia.
I poliziotti hanno inoltre evidenziato che una delle principali attività connesse alla criminalità cinese era l’hawala, un sistema di trasferimento sommerso di ingenti somme di denaro da un continente all’altro, utilizzato anche da altre organizzazioni criminali come mezzo di pagamento dei traffici illeciti e per il riciclaggio di denaro.
Come le mafie tradizionali anche queste organizzazioni criminali cinesi, composte per lo più da gruppi appartenenti alle stesse famiglie, utilizzavano la loro ala armata per dominare il territorio di influenza con atti di intimidazione e violenza, soprattutto nei confronti dei connazionali, e, in particolare, con un radicato concetto di vendetta, che spesso sfociava in vere e proprie faide.
L’attività di questi giorni si colloca in un più ampio progetto operativo denominato “Squadra mobile”, intrapreso dallo Sco a partire dal 2023 e già applicato in altri ambiti, tra cui la devianza giovanile, lo sfruttamento della manodopera, il gioco illegale, la prostituzione, il furto di autoveicoli e le irregolarità nelle procedure di ingresso disciplinate dal decreto flussi.
2 settembre 2025
Nella tarda serata di ieri, è stato arrestato a Barcellona un trentottenne cittadino cinese, punto di riferimento della criminalità sinica pratese e milanese nello smercio dello stupefacente, ricercato in esecuzione di due mandati di arresto europeo emessi dall'Autorità Giudiziaria di Prato, evaso l'11 luglio scorso in maniera rocambolesca dalla Questura di Prato, ove si trovava in stato d'arresto, eludendo la sorveglianza in atto.
Coordinate dalla Procura della Repubblica di Prato, le immediate e articolate attività di indagine - che hanno trovato nelle attività intercettive e nell'impiego della strumentazione tecnica l'elemento trainante - hanno consentito agli investigatori della Squadra Mobile di Prato e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con il supporto operativo della Polizia Nazionale Spagnola, che ha operato tramite il Grupo Fugitivos della Comisarìa Judidicial e il Grupo Fugitivos de Barcelona, di arrestare il cittadino cinese, in via Carrer de Sant Antoni, nel quartiere residenziale Sants della città di Barcellona.
Le investigazioni che sono state avviate a seguito della sua evasione, hanno permesso di ricostruire il percorso dell'evaso, il quale, nel tentativo di sfuggire alla giustizia, ha attraversato l'Europa. Si è, infatti, recato prima in Belgio, poi in Spagna, per rientrare nuovamente in Belgio, raggiungere ancora una volta la Spagna, dirigersi in Francia (a Perpignano e Le Boulou) per rientrare da ultimo in Spagna, a Barcellona, dove si è conclusa la sua fuga, dopo appena due mesi di latitanza. Una latitanza resa possibile dalla vasta rete dei contatti e delle coperture di cui latitante ha dimostrato di disporre nella provincia di Prato e in Europa in seno alla comunità cinese.
Le attività di indagine transnazionale si sono basate sull'impiego degli strumenti di cooperazione internazionale, che hanno attivato la collaborazione delle autorità giudiziarie e di polizia belga e spagnola; strumenti veicolati attraverso i canali della struttura Eurojust e del Servizio di cooperazione internazionale di Polizia. Le investigazioni si sono nutrite del supporto tecnico soprattutto della Squadra Mobile della Questura di Prato e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della sua articolazione territoriale fiorentina (Sisco), i cui appartenenti sono stati autorizzati a lavorare direttamente in Belgio e in Spagna.
Il profilo criminale dell’arrestato
In Italia da circa 10 anni, epigono della cultura criminale economica mitteleuropèa cinese radicata in Europa, secondo la prospettazione accusatoria, il cittadino cinese ha sempre soggiornato clandestinamente beneficiando di consistente disponibilità di denaro e di alloggi messi a disposizione dalla fitta rete dei suoi collaboratori, che nel tempo lo ha agevolato e favorito nella sua attività di introduzione dello stupefacente nei mercati della droga sintetica - facendolo diventare un rilevante fornitore degli avventori dei Karaoke TV ("KTV") di Prato, locali frequentati da cittadini cinesi dove vengono consumate droghe liberamente e offerte prestazioni sessuali a pagamento - nonché di contraffazione e di ricettazione.
Con precedenti per smercio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, ricettazione e reati contro il patrimonio, gravato da un ordine di custodia cautelare emesso dal GIP di Prato, il 2 febbraio 2024, mentre era sottoposto alla misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il cittadino cinese, a seguito di perquisizione, veniva trovato in possesso di metanfetamina, di un coltello a serramanico, di una pistola semiautomatica marca Amadini Sandro, modello Sentry, cal 45, con 5 colpi in argento dello stesso calibro inseriti nell'arma, di varie armi bianche (due macheti, un pugnale e quattro coltelli di varia natura), di una fiamma ossidrica artigianale, di un trapano a manovella, di due piedi di porco della lunghezza di sessanta centimetri e di una tenaglia. Dai suoi telefoni emergevano una serie di contatti e interlocuzioni che hanno permesso di appurare come lo stesso fosse un punto di riferimento per quella parte della comunità cinese che si dedica allo smercio di sostanze stupefacenti, avvalendosi di collaboratori che provvedono al confezionamento e alla loro consegna, nonché per la compravendita di documenti contraffatti, di abbigliamento e di accessori di lusso di provenienza delittuosa.
Come ricordato, il 10 luglio scorso il cittadino cinese era stato rintracciato dagli uomini della Squadra Mobile di Prato all'interno di un appartamento a Prato e tratto in arresto assieme alla propria moglie, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Prato, e in quanto all'interno della casa sono stati sorpresi in possesso di mezzo chilo di droghe sintetiche, cocaina e circa quattromila euro in contanti, oltre a un passaporto di Taiwan con timbro di ingresso nell'area Schengen falso. Mentre si trovavano entrambi in stato di arresto presso i locali della Questura di Prato, sebbene ammanettato, il predetto riusciva a liberarsi delle proprie manette di sicurezza alle quali era assicurato e a darsi alla fuga, così dimostrando la sua notevole capacità di eludere i controlli. Un'evasione agevolata anche dalle consistenti carenze di organico rispetto ai molteplici impegni che oberano la Squadra Mobile di Prato, organo investigativo centrale nelle investigazioni dirette dalla Procura di Prato.
La rete dei fiancheggiatori e l'individuazione dell'evaso
La ricostruzione delle fasi successive alla sua fuga ha permesso di ricostruire la fitta rete di fiancheggiatori, posizioni che sono al vaglio degli inquirenti, che hanno consentito all’evaso prima di lasciare l'Italia, e poi di fornirgli l'aiuto e il denaro necessario per finanziare la sua latitanza, che gli investigatori hanno ricostruito seguendo gli indizi del suo passaggio tra le città di Anversa, Bruxelles, Perpignano, Le Boulou e, soprattutto, nella città di Barcellona, dove ieri sera si è conclusa la sua fuga. L'individuazione del telefono nella sua disponibilità, ricevuto da uno dei suoi sodali, subito dopo la sua evasione, debitamente intercettato in Italia, in Belgio e in Spagna, l'analisi dei tabulati telefonici delle utenze che è risultato utilizzare, unitamente al riconoscimento della sua persona al gate dell'aeroporto di Bruxelles, mentre si stava imbarcando su volo del 12 agosto 2025, ore 22,05, diretto a Barcellona, ha reso possibile la sua individuazione e localizzazione. La consultazione della lista di imbarco ha consentito di appurare che il cittadino cinese è risultato viaggiare sotto falsa identità e con documenti falsi. La successiva analisi dei tabulati telefonici e delle celle telefoniche ha confermato la sua presenza all’aeroporto di Zaventem (l'aeroporto centrale di Bruxelles) e dell'itinerario che lo ha portato a sbarcare nella città di Barcellona.
Nella giornata di ieri, a seguito della analisi delle celle agganciate dal telefono con utenza italiana nella sua disponibilità, ha portato gli investigatori a restringere l’area di ricerca individuata nella zona in cui è stato tratto in arresto, a seguito di appositi servizi di osservazione e pedinamento.
La presunzione di non colpevolezza
La responsabilità dell'arrestato e dei soggetti che risultano aver favorito la sua clandestinità dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato
6 ottobre 2025
Sotto il coordinamento dell’European Public Prosecutor’s Officie (EPPO) di Bologna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Prato hanno dato esecuzione a provvedimenti emessi dai Tribunali di Ferrara e Trani, volti a colpire un’associazione criminale dedita alla vendita di autovetture di lusso di origine tedesca.
Il profitto del reato ricostruito dalle Fiamme Gialle pratesi ammonta complessivamente a circa 43 milioni di euro, cifra confermata dagli organi giudicanti nell’ambito delle ordinanze che hanno disposto l’applicazione di misure cautelari reali sui capitali sociali di 8 società, 7 appezzamenti di terreno, 3 immobili residenziali, n.1 concessionario auto, 41 autovetture (tra le quali spiccano Ferrari, Lamborghini e Porsche) per un valore di mercato complessivo di circa 3,5 milioni di euro ed oltre 50 conti bancari con disponibilità liquide complessive, al momento, di oltre € 1,2 milioni di euro. Contestualmente alla notifica dei provvedimenti sono state eseguite perquisizioni locali di oltre 15 siti target, tra residenze, sedi di imprese attive ed altre unità locali nella disponibilità degli indagati.
Le attività investigative condotte dai Finanzieri del Gruppo di Prato hanno preso le mosse da un esposto presentato da un acquirente che lamentava difficoltà nel perfezionamento dell’immatricolazione di una vettura usata acquistata tramite un concessionario multimarca da un venditore tedesco.
Le preliminari evidenze raccolte hanno permesso di individuare l’esistenza di un contesto criminale di proporzioni ben più ampie, tali da interessare l’area di competenza della Procura Europea (Organismo Giudiziario comunitario, appositamente istituito nel 2017 per il contrasto alle frodi fiscali ed in materia di spesa pubblica di portata unionale).
Pertanto, sotto la direzione della citata Autorità Giudiziaria sono stati condotti pregnanti accertamenti di polizia giudiziaria, sfociati nell’esecuzione di intercettazioni telefoniche, indagini bancarie, perquisizioni presso agenzie di pratiche auto, ricostruzione dei flussi di vendita di oltre 1700 autovetture, nonché nell’instaurazione di iniziative di cooperazione internazionale con le autorità tedesche e lo sviluppo di indagini transfrontaliere.
Il quadro probatorio raccolto ha posto in evidenza l’esistenza di un sistema altamente organizzato di raccolta degli ordini di acquisto tramite concessionarie multimarca compiacenti, l’individuazione dei veicoli target presso grandi rivenditori di usato tedeschi e la definizione di pratiche di importazione tali da permettere l’immatricolazione in Italia dei veicoli senza il pagamento dell’IVA, ricorrendo all’interposizione di società di comodo estere, intestate a prestanome e flussi di falsa fatturazione.
Inoltre, al fine di rendere ulteriormente difficoltosa la riconducibilità dello schema evasivo alle concessionarie coinvolte, gli indagati hanno altresì posto in essere schemi di periodica cessazione e riapertura delle partite IVA impiegate per l’acquisto degli automezzi, senza tuttavia variare l’ubicazione degli showroom e l’insegna commerciale utilizzata, al fine di continuare a beneficiare della visibilità commerciale acquisita nel tempo.
Il risparmio fiscale indebitamente realizzato costituiva, quindi, la base per l’attuazione di strategie di pricing aggressivo, immettendo nel mercato autovetture di fascia alta e medio-alta a prezzi altamente concorrenziali.
Il castello accusatorio accuratamente composto dai Finanzieri di Prato, sotto il coordinamento della Procura Europea di Bologna è stato trasfuso in n. 2 richieste di adozione di misure cautelari reali, trasmesse ai tribunali di Ferrara e Trani, competenti rispetto all’ubicazione delle principali concessionarie auto individuate.
Le Autorità Giudiziarie interessate hanno condiviso in toto le tesi accusatorie formulate restituendo n. 2 provvedimenti di sequestro finalizzati alla confisca per un importo complessivo di circa 43 milioni di euro, la cui esecuzione è stata accompagnata da mirate attività di perquisizione domiciliare a carico degli indagati e delle sedi delle imprese coinvolte.
Tali ultime attività sono state sviluppate con il supporto dei Reparti del Corpo competenti per le circoscrizioni di Ferrara, Bologna, Andria, Trani, Molfetta e Crotone, supportati da pattuglie del Gruppo Prato, inviate in loco per il coordinamento delle operazioni.
Si rappresenta, in ogni caso, che la responsabilità dei soggetti dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
16 ottobre 2025
Nella giornata dell’8 ottobre u.s., operatori della Squadra Mobile della Questura di Prato, nell’ambito di un servizio di P.G. finalizzato alla prevenzione e la repressione del traffico illecito di sostanze stupefacenti, hanno arrestato in flagranza di reato un cittadino italiano, domiciliato a Prato, ritenuto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sequestrando nella circostanza un consistente quantitativo di sostanza stupefacente.
In particolare, l’operazione di polizia giudiziaria si colloca nella serrata attività investigativa espletata da questa Squadra Mobile e finalizzata al contrasto e alla repressione dei reati ascrivibili a commercializzazione e spaccio di sostanze stupefacenti in questo territorio.
Nello specifico, gli investigatori di questa Squadra Mobile hanno espletato un’accurata attività di indagine, con mirati servizi di osservazione e pedinamenti nei confronti del soggetto, cittadino italiano quarantaseienne con numerosi precedenti penali inerenti a rapine, furto in abitazione e porto di abusivo di armi clandestine, il quale era già attenzionato in quanto da tempo gravitante nel mondo dello spaccio.
Gli investigatori seguivano i suoi spostamenti sino ad arrivare in località Chiazzano, in provincia di Pistoia, dove si era da poco trasferito in un immobile a lui non riconducibile.
Gli investigatori, facendo accesso nel summenzionato immobile, riscontravano la presenza dell’uomo all’interno e pertanto procedevano alla perquisizione personale e domiciliare, dalla quale si rinvenivano numerosi panetti di hashish dal peso di quasi 16 kg, 2 kg di marjuana,1 kg di cocaina, 1 kg di eroina ed un altro kg di sostanze sintetiche, come anfetamina, metanfetamina e MDMA.
Inoltre, venivano rinvenuti 1.875 euro in contanti, una pistola scacciacani priva di tappo rosso, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione ed un’agenda manoscritta con appuntate somme di denaro, quantitativi di stupefacenti e ordini per varie cessioni.
La sostanza stupefacente ed il materiale venivano sequestrati, mentre l’uomo veniva accompagnato presso gli Uffici della Questura di Prato per gli adempimenti di rito a cui seguiva l’arresto in flagranza di reato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, veniva associato presso la Casa Circondariale di Pistoia.
“La responsabilità del soggetto arrestato dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, il medesimo potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
8 novembre 2025
Nella serata di ieri 7 novembre, la Polizia di Stato, nello specifico gli investigatori di questa Squadra Mobile, hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di un cittadino cinese di 35 anni, ritenuto responsabile, unitamente a un complice, di tentato omicidio e rapina a mano armata ai danni di una connazionale di 46 anni, dedita all’attività abusiva di tassista. L’operazione, che è stata eseguita nei pressi dell’uscita autostradale Prato Ovest, si inserisce in un’articolata attività investigativa volta a contrastare la criminalità all’interno della comunità cinese.
I fatti risalgono alla notte tra il 17 e il 18 aprile 2025. La vittima, contattata tramite un social network, si recava in una via cittadina, per prelevare il fermato, che aveva richiesto un trasporto verso Vaiano. Una volta a bordo dell’autovettura, seduto sul sedile posteriore, l’indagato chiedeva di essere condotto in una zona isolata del comune per incontrare un amico. Qui, dopo aver fatto fermare il veicolo, minacciava e rapinava la donna, sottraendole due telefoni cellulari e la somma di 9.000,00 euro. Subito dopo, l’indagato afferrava una ciabatta elettrica e usava il cavo per strangolarla, colpendola contemporaneamente con pugni al volto. L’uomo desisteva dall’azione criminale, vedendo transitare una pattuglia dei Carabinieri di Vaiano. Da ultimo, dopo essersi messo alla guida del veicolo per condurlo verso Prato, arrestava la marcia e utilizzando una pistola calibro 9 sparava al volto della vittima , colpendola all’ altezza dell’ orecchio sinistro, per poi darsi alla fuga a piedi, lasciando la donna svenuta nell’autovettura.
La vittima, ripresasi, raggiungeva la strada chiedendo aiuto. L’intervento tempestivo di personale sanitario e di un agente della Polizia di Stato fuori servizio ha permesso di salvarle la vita.
L’attività investigativa, condotta con analisi di tabulati telefonici, intercettazioni e accertamenti tecnico-scientifici, ha consentito agli investigatori della Squadra Mobile di individuare il fermato grazie alla presenza del suo DNA sulla prolunga utilizzata per lo strangolamento e sul volante del veicolo. Determinante è stata anche la collaborazione della vittima. Il fermo è stato disposto per il pericolo di fuga, accertato dagli inquirenti.
Durante le perquisizioni domiciliari e nel garage del fermato, sono stati sequestrati circa 9 kg di sostanze stupefacenti (anfetamine, ecstasy, MDMA, oppiacei e hashish) per un valore di oltre 200.000 euro, utensili per la modifica di armi da fuoco, una pistola pronta all’uso con munizioni e altre due pistole in fase di alterazione. In tale contesto, è stato arrestato un secondo cittadino cinese di 39 anni per detenzione di stupefacenti e armi.
Le indagini proseguono per chiarire il ruolo di altri soggetti nei reati di tentato omicidio e rapina. La Procura della Repubblica di Prato ha richiesto la convalida del fermo e dell’arresto, nonché la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati.
“La responsabilità dei soggetti arrestati dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.”
4 dicembre 2025
Nella mattinata odierna la Polizia di Stato di Prato ha dato applicazione alla misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un uomo dell’età di cinquantatré anni, ex guardia giurata, impegnato nelle pratiche della idrocolonterapia (lavaggio del colon con apparecchio dedicato) in uno studio medico gestito dalla moglie, esercente attività medica endoscopista, nella città di Prato.
Nello specifico, la misura cautelare è stata emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Prato su richiesta della Procura della Repubblica di Prato in relazione all’attività d’indagine.
Gli esiti investigativi raggiunti dai poliziotti della Squadra Mobile hanno fatto emergere una situazione di illegalità riconducibile ad esercizio abusivo dell’attività medica, da parte del soggetto attinto dal provvedimento restrittivo, che risulterebbe aver consumato condotte di violenza sessuale in pregiudizio di almeno tre pazienti di sesso femminile, due delle quali hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi patiti.
La pratica invasiva della idrocolonterapia è stata pubblicizzata dalla titolare dello studio sui social network, come un intervento medico, che comporta rischi di perforazione del colon, utilizzato per ripulire dalle scorie il colon e dare beneficio a pazienti con patologie gastrointestinali.
I reati ipotizzati per i quali si procede, sono esercizio abusivo della professione medica e violenza sessuale per l’indagato colpito dalla misura e delitto di esercizio abusivo della professione per la titolare dello studio, che avrebbe determinato e diretto l’attività di chi ha concorso nell’attività abusiva, al quale ha indirizzato i pazienti.
Durante l’esecuzione del provvedimento cautelare sono emerse le precarie condizioni igienico-sanitarie dello studio medico teatro dell’illecito agire, che sono al vaglio del locale ufficio di igiene e sanità pubblica della USL Toscana Centro.
Durante il controllo, infatti, alcune sonde utilizzate nella somministrazione della terapia, sono state rinvenute ancora da utilizzare, nei pressi di un bidone della spazzatura.
Alla luce degli elementi emersi nell’indagine, la Procura invita i pazienti che hanno subito abusi sessuali o comportamenti prevaricatori a denunciare presso questa Squadra Mobile.
Si rappresenta inoltre che le responsabilità degli indagati, ivi compreso del destinatario del provvedimento cautelare, dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
8 dicembre 2025
Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha arrestato un cittadino straniero ritenuto essere l’autore di diverse recenti aggressioni ai danni di donne perpetrate in questo centro cittadino.
L’arresto è avvenuto a seguito di un nuovo episodio di aggressione accaduto nella serata di sabato 6 dicembre u.s. in questa piazza delle Carceri ai danni di una donna italiana, colpita al volto con un oggetto affilato da un uomo poi datosi alla fuga.
Personale della Squadra Volante della Questura prontamente intervenuto sul luogo a seguito dell’accadimento, grazie alla descrizione fornita dalla vittima e mediante il monitoraggio delle telecamere cittadine, individuava e celermente raggiungeva l’autore che, alla vista della pattuglia, si dava alla fuga opponendo resistenza agli operatori intervenuti i quali riuscivano tuttavia a bloccarlo in sicurezza.
Condotto in Questura per gli accertamenti di rito, l’uomo è risultato essere un giovane di origini magrebine, già sospettato per altri sei analoghi episodi avvenuti nelle settimane precedenti.
Lo straniero veniva quindi tratto in arresto in flagranza per i reati di lesioni personali aggravate dall’odio etnico-razziale e resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale.
A seguito del predetto episodio nei confronti dell’aggressore, risultato incapace di intendere e volere e di stare in giudizio ma ritenuto essere soggetto pericoloso, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Prato emetteva un’ordinanza di ricovero presso una struttura del servizio psichiatrico ospedaliero su richiesta della locale Procura della Repubblica.
L’anzidetta misura veniva eseguita da personale della Squadra Volante e della Squadra Mobile della Questura di Prato nella serata di domenica 7 dicembre 2025, mediante l’associazione dell’indagato presso il reparto psichiatrico dell’ospedale Santo Stefano di Prato, fino all’eventuale individuazione di una struttura più idonea.
“La responsabilità del soggetto arrestato dovrà essere vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, il medesimo potrà considerarsi colpevole solo sulla base di una sentenza passata in giudicato”.
22 dicembre 2025
Prato – Polizia di Stato - Contrasto allo sfruttamento della prostituzione - Sequestro preventivo di un appartamento condominiale destinato al meretricio. Sequestrato denaro in contante connesso all'attività di sfruttamento della prostituzione, posto in essere da un quarantenne italiano.
Nel pomeriggio odierno, 22 dicembre c.m. , la Polizia di Stato di Prato, su delega della Procura della Repubblica ha eseguito il decreto di sequestro disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, concernente il sequestro preventivo dell'appartamento posto a pianterreno, dello stabile condominiale ubicato a Prato, in via Ferrucci, al cui interno è risultata essere stata svolta attività di meretricio per un anno e tre mesi - da parte di due donne di nazionalità brasiliana (una di trent'anni e l’altra di trentacinque anni), entrambe clandestine sul territorio nazionale, in quanto prive di permesso di soggiorno.
L'immobile era stato locato a fronte del pagamento di un canone di 900,00 euro mensili dall'indagato italiano di quarant'anni, destinatario del provvedimento cautelare reale, accusato di sfruttamento della prostituzione e di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Questi aveva concesso in sub locazione l'appartamento alle due donne brasiliane, onde consentire consapevolmente il suo utilizzo, al fine dell'esercizio della prostituzione e in tal modo favorire l'attività stessa, considerato che le due sarebbero state impossibilitate, per la loro condizione di illegalità nel territorio dello Stato, a sottoscrivere un contratto di locazione. L’indagato avrebbe sfruttato le due donne, percependo in contanti il canone locativo pari a 2.000,00 euro complessivi, prezzo sproporzionato rispetto al valore di mercato.
Le investigazioni, curate da questa Squadra Mobile e coordinate dalla Procura della Repubblica di Prato, hanno tratto origine dalla denuncia presentata dalla proprietaria dell'immobile, dalla stessa locato all'indagato.
Le attività di indagini hanno consentito di rinvenire all'interno dell'appartamento in questione le due prostitute ed oggetti chiaramente riconducibili all’ attività di meretricio.
Presso un diverso immobile, destinato a residenza dell'indagato, sono state rinvenute sim card intestate anche ad altri soggetti dei quali sono state trovate le copie dei relativi documenti di identità, plurimi telefoni cellulari e 71.700,00 euro in contanti, in ordine ai quali l'indagato non ha fornito giustificazione e che si configurano come guadagni sproporzionati rispetto alle entrate lecite ascrivibili al destinatario del provvedimento cautelare reale e ragionevolmente collegati all'attività di sfruttamento del meretricio.
Le perquisizioni hanno consentito, altresì, di rinvenire un contratto di locazione intestato all'indagato riferito a un ulteriore immobile commerciale situato a Pistoia, al cui interno è stata individuata una giovane donna sudamericana di ventitré anni, residente in Spagna, conduttrice di altro immobile sublocato dall'indagato ad altre peripatetiche.
L'indagato risulta essere stato condannato con sentenza di primo grado del 29 gennaio 2021 (in relazione alla quale pende giudizio d'appello) per il delitto di sfruttamento della prostituzione, posta in essere nell'ottobre del 2012 e nel gennaio 2013, in Calenzano.
Il mercato della prostituzione nel territorio pratese
Il risultato ottenuto si inserisce nel percorso avviato per rafforzare il contrasto al fiorente mercato della prostituzione radicato nel territorio pratese. Un mercato conteso da esponenti della criminalità cinese, pakistana e italiana, che risulta polarizzare plurime attività delittuose, quali lo sfruttamento della prostituzione, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e delitti a base violenta, come estorsioni, danneggiamenti e incendi dolosi
Presunzione di non colpevolezza
La responsabilità penale degli indagati e degli imputati dovrà essere rigorosamente vagliata nelle successive fasi del procedimento. In virtù della presunzione di non colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una sentenza passata in giudicato.
ANNO 2024
10 gennaio 2024
Smantellata dalla Guardia di Finanza di Prato un’ingente frode fiscale nel settore del “Pronto Moda”, perpetrata mediante l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 60 milioni di euro ed IVA per oltre 10 milioni di euro da parte di società e ditte individuali situate nel distretto industriale pratese.
L’attività ha preso le mosse dall’analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi dedicati finalizzati a disarticolare le filiere di imprese intestate a prestanome realizzati dal Comando Regionale Toscana, con il fine di contrastare l’evasione fiscale e contributiva perpetrata grazie al fenomeno delle imprese “apri e chiudi”, mediante il quale gli imprenditori “di fatto” esercitano attività d’impresa in costante evasione d’imposta, avvalendosi di soggetti economici “di comodo”.
In tale contesto, sulla base delle direttive operative del Comando Provinciale di Prato, i finanzieri del Gruppo di Prato, con il coordinamento della locale Autorità Giudiziaria, hanno messo sotto la lente d’ingrandimento ben 21 imprese operanti nel settore dell’abbigliamento, collegate tra loro in un complesso sistema di frode fiscale.
Le indagini delle Fiamme Gialle, sviluppatesi attraverso accertamenti bancari ed analisi del fatturato delle imprese, hanno consentito di riscontrare l’esistenza di otto ditte individuali operanti sul territorio pratese, prive di strutture aziendali effettive tali da giustificare i volumi fatturati e intestate a soggetti “prestanome”, funzionali alla sola emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti ed alla movimentazione verso l’estero delle ingenti disponibilità finanziarie.
Ricostruendo i flussi finanziari, i finanzieri hanno dunque individuato gli utilizzatori delle predette fatture relative ad operazioni inesistenti, segnalando alla locale Procura della Repubblica anche 13 imprese che si avvalevano dei predetti documenti fittizi.
In questo modo, sono stati denunciati in tutto 21 soggetti per svariati reati connessi alle false fatturazioni, all’omessa e infedele dichiarazione dei redditi e ai fini IVA, e alla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
All’esito delle indagini, e a riprova dell’approccio integrato adottato dai finanzieri per il contrasto alla criminalità economico-finanziaria, i militari del Gruppo di Prato hanno portato a termine dei controlli fiscali nei confronti delle imprese coinvolte, ricostruendo e segnalando all’Agenzia delle Entrate un fatturato complessivo di circa 60 milioni di euro, ed IVA evasa per oltre 10 milioni di euro.
27 gennaio 2024
PRATO, 27 GEN - Arrestati stamani a Prato dai carabinieri tre tunisini tra i 18 e i 29 anni bloccati i mentre stavano rapinando un 27enne in strada, colpendolo a calci e pugni e puntandogli un coltello alla gola. E' successo in via del Campaccio dove insieme ai carabinieri è intervenuta anche la guardia di finanza. Le pattuglie di militari li hanno fermati ma con non poca difficoltà. Sono arrivati carabinieri anche da Montemurlo e Poggio a Caiano. L'intervento ha limitato le lesioni alla vittima, che è dovuto andare al pronto soccorso dell'Ospedale di Prato. Le perquisizioni personali consentivano di scoprire, oltre al coltello utilizzato per la rapina, un secondo coltello nella manica del giubbotto di uno dei tre malviventi. Sono coltelli, con lama di circa 23 centimetri e sono stati sequestrati. Gli arrestati, irregolari in Italia, venivano associati presso la Casa Circondariale di Prato a disposizione della procura. Ora le indagini vogliono stabilire se i tre arrestati sono coinvolti nelle rapine in strada, fenomeno emergente avvenuto con più episodi nei mesi scorsi a Prato e nella provincia. (ANSA).
21 febbraio 2024
Sotto il coordinamento della Procura europea, uffici tedeschi di Colonia e Monaco (GERMANIA) ed ufficio italiano di Bologna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Prato hanno contribuito a riscontrare un’ingente frode fiscale nel commercio di autoveicoli di lusso, a seguito della quale sono state eseguite oltre 130 perquisizioni e tre misure cautelari eseguite nei procedimenti dalla Procura europea di Colonia e Monaco oltre al sequestro di un milione di euro giacente in conti correnti tedeschi e 35 autovetture di lusso.
Le attività investigative condotte dai Finanzieri del Gruppo di Prato hanno fornito un importante supporto nel disvelare un’organizzazione che si è avvalsa di aziende tedesche per vendere in modo fraudolento automobili – sia usate che nuove – dalla Germania ad altri Stati membri, utilizzando una frode “carosello” sull’IVA intracomunitaria, sfruttando le norme dell’UE sulle cessioni transfrontaliere tra suoi Stati membri.
In buona sostanza, gli indagati avrebbero acquistato veicoli su larga scala da vari concessionari di automobili tedeschi, per poi utilizzare una rete di società di comodo e fatture false per simulare la vendita dei veicoli ad altri Stati membri, al fine di eludere il pagamento dell’IVA.
Le società di comodo italiane sono state registrate a nome di prestanome che si sono sostituiti formalmente alle controparti effettive coinvolte nell'acquisto e nella vendita delle autovetture da immatricolare. Pertanto, il citato sistema di transazioni commerciali fittizie ha permesso l’immatricolazione in Italia delle vetture direttamente a nome dell’acquirente finale, senza generare alcun debito fiscale in capo ai rivenditori effettivi (perlopiù costituiti da concessionari di auto di lusso usate multimarca), poiché le auto risultavano consegnate a società commerciali, molte delle quali risultate delle mere cartiere, che non adempiono ai propri obblighi fiscali nel proprio paese.
Il sistema illecito messo in piedi dall’organizzazione criminale ha causato un danno stimato di oltre 60 milioni di euro in termini di IVA evasa solo in Germania, e ha contribuito a un’ulteriore vasta evasione fiscale in Italia.
L’indagine è stata condotta con il supporto di Europol, degli uffici investigativi fiscali tedeschi di Monaco di Baviera (Ufficio delle imposte di Monaco – Ufficio di investigazione fiscale), dall’Ufficio delle imposte per questioni fiscali penali e Investigazione fiscale di Colonia, ed ha visto impegnate le Fiamme Gialle in numerose perquisizioni, effettuate contemporaneamente in Germania e in Italia nelle regioni del Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria, Lazio, Campania e Puglia.
14 marzo 2024
Scoperta dalla Guardia di Finanza di Prato un’ingente frode fiscale nel settore del “Pronto Moda”, perpetrata mediante l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 35 milioni di euro da parte di società e ditte individuali, tutte operanti nel Macrolotto Pratese.
L’attività è originata da un collaudato programma di analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi dedicati finalizzati a disarticolare le filiere di imprese intestate a prestanome realizzati dal Comando Regionale Toscana, con il fine di contrastare l’evasione fiscale e contributiva perpetrata grazie al fenomeno delle imprese “apri e chiudi”, mediante il quale gli imprenditori “di fatto”, schermandosi dietro altri soggetti economici quali prestanome, molto spesso rappresentati dagli stessi dipendenti incardinati nelle strutture aziendali, esercitano le attività d’impresa in costante evasione d’imposta.
Un lavoro determinante e certosino dunque quello eseguito dai finanzieri pratesi, teso al contrasto dell’annoso fenomeno radicato su territorio, oramai rodati a particolari expertise, grazie alle quali, scansionando complesse filiere di gestione ed elaborando ripetute intersezioni tra soggetti irreperibili, fittizi, di “comodo”, riescono a risalire a coloro che reggono le fila di aziende create ad hoc strumentali all’evasione ed all’esecuzione di continui illeciti, inquinando un’economia territoriale che ha rappresentato nel tempo una vera e propria eccellenza.
Anche questa volta, nel disarticolare un paradigma oramai collaudato, le Fiamme Gialle del Gruppo di Prato, con il coordinamento della locale Autorità Giudiziaria, hanno individuato l’esistenza di 9 ditte individuali operanti solamente pro forma sul territorio italiano, prive di strutture aziendali effettive tali da giustificare gli ingenti volumi fatturati, e intestate a soggetti “prestanome” carenti di qualsiasi referenzialità in ambito imprenditoriale, funzionali alla sola emissione di fatture relative ad operazioni commerciali inesistenti per il successivo abbattimento delle imposte dovute da altre imprese utilizzatrici di tali fatture.
Come di consueto, ciascuna di tali imprese, trascorsi pochi anni dal suo avvio, cessava sistematicamente la propria attività con l’insorgere dei primi debiti erariali, spesso di importo rilevante, al fine di evitare ripercussioni derivanti da procedure amministrative di accertamento.
Le articolate indagini hanno consentito di segnalare all’Autorità Giudiziaria 14 soggetti, di cui i titolari delle 9 predette ditte individuali, i 2 rappresentanti legali delle ditte utilizzatrici delle fatture emesse e 3 “titolari di fatto”, che, attraverso lo schermo dei prestanome, gestivano le imprese emittenti.
Le attività si sono concluse con la ricostruzione e la segnalazione all’Agenzia delle Entrate di un fatturato complessivo di oltre 24 milioni di euro, ed un’IVA dovuta per oltre 10 milioni di euro da parte delle imprese coinvolte.
I quattordici soggetti coinvolti sono stati segnalati per i reati di emissione e utilizzo di fatture false e di omessa dichiarazione e rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato.
6 aprile 2024
Continua senza sosta l’attività dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Prato nel contrasto al lavoro sommerso. Questa volta le ispezioni delle Fiamme Gialle hanno consentito di scoprire l’utilizzo di oltre 100 lavoratori non in regola nel settore manifatturiero e denunciare il titolare dell’azienda per l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
La necessità di contrastare tale fenomenologia illecita in termini di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che rispettano la normativa, minori entrate per lo Stato e disagio sociale per i lavoratori occupati irregolarmente, ha indotto il Comando Regionale Toscana ad avviare delle attività di analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi finalizzati a contrastare il fenomeno dell’impiego irregolare di manodopera nei processi produttivi, a tutela dei distretti industriali.
In particolare, le indagini condotte dal Gruppo di Prato a seguito di un accesso svolto congiuntamente all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Prato e Pistoia hanno riguardato una società che operava presso la stessa sede di una cooperativa, priva di struttura e organizzazione di mezzi propri pur avendo in carico numerosi lavoratori dipendenti, presentando pertanto evidenti profili di rischio fiscale, quali l’omesso versamento delle imposte.
Dopo che l’attenzione investigativa si è spostata sull’effettiva dislocazione dei lavoratori nell’ambito delle due società e su chi “di fatto” esercitasse il potere datoriale, è stato possibile inquadrare l’attività della cooperativa come somministrazione di manodopera, svolta però in assenza dei requisiti previsti, ovvero l’autorizzazione del Ministero competente. In buona sostanza la stessa è stata utilizzata unicamente con lo scopo di sgravare la società “operativa” dagli oneri fiscali e previdenziali connessi all’assunzione dei dipendenti, senza poi provvedere al relativo versamento.
Vale la pena di ricordare che la somministrazione di lavoro, secondo la definizione contenuta nell’art. 30 del D.lgs. n. 81/2015, è un contratto mediante il quale un soggetto “mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell’interesse e sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore”. Tale contratto deve essere stipulato con un’agenzia di somministrazione autorizzata ai sensi del D.lgs. n. 276/2003 e soggiace ad una serie di limiti formali e sostanziali enunciati negli artt. 31 ss., d.lgs. n. 81/2015.
Sulla base di tali presupposti, i pertinenti approfondimenti documentali finalizzati a verificare il corretto inquadramento contributivo, previdenziale e assistenziale dei lavoratori risultati regolarmente assunti, hanno consentito di constatare una irregolare somministrazione di lavoro per oltre 100 dipendenti, oltre al mancato versamento delle ritenute fiscali previste per circa 600.000 euro. Il titolare della società è stato altresì segnalato alla Procura della Repubblica di Prato per utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ai sensi dell’art. 2 del DLgs. 74/2000.
24 aprile 2024
Questa notte, mercoledì 24 aprile, la Polizia di Stato di Prato ha arrestato, in flagranza di reato, un uomo responsabile di detenzione illegale di arma da fuoco e di resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale.
Nel dettaglio, nella decorsa notte, intorno alle ore 3,30, durante l’attività di prevenzione e controllo del territorio, un equipaggio di questa Squadra Volante, nei pressi di Via Siena, notava due persone a bordo di un’autovettura ritenuta sospetta. Gli agenti decidevano di procedere ad un controllo di polizia intimando al conducente di fermarsi; i soggetti venivano identificati per due cittadini cinesi, domiciliati a Prato, uno dei quali da controlli in Banca Dati risultava pluripregiudicato con diversi precedenti per numerosi reati inerenti gli stupefacenti, la detenzione di armi, nonché per reati contro la persona ed il patrimonio.
All’atto del controllo, l’uomo, passeggero, appariva preoccupato ed agitato e nel contempo cercava di occultare uno zaino sotto il sedile della vettura.
Gli operatori della Squadra Volante, notata la condotta dell’uomo, procedevano alla perquisizione personale e dello zaino in questione, rinvenendo numerosi oggetti atti allo scasso, dei quali il possessore non riusciva a giustificarne il possesso.
Quindi, l’uomo cercava di darsi ad una precipitosa fuga appiedata in direzione via Roma nascondendosi all’interno del portone d’ingresso di palazzi ma veniva prontamente raggiunto dagli operatori che non lo avevano mai perso di vista. Una volta raggiunto, l’uomo iniziava una colluttazione con gli agenti, colpendoli con calci violenti.
Con non poca difficoltà, gli agenti riuscivano a mettere in sicurezza il soggetto che veniva successivamente accompagnato presso gli Uffici della Questura di Prato.
Atteo il contesto operativo, si procedeva alla perquisizione domiciliare presso l’abitazione del soggetto, durante la quale veniva rinvenuta una pistola del tipo scacciacani modificata artigianalmente in modo da renderla funzionante.
L’uomo veniva quindi tratto in arresto per i reati di detenzione della pistola clandestina modificata, per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale nonché deferito in stato di libertà per possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso. Attualmente, si trova ristretto presso la locale Casa Circondariale “La Dogaia”.
Gli agenti, per le escoriazioni riportate dopo la colluttazione, ricorrevano alle cure mediche presso l’Ospedale Santo Stefano e venivano entrambi refertati con prognosi di sette giorni.
13 luglio 2024
Sono stati rintracciati e sottoposti al fermo di indiziato di delitto per tentato omicidio cinque cittadini cinesi ritenuti responsabili dell’aggressione con ferite d’arma da taglio subita da un cittadino cinese di 42 anni la notte del 6 luglio u.s.
I fatti
La notte del 6 luglio u.s. personale della Polizia Municipale di Prato interveniva in Via Marsala per una richiesta d’intervento a seguito di sinistro stradale con il conseguente investimento di un pedone. Durante i soccorsi il personale del 118 intervenuto sul posto accertava che l’uomo, trovato sanguinante ed in pericolo di vita, riportava delle ferite all’addome compatibili con un’arma da taglio e non con un incidente.
L’uomo, un cittadino cinese di 42 anni con precedenti per reati contro la persona, in gravi condizioni veniva immediatamente trasportato all’ospedale di Prato dove veniva sottoposto ad intervento chirurgico e ricoverato in prognosi riservata.
Già dalle prime ore del mattino l’attività investigativa della Squadra Mobile della Questura di Prato, diretta dal V.Q.A. Andrea BELELLI, permetteva , attraverso alcune testimonianze raccolte sul posto, di appurare che la vittima era stata trasportata successivamente al ferimento in via Marsala, nei pressi della propria abitazione, e lì lasciata in strada da un cittadino cinese a bordo di un’autovettura Audi di colore bianco, ma che in realtà l’aggressione fosse avvenuta in un luogo diverso.
Ed infatti, la ricostruzione delle ultime ore degli spostamenti dell’aggredito consentiva agli investigatori di individuare in pochissimo tempo il locale notturno, frequentato dal cittadino cinese e da altri connazionali, all’interno del quale si è accertato sia avvenuta l’aggressione.
Dall’analisi delle immagini del sistema di videosorveglianza del predetto locale, unitamente al sopralluogo effettuato in loco dalla polizia scientifica durante il quale veniva rinvenuta e repertata della sostanza ematica, si accertava che la vittima, intorno alle 2 di notte, si trovava all’interno del night quando veniva inizialmente colpita alle spalle con una bottigliata alla testa alla quale seguivano calci, pugni ed alcune coltellate all’addome. Gli autori dell’aggressione, cinque uomini di nazionalità cinese, si allontanavano poco dopo a bordo di due diverse autovetture, mentre la vittima veniva soccorsa da un dipendente del locale che, su sua richiesta, la riaccompagnava nei pressi dell’abitazione.
I rei, seppur inizialmente non noti alle locali forze dell’ordine, attraverso l’accurato studio delle immagini estrapolate e l’utilizzo di moderni software da parte degli operatori della Squadra Mobile venivano identificati e, attraverso attività tecnica di monitoraggio, localizzati.
Dopo poche ore dall’accoltellamento quattro dei cinque responsabili, localizzati dagli investigatori pratesi oramai lontani dalla provincia laniera, venivano fermati da personale della Polizia di Stato a Villa San Giovanni (RC), e sottoposti a fermo di indiziato di delitto, emesso dal Sost. Procuratore della Repubblica di Prato dott.ssa Canovai Laura, per tentato omicidio in concorso.
L’indomani anche il quinto responsabile veniva rintracciato e fermato dalla Polizia di Stato a Catania.
Sono in corso ulteriori accertamenti ed approfondimenti relativamente al movente del delitto, mentre le condizioni di salute della vittima sono in via di miglioramento.
29 maggio 2024
Portata a termine dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Prato l’operazione denominata “Rispetto delle Regole”, intrapresa a tutela dell’imprenditoria onesta della Provincia, diretta al contrasto delle fenomenologie illecite storicamente radicate nel distretto industriale pratese.
La necessità di salvaguardare il consumatore finale dall’acquisto di merce contraffatta nella convinzione che i prodotti siano sicuri e certificati e nel contempo l’esigenza del Corpo di tutelare il tessuto produttivo italiano, particolarmente colpito dai fenomeni illeciti che ledono la proprietà intellettuale, ha indotto il Comando Regionale Toscana ad avviare delle attività di analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi dedicati finalizzati a disarticolare le cosiddette “filiere del falso”.
In tale contesto, sulla base delle direttive operative del Comando Provinciale di Prato, il Gruppo di Prato ha portato a termine l’operazione RISPETTO DELLE REGOLE, nell’ambito della quale sono stati effettuati numerosi servizi di osservazione e pedinamento, incroci e sviluppo di elementi informativi acquisiti nell’ambito del controllo economico del territorio, oltre ad un’approfondita consultazione delle banche dati, individuando una serie irregolarità alla vigente normativa in materia di tutela della salute dei consumatori, sicurezza dei prodotti alimentari nonché tessili in termini di contraffazione.
L’attività ispettiva eseguita dal Nucleo Mobile del Gruppo di Prato ha permesso di sottoporre a controllo nr. 13 attività commerciali che hanno portato al sequestro di circa 10,5 milioni di prodotti, all'identificazione di 361 soggetti, e al controllo di 254 autoveicoli.
Tra i prodotti sequestrati si riportano 1,5 milioni di capi di abbigliamento e 4,2 milioni di accessori contraffatti, tutti riconducibili a noti marchi dell’alta moda, oltre 7000 metri di tessuto contraffatto nonché 20 cliché e 15 punzoni necessari alla stampa dei marchi contraffatti, che sarebbero stati in grado di trasformare in un solo giorno oltre 85.000 capi di abbigliamento anonimi in capi contraffatti, per un valore commerciale di circa un milione di euro giornalieri, oltre a 3,6 milioni integratori alimentari - in violazione al D. Lgs. 169/2004 per la loro commercializzazione, per la mancata indicazione della categoria e delle sostanze nutritive che caratterizzano i prodotti, la dose raccomandata, le avvertenze e l'effetto nutritivo, il mancato utilizzo della lingua italiana per tutte le indicazioni – 167.000 giocattoli, 570.000 prodotti di bigiotteria, 4000 cosmetici, tutti privi delle indicazioni previste dalla normativa vigente e possibilmente dannosi per la salute degli acquirenti.
L’immissione in commercio dei prodotti irregolari sequestrati dalle Fiamme Gialle avrebbe permesso un illecito profitto stimabile in circa 5,5 milioni di euro
Al termine delle operazioni, i titolari di 11 attività commerciali sottoposte a controllo sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria competente per il reato di commercializzazione di capi contraffatti, mentre ulteriori segnalazioni sono state inoltrate al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, con specifico riferimento alle ipotesi illecite connesse alla commercializzazione di integratori alimentari privi delle informazioni previste dalla vigente normativa comunitaria ed alla locale Camera di Commercio per l’avvio dei procedimenti sanzionatori connessi alle violazioni amministrative riscontrate.
Gli accertamenti tecnici effettuati con l’ausilio di consulenti specializzati hanno permesso di confermare le ipotesi investigative connesse alla contraffazione dei prodotti sottoposti a sequestro che hanno permesso all’Autorità Giudiziaria inquirente di rinviare a giudizio i responsabili.
La repressione del fenomeno della contraffazione e della sicurezza dei prodotti immessi in vendita rappresentano alcune delle priorità della Guardia di Finanza, particolarmente attiva, da un lato a tutelare il corretto funzionamento del mercato - atteso che nel breve termine, infatti, si riducono le vendite, diminuiscono i profitti e si contraggono i livelli di occupazione; nel lungo periodo, il rischio per le imprese si concretizza nella perdita di potere del marchio, provocata dalla concorrenza sleale – dall’altro a garantire la sicurezza per la salute dei consumatori contrastando la commercializzazione di prodotti privi delle informazioni previste dalla vigente normativa comunitaria.
20 luglio 2024
Comando Provinciale di Prato - Prato, 20/07/2024 10:22
I Carabinieri del Nucleo Investigativo, a conclusione di un servizio mirato alla repressione del fenomeno dello spaccio delle nuove droghe sintetiche, traevano in arresto una coppia di coniugi. In particolare il marito dell’87 e la moglie del '92 avevano organizzato una fiorente centrale di spaccio presso la propria abitazione nella quale detenevano ingenti quantità di ketamina e shaboo.
La scoperta della centrale di deposito della sostanza stupefacente è stata favorita dall’osservazione dell’attività di spaccio al dettaglio, in particolare la donna veniva sorpresa nell’atto di cedere un involucro contenente ketamina a un giovane, contestualmente segnalato alla Prefettura di Prato per la violazione amministrativa.
Ne seguiva la perquisizione all’interno dell’abitazione dei due coniugi che portava al sequestro di circa gr. 500 di ketamina e gr. 300 di shaboo, nonché di materiale vario per il confezionamento delle dosi di sostanze stupefacenti, tutto sottoposto sequestro. Veniva sequestrata altresì la somma contante circa 400 euro ritenuta provento dell’attività illecita.
I due sono stati tradotti in carcere presso le case circondariali di Prato e Firenze-Sollicciano a disposizione dell’A.G..
10 settembre 2024
Nell’ambito delle attività di prevenzione e contrasto delle condotte illecite proseguono i controlli inerenti al tracciamento delle filiere di approvvigionamento agroalimentare a tutela della salute pubblica da parte della Guardia di Finanza di Prato ricompresi nell’operazione convenzionalmente denominata “FAST FOOD”.
I Finanzieri del Comando Provinciale di Prato hanno intensificato nel periodo estivo le attività ispettive sugli esercizi operanti nella commercializzazione di prodotti agroalimentari promuovendo una capillare attività di mappatura dei canali di acquisto relativi soprattutto a prodotti d’importazione ed individuando le imprese caratterizzate da maggiori profili di rischio, sia in termini di indicazione geografica e/o denominazione di origine dei prodotti che di tracciamento delle filiere di approvvigionamento.
La capillare attività di analisi dei militari del Nucleo Mobile del Gruppo di Prato ha portato all’individuazione di tre esercizi di ristorazione etnica operanti in città, tutti connotati da una rilevante opacità delle filiere di approvvigionamento dei prodotti alimentari impiegati.
A seguito degli accessi ispettivi effettuati i militari intervenuti hanno posto al vaglio la documentazione commerciale inerente tutte le materie prime impiegate, verificando il rispetto delle disposizioni vigenti in materia di etichettatura, certificazione di origine e rispetto delle normative comunitarie e nazionali afferenti la commercializzazione e somministrazione di prodotti agroalimentari. Inoltre, avendo constatato nell’immediatezza evidenti carenze igienico-sanitarie, è stato instaurato un coordinamento con i competenti uffici del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Prato che hanno inviato i propri ispettori per l’avvio di specifici controlli che hanno portato alla sospensione delle attività nei confronti dei tre ristoranti ispezionati e alla distruzione di circa 800 kg di alimenti non rispondenti ai requisiti minimi di sicurezza in materia di conservazione ed etichettatura, implicandone il divieto di immissione al consumo.
I responsabili sono stati sanzionati ai sensi del D.Lgs. 193/2007 per la violazione del Reg. 852/2004 e le attività sono state sospese ai sensi del Reg. CE 2017/625.
10 ottobre 2024
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-03581
presentato da
LA PORTA Chiara
testo di
Giovedì 10 ottobre 2024, seduta n. 363
LA PORTA e MICHELOTTI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 1° ottobre 2024 si è verificato l'ennesimo atto violento all'interno della comunità cinese di Prato già tristemente conosciuta per alcuni componenti dediti allo sfruttamento del lavoro, immigrazione clandestina ed estorsioni legate agli ambiti imprenditoriali;
in orario notturno ed in zona residenziale prossima al Tribunale di Prato, è stata data alle fiamme la vettura di un imprenditore di pellame cinese ed adagiata a poca distanza una bara vuota con la fotografia del proprietario: simbologia, questa, che riporta alle pagine più buie della cronaca nera e di faida mafiosa;
secondo le prime ricostruzioni operate dagli agenti di polizia intervenuti, il macabro ritrovamento è da attribuirsi ad un atto intimidatorio per contrasti all'interno del mondo della criminalità organizzata cinese, circostanza nuova per questo fenomeno criminale che in passato adottava metodologie differenti e meno simboliche;
questo è solo l'ultimo degli episodi che coinvolge la suindicata comunità, dopo i procedimenti penali che si celebrano al Tribunale di Prato denominati «China Truck» e «Money Transfer» con decine di imputati, e le indagini in corso per il cosiddetto «racket delle grucce» che dal luglio del corrente anno ha dato il via ad una serie di estorsioni ed aggressioni per regolamenti di conti legati all'imprenditoria tessile e logistica cinese;
tale consorteria criminale a giudizio degli interroganti è da considerarsi a tutti gli effetti una forma mafiosa, come quelle già presenti nel nostro territorio. In tal senso è opportuno prendere le mosse dalla sentenza della Cassazione del 30 maggio 2001 n. 35914 che avalla l'applicazione del delitto di associazione mafiosa a un gruppo criminale cinese operante in Toscana e dedito al controllo anche violento delle attività dei connazionali: benché non sia, infatti, il primo arresto giurisprudenziale sulla questione, in tale occasione i giudici di legittimità hanno avuto modo di fissare alcune regole di giudizio in qualche misura innovative nel quadro di una argomentata rilettura della fattispecie incriminatrice;
gli ermellini rilevano che: «la realtà mafiosa – all'origine caratterizzata da struttura vasta e monolitica operante in ben individuati territori – è venuta trasformandosi e articolandosi in una molteplicità di organizzazioni col mutare e l'ampliarsi del genere di interessi parassitari perseguiti e con l'estendersi delle zone territoriali di influenza: fenomeno questo ricollegabile anche alle aperture via via crescenti di ogni collettività locale verso altre realtà sociali, come all'assottigliamento delle frontiere o riconducibile, per rimanere al nostro Paese, ai grandi fenomeni di immigrazioni da paese dell'est europeo e addirittura dall'estremo oriente»;
ne discende che il fenomeno mafioso cinese, talvolta difficile da accertare a causa delle numerose sentenze di estinzione del reato per intervenuta prescrizione, è ben radicato nel sistema nazionale e necessita di misure specifiche e calibrate sul fenomeno che ha usi e metodologie ben diverse da quelle in uso ad altre consorterie –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti;
quali misure di competenza intendano applicare al crescente problema della mafia cinese nel Paese e in particolare nella provincia di Prato;
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno adottare iniziative di carattere normativo affinché siano istituite sezioni distaccate della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Prato al fine di meglio conoscere ed affrontare i nuovi fenomeni mafiosi.
(4-03581)
17 ottobre 2024
Sono state eseguite quattro misure cautelari, nei confronti di imprenditori cinesi, coinvolti, a vario titolo, in attività di sfruttamento lavorativo di numerosi operai presso due ditte di confezioni, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Prato, su richiesta dell’ufficio della procura della Repubblica di Prato.
In particolare, sono state eseguite due misure degli arresti domiciliari nei confronti di due gestori occulti di ditte individuali, mentre per due dei loro familiari è stata disposta la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Prato.
La genesi dell'inchiesta è stata la collaborazione di un lavoratore cinese irregolare sul territorio nazionale, il quale ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Prato. Questi, per qualche mese, ha lavorato come operaio presso una ditta di confezioni per abbigliamento (gestita da un connazionale) ininterrottamente per tredici ore al giorno, 7 giorni su 7, in luoghi privi delle minimali cautele prevenzionistiche, senza nessuna tutela o garanzia sindacale, percependo un salario miserevole e dimorando in un alloggio di fortuna ricavato nel sottotetto di un'abitazione/dormitorio. L'attività investigativa posta in essere ha permesso di localizzare il capannone presso il quale il denunciante aveva lavorato, ubicato nella zona dell'Ippodromo di Prato. All'interno sono stati rilevati due siti produttivi (tra loro collegati), di fatto gestiti da due nuclei familiari di origine cinese (inquadrati quali meri dipendenti), i quali avevano operato precedentemente, in una sorta di continuità aziendale, attraverso altre imprese dislocate nel medesimo immobile, una subentrata all'altra con nuova denominazione e partita IVA, al fine di sottrarsi ai controlli delle istituzioni e ai debiti maturati con I' erario.
Gli accertamenti esperiti, anche attraverso l'esecuzione di indagini tecniche, ha consentito di riscontrare che presso il citato luogo avveniva la produzione di capi d'abbigliamento di distinte ditte individuali, le quali avevano come "terminali" i rispettivi showroom per la vendita.
Dalle indagini sono emersi - in danno di almeno 24 extracomunitari (di cu 4 clandestini, irregolari sul territorio dello Stato) occupati in tempi diversi, in prevalenza di nazionalità cinese - evidenti indici di sfruttamento lavorativo, quali turni massacranti fino a 13 ore, con punte di 14 ore, per 7 giorni settimanali, a fronte di stipendi mensili corrisposti in modo irregolare (in contanti e "a nero"), nessuna garanzia in termini di tutele sindacali ed in tema di malattia, riposi settimanali, tredicesima e ferie.
Parte dei lavoratori era inoltre alloggiata in dormitori funzionali al sito di produzione, caratterizzati da condizioni igienico-sanitarie carenti e da sovraffollamento.
Inoltre, nel corso delle indagini sono stati rinvenuti anche i "diari di lavoro" manoscritti da ciascun lavoratore, ove veniva annotata la produzione giornaliera e le rispettive paghe corrisposte, la cui disamina ha consentito di ricostruire il prezzo pagato per ogni capo di abbigliamento prodotto, pari a circa 13 centesimi.
Nel contesto investigato, è emersa chiaramente la volontà dei gestori di fatto delle ditte in questione di massimizzare il profitto a qualunque costo (sociale, umano, sanitario, previdenziale), obiettivo perseguito anche attraverso l'abbattimento del costo del lavoro, creando una evidente distorsione economico-concorrenziale con le altre aziende del medesimo settore che rispettano le regole e sopportano costi maggiori. È stata, poi, data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari di Prato, sempre su richiesta della Procura, finalizzato alla confisca del profitto del reato, costituito dai debiti previdenziali dovuti, per un importo complessivo pari a oltre 184.000 euro.
L'attività è frutto dell'impegno a contrastare le manifestazioni criminali in pregiudizio delle fasce più deboli della popolazione. Il denunciante è stato inserito nel percorso di tutela previsto dal Protocollo d'intesa contro lo sfruttamento e ha ottenuto, su richiesta della Procura della Repubblica, un permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 18 D. Lgs.286/98 (T.U. sugli immigrati), in assenza della possibilità di applicare la normativa sui collaboratori di giustizia, prevista solo per i cittadini italiani.
L'attività investigativa si è nutrita del prezioso contributo dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Prato e del Dipartimento della Prevenzione e Sicurezza sui luoghi di lavoro dell'AUSL Toscana Centro.
Le risultanze delle attività eseguite saranno vagliate dal giudice preposto e, dunque, la responsabilità delle persone sottoposte alle indagini dovrà essere valutata nelle successive fasi del procedimento penale. Il principio di non colpevolezza che vige nel nostro ordinamento impone di ritenere accertata la responsabilità penale solo all'esito di una pronuncia di condanna definitiva.
29 ottobre 2024
Proseguono ininterrottamente i controlli volti alla prevenzione e al contrasto delle condotte illecite per la tutela della salute pubblica, nell’ambito dell’operazione denominata “FAST FOOD”, condotta dalla Guardia di Finanza di Prato.
Anche nell’ultimo mese, i Finanzieri del Comando Provinciale di Prato hanno proseguito le attività ispettive sugli esercizi commerciali operanti nel settore della ristorazione, intensificando la consueta e capillare attività di tracciamento delle filiere di approvvigionamento ed individuando le imprese caratterizzate da maggiori profili di rischio in termini di modalità di conservazione e preparazione dei prodotti.
La capillare attività di analisi dei militari del Nucleo Mobile del Gruppo di Prato ha permesso di individuare ulteriori cinque esercizi operanti in città ed in provincia caratterizzati da evidenti violazioni alla tracciabilità dei prodotti e connotati da una rilevante situazione di rischio batteriologico per le modalità di conservazione e preparazione dei prodotti alimentari impiegati.
Gli accessi ispettivi effettuati hanno permesso l’immediata constatazione di evidenti carenze igienico-sanitarie, in termini di pulizia dei locali cucine, procedure di profilassi e modalità di preparazione e conservazione dei cibi, smaltimento dei rifiuti organici e inidoneità degli impianti.
Nell’immediatezza, come nei precedenti interventi, si è provveduto ad instaurare un coordinamento operativo con i competenti uffici del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Prato.
I Finanzieri e gli Ispettori per la prevenzione e sicurezza alimentare del Dipartimento ASL hanno avviato approfonditi e specifici controlli congiunti che hanno portato alla sospensione delle attività nei confronti dei cinque ristoranti ispezionati e al sequestro di 2105 kg di alimenti e piatti pronti non rispondenti ai requisiti minimi di sicurezza in materia di conservazione e pertanto non idonei alla loro consumazione, oltre all’individuazione di 50 lavoratori irregolari.
Nella circostanza a carico dei responsabili sono state elevate sanzioni per oltre 13 mila euro ai sensi del D. Lgs. 193/2007 per la violazione del Reg. 852/2004 e le rispettive attività sono state sospese ai sensi del Reg. CE 2017/625.
L’iniziativa ispettiva congiunta tra Guardia di Finanza e Dipartimento di Prevenzione proseguirà nei prossimi mesi al fine di mantenere l’adeguato presidio a tutela della salute dei consumatori e della leale concorrenza tra operatori di settore data la diffusione di analoghe situazioni di irregolarità nell’ambito del distretto di riferimento.
6 novembre 2024
Comando Provinciale di Firenze - Firenze, Lecce, Cosenza, Torino, Prato e Vibo Valentia, 06/11/2024 09:34
Nella mattinata di oggi i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Firenze, nelle province di Firenze, Lecce, Cosenza, Torino, Prato e Vibo Valentia, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso, dal G.I.P. del Tribunale di Firenze su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 7 soggetti indagati per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 D.P.R 309/90) nonché a 18 decreti di perquisizione personali/locali emessi nei confronti di altrettanti indagati. Il provvedimento cautelare è stato adottato, in parziale accoglimento della richiesta avanzata dal p.m., sulla base delle risultanze di un’articolata attività di indagine del Nucleo Investigativo di Firenze, sviluppata tra gennaio 2021 e la fine del 2022, che ha consentito di: - lumeggiare i rapporti criminali tra soggetti di origini calabresi stabilmente residenti in Toscana e altri corregionali, delle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria; - documentare le trattative per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina destinata al nord Italia, individuando il fornitore dello stupefacente, della provincia di Reggio Calabria, e il “broker” (che, ricevendo le richieste di partite di droga, si occupava di riportare gli ordini al fornitore ), della provincia di Vibo Valentia; - tracciare le direttrici di trasporto delle partite di stupefacenti, trasferite dalla Calabria alle principali piazze di smercio del centro-nord Italia (tra cui le città di Roma, Firenze e Torino), a bordo di auto opportunamente modificate con doppifondi; - arrestare, in flagranza di reato, nel corso delle indagini, 6 corrieri di droga e sequestrare circa 7,6 kg. di cocaina, 650 gr. di marijuana, 20.000 € in contanti e orologi di valore; - sottoporre a sequestro (ai fini della confisca “allargata”), un’abitazione privata, in provincia di Firenze, nella disponibilità di uno degli indagati; - scongiurare l’esecuzione di un attentato ai danni di un soggetto di Stefanaconi (VV) come conseguenza di dissidi legati al traffico di stupefacente, sottoponendo a sequestro una pistola clandestina e traendo in arresto l’incaricato in procinto di eseguire l’omicidio. La Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze ha diretto le indagini anche in collegamento con altre procure distrettuali antimafia italiane e con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia, per i profili di coordinamento nazionale. Si precisa che il procedimento penale è tuttora nella fase delle indagini preliminari e, per gli indagati, vige il principio di non colpevolezza sino a sentenza di condanna definitiva.
ANNO 2023
4 gennaio 2023
PRATO, 04 GEN - Identificati dai carabinieri quattro presunti autori della lite, seguita da pestaggio, avvenuta nella notte del 29 ottobre scorso a Prato tra gli avventori di un pub-ristorante, nel parcheggio di via Ebenzee, antistante lo stesso locale. Sono quattro trentenni residenti a Prato e provincia. Determinante per gli investigatori del nucleo operativo e radiomobile di Prato, si spiega in una nota, "sono state sicuramente le immagini estrapolate dal video amatoriale diventato poi virale sui social nei giorni seguenti l'evento, stante appunto la feroce violenza con cui uno dei contendenti colpiva l'avversario oramai in terra con due calci al volto". In seguito al pestaggio il ferito, un 27enne, riporto' 30 giorni di prognosi, secondo quanto riportato dalla stampa all'epoca dei fatti. In base anche ad alcune testimonianze i militari hanno individuato quattro persone, di cui tre visibili nel video, che avrebbe preso parte a "un iniziale scontro verbale poi trasformatosi nella violenta lite", "trasformando una serata goliardica in una tragedia priva di senso" e legata anche a un "eccesso" di "alterazione alcoolica". (ANSA).
22 marzo 2023
Comando Provinciale di Venezia - Venezia, 22/03/2023 10:35
Al termine di una prolungata ed articolata attività d'indagine avviata nel 2018 delegata dalla Procura Distrettuale di Venezia ai Carabinieri dei Reparto Operativo del Comando Provinciale di Ferrara, coadiuvati dai colleghi dei Comandi Provinciali di Padova, Prato e Vicenza, in data 21.03.2023 è stata data esecuzione a numerose misure cautelari a carico di cittadini cinesi presunti responsabili, a vario titolo, di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
L'indagine, per la prima volta nel nord-est, ha evidenziato gravi elementi probatori nei confronti anche della criminalità cinese, che normalmente predilige altre attività illecite, la quale risulterebbe coinvolta nel traffico di stupefacenti, anche su larga scala.
L'attività ha avuto avvio nel 2018, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ferrara, nell' ambito di un monitoraggio delle spedizioni internazionali di colli in partenza dal territorio estense, ne hanno intercettati due sospetti, che all'atto dell'ispezione sono risultati contenere uno MDMA e l'altro marijuana. A seguito di immediati accertamenti avviati su delega dell' A.G. veneziana, al fine di verificare l'esistenza di un più diffuso modus operandi, hanno quindi permesso agli operanti di evidenziare un ingente traffico che coinvolgeva siti di produzione (principalmente in Spagna), siti di smistamento (nel nord-est d'Italia, ove tuttavia esistevano anche siti produttivi) e siti di destinazione (Olanda, Regno Unito, ma finanche in Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti). Le attività da quanto emerso in sede investigativa, sarebbero state organizzate con precisa ripartizione di ruoli e responsabilità, suddividendosi "a compartimenti stagni" i compiti direttivi, logistici e di supervisione delle spedizioni.
Le attività, particolarmente complesse, sono state condotte sia ricorrendo a metodi investigativi classici (servizi di osservazione, controllo e pedinamento degli indagati, ausculto di migliaia di ore di intercettazioni tra presenti e telefoniche, analisi di corposa documentazione acquisita), sia mediante l'utilizzo di moderne tecnologie volte a disarticolare le sofisticate metodologie criminali adottate dagli indagati.
La prolungata attività ha portato, nel complesso, al sequestro di 353 kg di infiorescenze di cannabis, 19 kg di Hashish, 15 kg di cristalli grezzi di MDMA (c.d. Ecstasy), 2 kg di Ketamina, 4 kg di semi di cannabis e 5374 piante.
7 marzo 2023
Al Ministro della Giustizia
Al Ministro degli Interni . —
Per sapere
– premesso che:
-Nell’anno 2011 si verificarono numerosi casi di cronaca che investirono la comunità cinese nel territorio compreso tra la periferia nord di Firenze e la città di Prato.
Come riportato dalle fonti del tempo il territorio interessato vide il susseguirsi di numerosi casi di omicidio, estorsione ed usura, nonchè di traffico di stupefacenti e di esseri umani riferibili direttamente ed indirettamente alla numerosa comunità cinese presente;
-Dal caso di un duplice omicidio eseguito barbaramente a colpi di machete, la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze dette impulso alle indagini che portarono all’apertura del fascicolo denominato “China Truck” nell’anno 2018, ipotizzando una presenza mafiosa cinese che puntava al controllo del trasporto su gomma di merci europee;
-In tema di associazione di stampo mafioso, infatti, si deve annoverare la modifica apportata dalla legge 125/2008 , la quale ha mutato la stessa rubrica dell’art. 416 bis cp, ora non più rubricato “associazione di tipo mafioso” , ma “associazioni di tipo mafioso anche straniere”.
Segno evidente che il legislatore ha avvertito la necessità di incriminazione delle consorterie straniere parificandole alle compagini nostrane.
Evoluzione normativa, questa, che ha positivizzato il principio di diritto espresso dalla Suprema Corte con la pronuncia 35914/2001 che riconosce per la prima volta l’applicabilità dell’art. 416 bis cp anche all’attività di sodalizi composti da cittadini stranieri operanti in Italia, nello specifico di nazionalità cinese;
-A seguito della chiusura delle indagini preliminari del procedimento “China Truck” sono stati notificati 55 decreti di citazione a giudizio per capi di imputazione comprendenti ipotesi delittuose tra cui l’associazione per delinquere di stampo mafioso, con prima udienza calendarizzata per il novembre 2022 e rinviata a marzo 2023 per apertura della fase istruttoria;
-Il processo, che ha subito numerosi rinvii per vizi anche relativi alla traduzione degli atti ed alla sparizione dei fascicoli, annovera tra gli imputati anche il sig. Zhang Naizong, considerato la figura apicale della consorteria associativa asiatica;
-Alla fase dibattimentale il Pubblico Ministero procedente ha contestato l’aggravante del vincolo associativo mafioso in quanto sodalizio esercitava una pressione intimidatoria tale da creare condizioni di assoggettamento e di omertà tipiche, nonostante una doppia decisione conforme del Tribunale del Riesame della Corte di Cassazione che non lo ritenevano sussistente;
-Il procedimento “China Truck” è da ritenersi capofila di ulteriori rivoli processuali con cui condivide parte degli imputati ed incardinati presso il Tribunale Collegiale di Prato per reati quali usura, sfruttamento della prostituzione e traffico di stupefacenti;
-In data 22.09.2022 il Tribunale di Prato in composizione collegiale assolveva con formula piena dal reato di usura il sig. Zhang Naizong più volte autocelebratosi come padrino e figura apicale dell’associazione a delinquere da lui presieduta, poichè il “fatto non sussiste”. Decisione, questa, che conclude il primo filone autonomo del processo di cui in premessa e denominato “China Truck”. –:
***
se il Ministro interrogato abbia conoscenza dei fatti sopra esposti;
se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare iniziative di competenza al fine di approfondire la decisione assunta;
quali misure il Ministeri in indirizzo intendano intraprendere, di tipo sia preventivo che repressivo e punitivo, per intervenire a contrasto del fenomeno in costante evoluzione della criminalità cinese a Firenze e Prato.
10 maggio 2023
Prato - Scoperto giro di fatture false e riciclaggio per quasi 50 milioni di euro con il sistema delle “cartiere”
Scoperta dalla Guardia di Finanza di Prato una ingente frode fiscale nel settore del cosiddetto “Pronto Moda”, perpetrata mediante l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 40 milioni di euro ed IVA per circa 9 milioni di euro da parte di società, riconducibili a soggetti stranieri. I Finanzieri del Gruppo di Prato, con il coordinamento della locale Autorità Giudiziaria, hanno individuato 7 imprese operanti nel settore dell’abbigliamento, collegate tra loro in un complesso sistema di frode fiscale, ricostruito attraverso un’approfondita analisi dei movimenti bancari e finanziari oltre che del fatturato delle imprese coinvolte.
Gli imprenditori indagati si avvalevano di imprese “cartiere” - di fatto inesistenti, prive di struttura operativa e intestate a meri prestanome compiacenti, persone perlopiù indigenti e disposte a farsi carico delle eventuali responsabilità derivanti dalla loro amministrazione - per l’emissione di fatture false nei confronti di una società di Prato, consentendo a quest'ultima di detrarsi indebitamente l'Iva e praticare conseguentemente prezzi inferiori a quelli di mercato, con un evidente effetto distorsivo della concorrenza. Tutti i proventi illeciti frutto dell’evasione fiscale sono stati sistematicamente trasferiti all’estero, in modo da essere “ripuliti” e reimmessi nel circuito dell’economia legale. L’indagine ha consentito altresì di ricondurre la gestione di fatto di 4 imprese “cartiere” a due soggetti stranieri, residenti nella provincia di Firenze, ma con interessi a Prato.
In questo modo le Fiamme Gialle hanno segnalato gli imprenditori coinvolti alla locale Autorità Giudiziaria per svariati reati tributari, quali l’omessa e infedele dichiarazione oltre all’emissione e utilizzo di fatture false, nonché per il trasferimento fraudolento di valori fuori dall’Italia, a scopo di riciclaggio, per oltre 44.500.000 di euro. A margine dell’attività d’indagine, e a riprova dell’approccio integrato adottato dai finanzieri per il contrasto della criminalità economico-finanziaria, i militari del Gruppo di Prato hanno portato anche a termine dei controlli fiscali nei confronti delle imprese coinvolte, ricostruendo e segnalando all’Agenzia delle Entrate un fatturato complessivo di oltre 33 milioni di euro, ed IVA dovuta per oltre 7 milioni di euro. La validità dell’impianto investigativo posto in essere dalla Guardia di Finanza ha già trovato i primi riscontri, infatti, la principale impresa oggetto di controllo ha aderito all’accertamento definendo il versamento di quanto dovuto a favore delle casse dello Stato, per circa 1,5 milioni di euro. Le attività sono ancora in corso per incamerare nelle casse dello Stato l’intero ammontare dovuto.
4 luglio 2023
PRATO, 04 LUG - Sequestro di persona a scopo di estorsione, in concorso con altri, ai danni di un giovane pratese. Con questa accusa e' indagato ed e' stato sottoposto nei giorni scorsi a fermo dai carabinieri di Prato, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, un 31enne albanese residente a Quarrata (Pistoia). Il ragazzo si era presentato ai carabinieri la sera del 25 febbraio scorso, molto spaventato, denunciando di essere stato sequestrato, giorni prima, da quattro soggetti che lo avevano bloccato e prelevato in localita' Fontanelle di Prato, venendo caricato a bordo di un'autovettura in loro uso, e tenuto sequestrato per alcune ore in una localita' sconosciuta. I sequestratori lo avevano quindi minacciato di morte e percosso, anche mediante alcuni attrezzi, costringendolo a consegnare 8.000 euro, quale acconto per un presunto debito di circa 30.000 euro, che sarebbe maturato in seguito alla sparizione di un pacco contenente cocaina. La vittima veniva infatti accusata di aver ricevuto, alcuni mesi addietro, da uno dei sequestratori, un involucro, contenente 1 kg di cocaina, destinato ad un'altra persona, poi non piu' ritrovato nel luogo in cui era stato occultato. Successivamente al sequestro, uno dei malviventi si era presentato a casa del ragazzo, pretendendo la consegna di ulteriore denaro. La vittima, a quel punto, temendo sia per la propria incolumita' che per quella dei propri familiari, ha denunciato l'accaduto. Le indagini hanno permesso di ricostruire i fatti ed individuare due degli autori materiali del sequestro, uno dei quali tuttora irreperibile. Il 31enne e' stato rintracciato presso il luogo di residenza e tradotto presso il carcere di Prato ove tuttora si trova detenuto. Il fermo e' stato successivamente convalidato dal gip del tribunale di Pistoia. (ANSA).
19 luglio 2023
Interrogazione a risposta scritta 4-01369
presentato da
LA PORTA Chiara
testo di
Mercoledì 19 luglio 2023, seduta n. 142
LA PORTA e DONZELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 17 gennaio 2023 è stata depositata l'interrogazione a risposta scritta n. 3-00099 per porre all'attenzione del Ministro della giustizia i numerosi rinvii subiti dal procedimento denominato «China Truck» presso il Tribunale di Prato;
il procedimento, infatti, riveste un'importanza cruciale nel sistema giudiziario italiano per via dei capi di imputazione a carico degli imputati di nazionalità cinese accusati, per la prima volta in Italia, del reato associativo di stampo mafioso di cui all'articolo 416-bis del codice penale nonché di estorsione, usura e sfruttamento della prostituzione;
i fatti, come noto, risalgono all'anno 2011 quando all'interno della comunità cinese in Toscana si verificarono numerosi casi di cronaca tra la periferia nord di Firenze e la città di Prato; in quei territori, dove insiste la più grande comunità cinese d'Italia, si susseguirono numerosi casi di omicidio, estorsione e usura, nonché di traffico di stupefacenti e di esseri umani riferibili direttamente e indirettamente alla comunità cinese. A seguito di un duplice omicidio eseguito barbaramente a colpi di machete, la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze avviò le indagini che portarono, nel 2018, all'inchiesta «China Truck»;
procedimento si trovasse in monitoraggio istruttorio da parte dell'Ispettorato;
durante l'udienza del marzo 2023 si rendeva necessario un ulteriore slittamento giustificato, come si apprende da fonti di stampa, da un difetto di notifica attribuibile alle Questure di Prato e Milano che non avrebbero correttamente notiziato gli imputati dell'udienza;
tale gravissimo inconveniente imponeva che la celebrazione della prima udienza con relative eccezioni preliminari avvenisse solo il 26 maggio 2023, andando così a procrastinare la celebrazione di un dibattimento che affonda le radici nell'anno 2011 e con l'ipotesi concreta dell'estinzione del reato per prescrizione;
l'udienza del 26 maggio 2023, anch'essa rinviata, precedeva quella celebratasi in data 17 luglio nella quale era previsto il conferimento incarico finalizzato alla trascrizione delle centinaia di intercettazioni telefoniche in lingua cinese, fulcro dell'impianto probatorio. Tale attività istruttoria, si apprende da fonti, non è stata portata a termine perché l'elenco delle telefonate intercettate non era presente nel fascicolo di udienza, con obbligato rinvio al 16 ottobre 2023 e mancata apertura dibattimentale;
i ritardi accumulati rischiano di portare al clamoroso fallimento della giustizia italiana e all'inaccettabile mortificazione delle esigenze di giustizia dei cittadini pratesi, flagellati dalle attività criminali condotte dalla mafia cinese e dall'illegalità diffusa in cui operano le aziende che fanno capo alla locale comunità asiatica –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti riferibili all'udienza del 17 luglio 2023;
se il Ministro interrogato intenda valutare se, alla luce dell'ennesimo rinvio di udienza, nell'ambito del monitoraggio dell'Ispettorato richiamato in premessa, sussistano ora i presupposti per adottare ulteriori e più incisive iniziative ispettive in relazione a quanto esposto in premessa.
(4-01369)
2 agosto 2023
Aumentano i controlli delle Fiamme Gialle finalizzati a contrastare i traffici illeciti di prodotti energetici, le pratiche commerciali scorrette e le manovre speculative sul caro carburanti, il tutto a tutela dei consumatori e degli operatori che agiscono nel rispetto delle disposizioni di legge.
La continua crescita dei prezzi e il particolare periodo storico relativo ai prodotti energetici hanno reso il settore particolarmente sensibile e delicato, per questo il Comando Regionale Toscana ha avviato delle attività di analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi dedicati finalizzate all’individuazione di appositi indici di rischio di violazioni connesse ai prezzi dei carburanti.
In tale contesto, sulla base delle direttive operative del Comando Provinciale di Prato, il Gruppo di Prato ha ulteriormente potenziato l’attività di controllo economico del territorio, effettuando un costante monitoraggio della rete di distribuzione dei prodotti energetici su tutto il territorio di competenza, ponendo l’attenzione nei confronti di 12 distributori stradali nei Comuni di Prato e provincia, rilevando irregolarità in 8 di essi.
Le violazioni riscontrate hanno riguardato l’omessa comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico dei prezzi praticati dal distributore e varie irregolarità nella pubblicizzazione dei prezzi, ivi compresa l’indicazione nei cartelli stradali di prezzi diversi da quelli poi erogati all’atto del rifornimento, oltre all’utilizzo di cartellonistica specifica non conforme o non “pienamente visibile” dalla carreggiata.
È stata, inoltre, oggetto di controllo la corretta erogazione dei carburanti, sia da un punto di vista quantitativo che da un punto di vista qualitativo, attraverso la misurazione della esatta quantità di carburante erogato e le analisi su campioni di prodotti petroliferi prelevati dai distributori.
L’attività della Guardia della Finanza nello specifico settore continua senza sosta al fine di tutelare i cittadini, per vigilare sul rispetto delle regole di funzionamento dei sistemi di erogazione, sulla qualità del prodotto venduto e sulla trasparenza dei prezzi praticati al consumatore finale.
17 ottobre 2023
La Guardia di Finanza di Milano, su delega della Procura della Repubblica di Milano – Direzione Distrettuale Antimafia, sta eseguendo una maxi operazione a contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, esercizio abusivo del credito e frode fiscale.
Oltre 400 finanzieri sono impegnati nell’esecuzione di 46 ordinanze di custodia cautelare (33 in carcere e 13 ai domiciliari) emesse dal Gip di Milano su richiesta della D.D.A. e di 12 fermi per indiziato di delitto emessi dalla Procura della Repubblica, eseguiti nelle province di Milano, Bergamo, Brescia, Monza, Varese, Mantova, Torino, Alessandria, Asti, Prato, Roma, Teramo, Catania, Salerno e Spagna, con il supporto del Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata di Roma, della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga – Dipartimento di P.S. e del Corpo della Polizia Locale di Milano.
Con l’ausilio di unità cinofile cash dog e antidroga, sono inoltre in corso 96 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, Spagna e Svizzera in abitazioni ed aziende risultati nella disponibilità dei soggetti coinvolti.
Le attività investigative hanno condotto all’individuazione dei canali di approvvigionamento e della rete di spaccio di hashish e marijuana per circa 30 tonnellate, ricostruendo traffici per 42 milioni di euro e un giro di contante di 26 milioni di euro in poco più di un anno.
Sono stati inoltre sequestrati 10 compendi aziendali, 52 immobili in Lombardia e altre Regioni del Nord Italia, beni mobili e disponibilità finanziare per 9 milioni di euro, ritenuti di provenienza illecita ovvero sproporzionati rispetto al reddito o all’attività economica svolta dai sodali dell’organizzazione criminale, composta da un gruppo di italiani e spagnoli, coadiuvati da soggetti di etnia albanese e cinese.
In particolare, l’indagine si è focalizzata sulla ricostruzione delle modalità di pagamento utilizzate dai narcotrafficanti, i quali, per saldare gli acquisti delle partite di droga, si avvalevano di “servizi bancari” abusivi gestiti da soggetti di etnia cinese, che fungevano da veri e propri “centri di raccolta” del denaro da trasferire in Spagna. Il sistema in questione si basa su un meccanismo di rimessa informale di denaro denominato fei’chi en, simile alla hawala islamica.
I soggetti cinesi (nella quasi totalità titolari di esercizi commerciali) ricevevano contante da trasferire in Spagna, in modo anonimo, veloce e non tracciabile, dietro pagamento di una commissione variabile dall’1,5% al 2%. Il metodo di pagamento dello stupefacente individuato si basava sulla compensazione senza trasferimento fisico di valuta, secondo partite di credito/debito bilanciate tra connazionali cinesi inseriti in un circuito criminale transnazionale e che offrono analogo servizio all’estero.
Per l’accettazione del controvalore “nominale” della somma versata in Italia veniva utilizzato un codice di riconoscimento (tipo token), solitamente rappresentato dal seriale di una banconota di piccolo taglio, consegnata dal corriere al collaterale spagnolo. Solo in caso di coincidenza tra il seriale della banconota e il numero comunicato dal punto di raccolta in Italia, la compensazione poteva considerarsi andata a buon fine.
È stato appurato inoltre che il denaro consegnato dai trafficanti di droga negli esercizi commerciali cinesi (nell’ordine delle decine di milioni di euro) veniva subito dopo “venduto” a una diversa associazione criminale composta da imprenditori italiani operanti nel settore dell’acciaio e della plastica, dediti a sistematiche frodi Iva con l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (con bonifici all’estero verso Cina, Svizzera e Hong Kong). Nello schema fraudolento il pagamento di fatture per operazioni inesistenti è correlato alla successiva retrocessione dei relativi importi in denaro contante, senza essere tracciati dagli organismi antiriciclaggio.
La peculiarità dell’indagine è rappresentata dalla documentata circostanza che lo stesso contante provento del traffico di droga diventa la provvista in nero degli evasori fiscali, realizzando una perfetta commistione tra profitti illeciti della criminalità comune e della criminalità economica e tutto ciò per milioni di euro!
La responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata con la sentenza irrevocabile di condanna. Le misure restrittive sono state emesse in fase di indagini preliminari e, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie, in attesa di giudizio definitivo, è doveroso sottolineare che vale la presunzione di non colpevolezza degli indagati.
La diffusione del presente comunicato stampa è autorizzata dalla Procura della Repubblica di Milano in ottemperanza alle disposizioni del Decreto Legislativo n. 188/2021, ritenendo sussistente l’interesse pubblico all’informazione, con particolare riferimento al contrasto dei traffici illeciti, nonché di ogni altra forma di criminalità economico-finanziaria.
L’odierna operazione testimonia il costante impegno dell’Autorità Giudiziaria e della Guardia di Finanza a contrasto del narcotraffico, dei traffici illeciti nonché di ogni altra forma di criminalità economica, attraverso l’individuazione degli enormi flussi finanziari riciclati nel circuito economico legale.
14 novembre 2023
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Prato hanno dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale, relativo all’esecuzione di 4 misure cautelari personali e del sequestro preventivo di 4 imprese, un immobile e disponibilità finanziarie per un importo complessivo di oltre 2,2 milioni di euro.
La necessità di contrastare l’evasione fiscale e contributiva perpetrata grazie al fenomeno delle imprese “apri e chiudi”, mediante il quale gli imprenditori “di fatto” esercitano attività d’impresa in costante evasione d’imposta, avvalendosi di soggetti economici “di comodo”, tra i quali vi è un periodico ricambio, ha indotto il Comando Regionale Toscana ad avviare delle attività di analisi ed elaborazione di percorsi ispettivi dedicati finalizzati a disarticolare le filiere di imprese intestate a prestanome.
In tale contesto, sulla base delle direttive operative del Comando Provinciale di Prato, il Gruppo di Prato ha eseguito degli approfondimenti investigativi su serie di ditte individuali, che hanno permesso di individuare un imprenditore che nel corso degli anni avrebbe attribuito fittiziamente la titolarità di 7 ditte individuali - susseguitesi nel tempo e caratterizzate da un periodo di attività aziendale piuttosto breve - a vari prestanome.
In tale contesto, sulla base delle direttive operative del Comando Provinciale di Prato, il Gruppo di Prato ha eseguito degli approfondimenti investigativi su serie di ditte individuali, che hanno permesso di individuare un imprenditore che nel corso degli anni avrebbe attribuito fittiziamente la titolarità di 7 ditte individuali - susseguitesi nel tempo e caratterizzate da un periodo di attività aziendale piuttosto breve - a vari prestanome.
Ciascuna di tali imprese, trascorsi pochi anni dal suo avvio, cessava sistematicamente la propria attività con l’insorgere dei primi debiti erariali, spesso di importo rilevante, al fine di evitare ripercussioni derivanti da procedure amministrative di accertamento: in questo modo l’imprenditore si sarebbe fraudolentemente sottratto al pagamento delle imposte, il cui ammontare complessivo, comprese sanzioni ed interessi, corrisponde ad oltre 3.000.000 €, reinvestendo i profitti illeciti nel tessuto economico pratese, acquistando , tra l’altro, un magazzino del valore di oltre 1 milione di euro.
Nel corso delle indagini, inoltre, è stato scoperto un articolato sistema finalizzato all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, che ha visto coinvolte 5 imprese localizzate nel distretto industriale.
I finanzieri, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato, hanno ipotizzato in capo ai 13 soggetti indagati, a vario titolo, la commissione dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
Tale ricostruzione investigativa, condivisa dal G.I.P. presso il Tribunale di Prato, ha portato all’emissione dei menzionati provvedimenti magistratuali.
ANNO 2022
24 marzo 2022
Comando Provinciale di Prato - Prato, 24/03/2022 11:40
Ieri 23.03.2022, alle ore 13.30, in Prato, i militari del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del locale Comando Provinciale CC, arrestavano per “detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti” un 65enne, italiano, pregiudicato, autotrasportatore poiché, dagli esiti di una perquisizione domiciliare effettuata presso la sua abitazione ubicata nel quartiere San Paolo, veniva trovato in possesso di kg. 2 di “ketamina” suddivisi in 2 buste di cellophane, con chiusura a pressione e di € 800, provento dell’attività di spaccio, ed il tutto, sequestrato e repertato, verrà depositato presso l’ufficio corpi di reato del locale Tribunale. Il valore dello stupefacente è stimato in € 120.000. L’arrestato è stato riportato a casa in regime d’arresti domiciliari, a disposizione della Dott.ssa Valentina COSCI P.M. di turno della Procura Circondariale di Prato per il rito direttissimo fissato in Tribunale per il prossimo venerdì 25.03.2022. L’uomo, da almeno un quinquennio, aveva convertito la sua attività lavorativa da piccolo autotrasportatore in tassista di piazza abusivo e si muoveva nelle ore serali portando la sua clientela, tutta d’origine cinese, presso le sale “VLT”, ristoranti etnici e locali “karaoke” di Prato. Durante il tragitto provvedeva a fornire il suo cliente di “ketamina” ed in questo modo, dato che la cessione dello stupefacente avveniva all’interno dell’abitacolo della sua autovettura durante gli spostamenti in questa Città, per molto tempo è rimasto inosservato. Sono in corso accertamenti finalizzati ad individuare i canali per l’approvvigionamento dello stupefacente.
28 aprile 2022
Comando Provinciale di Prato - Prato, 28/04/2022 12:58
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Prato, collaborati dai militari dell’Arma territoriale competente, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Prato, nei confronti di 5 pregiudicati indagati per numerosi furti commessi soprattutto in danno di ditte.
Gli arrestati sono tre italiani, un albanese ed un cinese, i quali facevano parte di un sodalizio dedito soprattutto alla commissione di furti all’interno di ditte per la confezione di abbigliamento, da dove asportavano macchinari da lavoro che poi rivendevano a titolari di analoghe ditte. Inoltre, risultano essersi resi autori anche di alcuni furti in abitazione, all’interno di esercizi pubblici e su autovetture in sosta.
Le indagini hanno riguardato il periodo da agosto a dicembre 2021, accertando complessivamente 22 furti, tra consumati e tentati, commessi tra le province di Prato, Pistoia e Firenze.
Gli autori agivano solitamente nell’arco notturno, senza un obiettivo prestabilito, individuando soprattutto ditte del settore tessile, rendendo inefficace la presenza di eventuali telecamere collegate a sistemi di allarme attraverso l’oscuramento dell’obiettivo mediante vernice spray, da cui ha preso appunto nome l’operazione “SPRAY”.
Nell’ambito della stessa indagine è stato emesso un provvedimento cautelare del divieto di dimora nelle Province di Prato e Firenze anche nei confronti di un altro cittadino albanese, non ancora rintracciato.
Restano indagati in stato di libertà altri 4 soggetti, alcuni dei quali con l’accusa di ricettazione.
Le indagini hanno visto impegnati gli uomini del Nucleo Investigativo per oltre 5 mesi, anche attraverso continui servizi di pedinamenti notturni e attività tecniche, riuscendo a ricondurre i furti accertati al gruppo criminoso.
Gli arrestati sono stati rintracciati presso le rispettive dimore, site in Prato, Vernio, Campi Bisenzio
4 maggio 2022
Tra le gravi forme di illegalità economico-finanziaria perseguite dalla Guardia di Finanza di Prato, un posto di rilievo è rappresentato dal trasferimento all’estero di ingenti capitali frutto di evasione fiscale ed altre attività illecite perpetrate dalle numerose imprese a conduzione cinese. Si tratta di consistenti risorse sottratte alla collettività.
In tale contesto, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Prato ha concluso la prima fase di un’importante operazione di servizio, denominata “Pluto”.
Le complesse investigazioni, avviate di iniziativa e proseguite sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, hanno tratto spunto da specifica attività info-investigativa realizzata dal Corpo nonché dall’approfondimento di numerose segnalazioni di operazioni sospette ai fini antiriciclaggio pervenute dalla Banca d’Italia.
È stato così individuato un sodalizio illecito composto dai componenti di una famiglia di origine cinese residente a Prato, i quali – avvalendosi di prestanome prezzolati – dal 2013 ad oggi hanno costituito ben 24 imprese individuali “fantasma” al solo scopo di rastrellare, da altri soggetti economici loro connazionali operanti in tutto il territorio nazionale, ingenti provviste di denaro frutto di evasione fiscale ed altre illiceità.
Capitali che le ditte “fantasma” ricevevano sotto forma di corrispettivi di fatture per operazioni inesistenti emesse e che i componenti del nucleo familiare provvedevano poi a trasferire in estremo oriente, dopo aver trattenuto una percentuale per la prestazione di servizio resa.
Le indagini hanno permesso di ricostruire - dal 2013 ad oggi - un flusso di denaro verso la Cina pari ad oltre 170 milioni di Euro, tramite bonifici operati da conti correnti intestati alle ditte “fantasma”, in realtà gestiti dagli stessi componenti del sodalizio.
Operazioni finanziarie non supportate da alcuna giustificazione.
Le ditte investigate sono risultate avere sede in bugigattoli inutilizzati, non disporre né di lavoratori dipendenti né di strutture ed attrezzature e non avere mai operato importazioni di merci.
I formali titolari delle imprese, anch’essi di origine sinica e quasi tutti irreperibili, erano reclutati da una loro connazionale e, a fronte di un compenso in contanti di circa 14mila Euro, mettevano a disposizione i propri documenti di riconoscimento per avviare le false attività imprenditoriali ed aprire le posizioni bancarie.
Nei confronti del cittadino cinese a capo del sodalizio, il Tribunale di Prato ha emesso una misura cautelare in carcere ed ha disposto il contestuale sequestro per equivalente di beni fino all’ammontare di oltre 17 milioni di Euro.
Emissione di fatture per operazioni inesistenti, omessa e/o infedele presentazione della dichiarazione annuale ed omesso versamento dell’IVA i reati al momento contestati.
Denunziato anche un cittadino italiano per esercizio abusivo della professione di intermediario immobiliare.
Le indagini, tuttora in corso, proseguono al fine di raccogliere ulteriori elementi probatori atti a circostanziare e confermare l’origine illecita dei proventi trasferiti in Cina e suffragare così l’ipotesi del reato di riciclaggio.
13 settembre 2022
Dalle prime ore di oggi martedì 13 settembre, in questa provincia, la Polizia di Stato – sezione della Squadra Mobile della Questura di Prato, ha eseguito una misura cautelare, emessa dalla competente Autorità Giudiziaria, nei confronti di cinque soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di rapina nonché di commercializzazione di stupefacenti.
L’attività si inserisce in un più ampio contesto di costante repressione posta in essere dalla Questura di Prato nei confronti di episodi delittuosi connessi a reati contro il patrimonio e la persona in pregiudizio di cittadini di nazionalità cinese residenti o dimoranti nella provincia pratese.
Nel corso della conferenza stampa odierna tenutasi in Questura, il Dirigente la Squadra Mobile Dr. Gallo, ha approfondito gli aspetti dell’operazione di polizia giudiziaria che rappresenta l’epilogo di attività d’indagine avviata dagli investigatori nel febbraio scorso e supportate da attività tecniche che hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari nei confronti di un sodalizio criminale composto da 5 cittadini di nazionalità marocchina, 2 dei quali irregolari sul territorio nazionale ed un italiano di origini marocchine, tutti annoveranti pregiudizi di polizia e precedenti penali anche specifici, dediti in maniera seriale alla commissione di rapine su strada, perpetrate prevalentemente in orari notturni, ai danni di facoltosi imprenditori di etnia cinese residenti a Prato.
L’attività investigativa ha riscontrato e fatto emergere che almeno quattro episodi delittuosi del genere sono stati commessi in questa provincia nel corrente anno. In dette circostanze, quale modus operandi i rapinatori, appartenenti ad un sodalizio criminale senza un preciso leader, travisati con mascherine chirurgiche e calzanti cappellini o cappucci, attendevano nei pressi delle abitazioni le loro vittime, facoltosi cittadini cinesi che venivano aggrediti e percossi al fine di sottrarre loro orologi di lusso nonché portafogli ed effetti personali.
Uno degli indagati, marocchino di trenta anni è inoltre ritenuto coinvolto nell’importazione in questa provincia di oltre 4 chili di sostanza stupefacente del tipo cocaina, due dei quali sequestrati il 19 febbraio scorso in un’operazione relativa ad un altro procedimento penale che ha portato, peraltro all’arresto di un ulteriore connazionale.
L’odierna operazione di polizia giudiziaria ha visto la partecipazione di circa 20 operatori della Questura, tre equipaggi di rinforzo del Reparto Prevenzione Crimine di Firenze ed il supporto tecnico di un elicottero del reparto Volo della Polizia di Stato in quanto uno degli arrestati, in passato era sfuggito ad una analoga operazione di polizia in altro contesto territoriale.
I soggetti fermati, complessivamente cinque - mentre un sesto è ancora ricercato - sono stati associati presso la locale casa circondariale a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.
Al termine della conferenza stampa è stato sottolineata la particolare attenzione che la Questura di Prato dedica ai delitti contro la persona per il quali oggi si è proceduto, sia in termini di prevenzione che di repressione.
13 settembre 2022
Fiamme in capannone industriale Prato, a fuoco ditte Ampio rogo scoppiato nella notte, ora sotto controllo (ANSA) - PRATO, 13 SET - Alcune aziende di pronto moda sono andate distrutte a Prato nell'ampio rogo, scoppiato nella notte intorno alle 3:30, di un capannone industriale adibito alla produzione tessile in via della Gora del Pero, nella zona del Macrolotto Uno. Sul posto hanno operato otto squadre di vigili del fuoco, provenienti anche dai comandi di Firenze, Pistoia e di Lucca, con numerosi mezzi tra autobotti e autoscale. Dopo molte ore di lavoro le fiamme sono sotto controllo e le operazioni di spegnimento in corso. (ANSA).
23 settembre 2022
Comando Provinciale di Prato - Prato, 23/09/2022 08:40
I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Prato, nell’ambito di mirata attività d’indagine finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti in città, nella serata del 20 settembre u.s., al termine di prolungato servizio di osservazione, condotto mediante tradizionali tecniche di pedinamento, hanno arrestato in flagranza di reato un 38enne e un 22enne, trovati in possesso di ingenti quantitativi di droga.
Il 38enne è stato fermato in località Masiano di Pistoia, mentre era alla guida di una nuovissima Porsche, del valore di ben oltre 100.000 euro, intestata al padre, al cui interno i militari hanno rinvenuto 2 panetti di cocaina del peso di 1 kg ciascuno, nonché ben 19,5 kg. di hashish (del tipo “nero pongo”), suddivisi in tavolette da 100 grammi ciascuna.
Il secondo uomo, invece, è stato fermato a Calenzano (FI) mentre era alla guida della propria autovettura, al cui interno è stato rinvenuto un panetto di cocaina, anch’esso del peso di 1 kg, del tutto identico a quelli sequestrati al cittadino albanese.
Si ritiene che la maggior parte dello stupefacente sequestrato fosse destinato a spacciatori attivi soprattutto nelle piazze del centro storico pratese e zone limitrofe, ove era stato più volte notato incontrarsi con soggetti sospettati di essere dediti allo spaccio.
L’ingente sequestro, che va ad aggiungersi ad altre attività di contrasto recentemente condotte dai Carabinieri sul territorio di Prato, ha indubbiamente inferto un duro colpo allo spaccio di stupefacenti. Basti pensare che la sostanza recuperata avrebbe potuto potenzialmente fruttare, una volta tagliata (la cocaina) e venduta al dettaglio, circa 700.000 euro.
In attesa della convalida degli arresti, i due uomini sono stati associati presso le Case Circondariali di Pistoia e Prato, a disposizione delle Procure della Repubblica di quelle città.
La sostanza stupefacente sequestrata verrà ora sottoposta ad analisi al fine di accertare il contenuto di principio attivo, che si presume particolarmente elevato, al fine di calcolare quante migliaia di singole dosi si sarebbero potute ricavare dalla sua vendita al dettaglio.
Le investigazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, non possono escludersi ulteriori sviluppi, anche in favore degli indagati, i quali vanno ritenuti non colpevoli fino a sentenza definitiva di condanna.
12 dicembre 2022
Prato, 12 dic. (Adnkronos) - Scoperta una maxi bisca clandestina a Prato frequentata da cittadini cinesi: sono stati sequestrati oltre 70 mila euro e sono state denunciate 16 persone; a cinque di loro è stata contestata l'organizzazione di gioco d'azzardo. Nella notte fra venerdì e sabato scorso il personale della Polizia Municipale, con l'ausilio dei Carabinieri della Compagnia di Prato, sono intervenuti all'interno di un locale in via del Molinuzzo, dove era stato segnalato un sospetto e continuo via vai di persone. Dopo aver ricevuto la segnalazione il locale era stato, da giorni, attenzionato dagli agenti dell'Unità Investigativa della Polizia Municipale e l'attività di osservazione aveva confermato l'insolito andirivieni di cittadini di origine orientale. Al momento dell'ingresso nel locale, gli agenti di Piazza Macelli, anche con l'ausilio dell'unità cinofila e i Carabinieri, si sono trovati di fronte una vera e propria sala da gioco perfettamente organizzata con tanto di reception, un angolo con macchinetta conta banconote, buffet con cibo e bevande di ogni genere, telecamere di sorveglianza, un tavolo verde per il gioco del poker e un grande banco da gioco professionale come quello dei casinò con tanto di croupier e dispositivo automatico mescola carte; erano presenti numerosi giocatori, al tavolo principale i quali avevano lasciato sul tavolo numerose poste di mazzette di banconote di grosso taglio impiegate per le puntate del gioco "Punto e Banco". Durante l'intervento gli agenti hanno rinvenuto oltre ai soldi presenti sui tavoli numerose altre mazzette di banconote, in alcuni casi gettate nei cestini dei rifiuti o nascoste tempestivamente nel tentativo di evitare che le somme gli venissero imputate al gioco d'azzardo. Il denaro sequestrato, all'esito delle operazioni, ammonta ad un valore totale di circa 71mila euro. In totale cinque cittadini sono stati denunciati ai sensi dell'articolo 718 del Codice penale in quanto ritenuti gli organizzatori della sala da gioco, anche grazie ai precedenti accertamenti e alle osservazioni effettuati. Altri undici avventori anch'essi tutti orientali, e alcuni provenienti anche da altre parti d'Italia, sono stati denunciati ai sensi dell'articolo 720 del Codice penale per partecipazione al gioco d'azzardo. Inoltre, durante i controlli all'interno del locali sono state trovate anche numerose stecche di sigarette, destinate agli avventori, per un valore stimato di circa 5.000 euro di cui i gestori della bisca non sapevano indicare la provenienza. Nei locali adiacenti sono stati rinvenuti altri due tavoli da gioco pronti per essere montati e numerosi mazzi di carte anche questi sequestrati dagli agenti.
ANNO 2021
17 febbraio 2021
Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale Roma - Firenze, 17/02/2021 14:30
A conclusione di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo fiorentino, l’Autorità Giudiziaria inquirente ha emesso 8 avvisi di conclusione indagini a carico di altrettanti imprenditori e consulenti ambientali campani, toscani e cinesi. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere, all’illecito traffico organizzato di rifiuti, alla illecita gestione di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali di varia natura, in alcuni casi anche pericolosi.
L’attività d’indagine, condotta dai militari dell’Arma con il supporto tecnico di personale del Dipartimento A.R.P.A.T. di Prato, ha consentito di svelare come il sodalizio criminale avesse allestito un redditizio traffico di ingentissime quantità di rifiuti che, fittiziamente classificati come imballaggi di materiali misti, erano conferiti ad una ditta pratese dal produttore, un’azienda di Napoli, per il tramite del trasportatore, sempre di Napoli, e successivamente venivano smaltiti in impianti e discariche toscane, attestando falsamente che fossero lo scarto di un’attività di recupero rifiuti, di fatto mai effettuata.
Le intercettazioni telefoniche e telematiche Carabinieri del NOE di Firenze, supportate da diverse verifiche, sequestri e acquisizioni documentali e da accertamenti tecnici condotti dal Dipartimento A.R.P.A.T. di Prato, hanno fatto emergere come l’impianto toscano fosse il cuore di un meccanismo ingegnoso e semplice al tempo stesso che ha consentito al sodalizio criminale di smaltire per anni in Toscana rifiuti provenienti prevalentemente dalla Campania, ma non solo, trasgredendo alle normative di settore ed eludendo il fisco, con consistenti illeciti profitti.
Il modus operandi posto in essere dagli indagati consisteva nel far apparire documentalmente che l’attività svolta presso la ditta pratese fosse quella di sottoporre a recupero le diverse tipologie di rifiuti speciali in ingresso (imballaggi misti vari, ma anche materiali assorbenti, rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione, materiali isolanti, guaine, scarti della lavorazione del cuoio e dell’industria tessile), avviando a smaltimento in discarica la frazione residuale; i militari del NOE hanno però accertato che invece presso l’impianto non vi fosse nessuna linea di trattamento meccanico, nè macchinari idonei al processo di recupero di gran parte dei rifiuti.
Infatti, come assodato, i titolari dell’azienda di Prato (che erano a diverso titolo anche soci/amministratori della società di Napoli), con la complicità di consulenti ambientali, imprenditori senza scrupoli nonché di alcuni dipendenti compiacenti, attestavano falsamente l’avvenuta esecuzione di operazione di recupero, limitandosi semplicemente a ricevere presso l’impianto ingenti quantitativi delle diverse tipologie di rifiuti, stoccandoli in ampi cumuli indistinti per poi miscelarli, onde farne perdere l’originaria identità e tracciabilità.
Pertanto, dall’impianto di Prato uscivano rifiuti pronti per essere poi smaltiti in discarica, come se fossero il risultato di operazioni di recupero (mai eseguite), quando invece erano solamente il frutto di una mera miscelazione di diverse tipologie.
Tale illecita gestione ha assicurato al sodalizio criminale ingiusti profitti stimati, nel periodo dal 2014 al febbraio 2018, in circa 2 milioni di euro, conseguenti da abbattimento dei costi aziendali, concorrenza sleale e agevolazione per mancata applicazione della cosiddetta “ECOTASSA” regionale (per effetto dell’attribuzione errata del codice rifiuto e, ancora, grazie all’applicazione della più favorevole IVA al 10 %, anziché al 22%).
Le due aziende, quella napoletana e quella pratese, sono state colpite da un provvedimento della Direzione Distrettuale Antimafia che prevede anche sanzioni sulle quote societarie, poiché i rispettivi amministratori e soci hanno proceduto al trasporto e alla ricezione di rifiuti in quantità superiore a quella autorizzata, qualificandoli con codice rifiuto non corrispondente, al fine di destinarli in discarica per ottenere le agevolazioni e il conseguimento di illeciti profitti.
Tra gli indagati figura anche un cittadino cinese, imprenditore locale, il quale si era ritagliato un posto nell’organizzazione quale trait d’union tra la ditta di Prato e molte aziende della manifattura tessile e il “pronto moda cinese” operanti nell’hinterland pratese, condotte da suoi connazionali, che avevano bisogno di smaltire ingenti quantitativi di rifiuti tessili prodotti da tali ditte.
Le notifiche dei provvedimenti agli indagati e agli amministratori delle due aziende sono tuttora in corso da parte dei Carabinieri del NOE e dei Comandi Provinciali di Prato, Firenze, Pisa, Napoli ed Avellino.
ANNO 2020
18 gennaio 2020
Intervento di Renato Scalia
E' uscita l'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia.
Nel documento si parla abbondantemente della provincia di PRATO.
Nel semestre preso in esame emerge che:
“...Nel mese di luglio 2018 beni per un valore di 2 milioni di euro erano stati confiscati dalla DIA ad un imprenditore calabrese, attivo da molti anni a Firenze nel settore della ristorazione legato alle cosche reggine; mentre a PRATO e nella provincia di Reggio Emilia, su proposta del Direttore delle DIA, nel dicembre 2018 era stato sequestrato un patrimonio del valore di oltre un milione di euro nella disponibilità di un imprenditore di origini crotonesi, noto esponente dei GRANDE ARACRI in Emilia Romagna...”
“...Con riguardo alle proiezioni criminali di matrice camorristica, nel tempo si sono registrati insediamenti sulla costa tirrenica (alta Maremma e Versilia, dove emergono soggetti legati a famiglie CASALESI) e nella provincia di PRATO (Dove le indagini degli ultimi anni hanno registrato l’operatività degli ASCIONE, prevalentemente in azioni estorsive e in accordo con i BIRRA IACOMINO, con i quali, invece, ad Ercolano - NA, area di origine, sono in contrapposizione. Sempre a PRATO sono attivi i TERRACCIANO, sin dal 2000. L’11 gennaio 2019, a Firenze, ha preso avvio il processo di camorra al predetto clan, che vede ben 52 imputati rinviati a giudizio, nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Firenze, avviata nel 2007, per una serie di episodi criminali a connotazione mafiosa. Il clan, instaurando un clima di intimidazione e omertà, avrebbe mirato a controllare, a fini di riciclaggio, aziende commerciali affidate a prestanome locali e tenute sotto mira da fiancheggiatori, poi sequestrate nel corso dell’inchiesta)...”
“...si segnala l’inchiesta “Koshi foles” (OCCC n. 7654/16 RGNR-1686/18 RG GIP del 3.6.2018), conclusa il 10 giugno 2019 dai Carabinieri di Firenze. Sono stati tratti in arresto - tra Firenze, Siena, PRATO, Parma, Milano, Roma e Varese - 10 cittadini albanesi responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Firenze, in particolare, è risultata centro nevralgico dell’organizzazione e di smistamento della droga (importata dal Sudamerica) verso altre parti della Toscana...”
“...Nella regione, la criminalità cinese si conferma il “macro-fenomeno” più pervasivo, organizzato e radicato, i cui interessi sono sempre principalmente alla contraffazione, al contrabbando di merci, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’impiego di manodopera in “nero” e allo sfruttamento della prostituzione. Peraltro, nel mese di gennaio, a Firenze, è iniziato il processo “China Truck”. L’inchiesta, conclusa dalla Polizia di Stato nel mese di gennaio 2018, aveva portato allo smantellamento di una associazione criminale capace di acquisire il monopolio del trasporto delle merci su strada delle aziende cinesi in Europa.Peraltro, nel mese di gennaio, a Firenze, è iniziato il processo “China Truck”. L’inchiesta, conclusa dalla Polizia di Stato nel mese di gennaio 2018, aveva portato allo smantellamento di una associazione criminale capace di acquisire il monopolio del trasporto delle merci su strada delle aziende cinesi in Europa (Agli indagati è stato contestato il reato di cui all’art. 416 bis c.p. ma, il 9 febbraio 2018, molti sono stati scarcerati dal Tribunale del Riesame di Firenze, che ha annullato il suddetto capo di imputazione. Nel giugno 2018 la Cassazione aveva poi dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla DDA di Firenze contro tale decisione).
Il macro-fenomeno in parola si evidenzia soprattutto nell’area geografica di PRATO e Firenze, dove si estende il distretto del tessile-abbigliamento, volano dell’economia locale, in cui si è instaurato un parallelo mercato cinese che ha causato effetti dirompenti in termini di concorrenza per il “Made in Italy”. Una sorta di black economy, quindi, che si caratterizza anche per l’impiego di manodopera clandestina e che, talvolta, vede anche il coinvolgimento di soggetti italiani, in qualità di mediatori, imprenditori o professionisti chiamati a curare le assunzioni fittizie o le pratiche concernenti l’affitto di capannoni industriali. Rileva, in tale contesto, l’arresto operato dai Carabinieri di PRATO, nel mese di gennaio 2019, nei confronti di un cittadino cinese, responsabile di sfruttamento di manodopera1354, il quale, unitamente ad altri otto indagati, gestiva un laboratorio tessile, impiegando operai cinesi, costretti a turni di lavoro disumani, in situazioni di sicurezza precarie e condizioni alloggiative degradanti. L’impegno della DIA nel contrasto alle manifestazioni della criminalità cinese, anche nel profilo economico-imprenditoriale, ha trovato conferma in una confisca di beni per un valore di circa 1,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore tessile, residente a Carmignano (PO), ma di fatto abitante ed attivo a PRATO. L’uomo, gravato da numerosi pregiudizi penali connessi all’immigrazione illegale, al gioco d’azzardo e all’importazione di merce di contrabbando, per giustificare il suo tenore di vita ha esibito alcune ricevute di vincite alle slot machines, per alcune decine di migliaia di euro, ritenute non sufficienti per far luce sulla sproporzione tra i redditi dichiarati dall’imprenditore e i beni posseduti. Il provvedimento ha riguardato una villetta a PRATO, le partecipazioni a due società e numerosi conti correnti...”.
6 febbraio 2020
Dalle prime luci dell’alba, la Guardia di Finanza di Prato - con la collaborazione dei Reparti del Corpo di altre città – ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Firenze su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. Oltre 300 Finanzieri hanno proceduto all’arresto di 12 componenti di un sodalizio criminale, oltre che al sequestro di 15 aziende, di decine di conti correnti e disponibilità finanziarie nonché a 120 perquisizioni domiciliari e locali.
L’esecuzione del menzionato provvedimento cautelare si inquadra nell’operazione di polizia giudiziaria denominata convenzionalmente “Golden Wood”, eseguita dal Gruppo della Guardia di Finanza di Prato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. Agli arrestati ed agli ulteriori indagati, in totale 60, è contestata - a vario titolo - l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché i reati di intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona. L’operazione si connota in termini di assoluta rilevanza anche in ragione della contestazione della specifica aggravante consistente nell’agevolazione dell'attività di un’associazione mafiosa, nel caso di specie la “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo.
Il procedimento penale ha tratto origine da pregressi accertamenti svolti dalle Fiamme Gialle pratesi, che avevano consentito di individuare alcuni soggetti dediti - attraverso l’utilizzo di documenti di identità falsi, intestati a persone inesistenti - alla movimentazione di ingenti somme di denaro di dubbia provenienza. L’attività investigativa, dunque, inizialmente diretta dalla Procura della Repubblica di Prato, è proseguita, dal 2017, con il coordinamento della competente Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, essendo emersi significativi collegamenti con la criminalità mafiosa siciliana. Le complesse e laboriose indagini - realizzate attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali, attività di video-registrazione, appostamenti, pedinamenti e l’esame di copiosa documentazione bancaria - anche con il supporto dello S.C.I.C.O. della Guardia di Finanza, hanno consentito di accertare l’operatività di un’associazione a delinquere, ben organizzata e strutturata, la quale, al fine di immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, ha creato e gestito - direttamente e tramite una serie di prestanome - una galassia di imprese con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio (in totale 33), in parte reali ed effettivamente operanti ed in parte di fatto inesistenti in quanto sprovviste di qualsiasi idonea struttura imprenditoriale; tutte con oggetto sociale il commercio di pallets, ovvero le pedane in legno comunemente utilizzate per il trasporto e la movimentazione di vari tipi di materiale.
Lo scopo del sodalizio illecito era quello di riciclare, ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa, i proventi degli affari criminali della “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da T.P., soggetto condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa, figlio di T.F., già esponente di vertice del mandamento di B., condannato anch’egli all’ergastolo sia per la strage di via d’Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze. Gli indagati si erano messi a completa disposizione del T.P., nel periodo in cui egli era detenuto presso la casa circondariale di Prato, tanto da reperirgli nel 2017 un’abitazione in Campi Bisenzio (FI) dove aveva poi scontato gli arresti domiciliari e da fornirgli, clandestinamente ed in violazione delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria, un telefono con il quale mantenere i contatti anche con i propri sodali in Sicilia. La provenienza dalla Sicilia di parte del denaro riciclato ha trovato conferma anche in molte conversazioni telefoniche intercettate e nei successivi riscontri investigativi. Nel corso delle indagini sono stati inoltre rilevati movimenti di denaro, evidentemente “ripulito”, a favore del capo-cosca palermitano.
Il riciclaggio ha riguardato anche i proventi dei reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, commessi sia nell’ambito dei rapporti tra le imprese gestite dal sodalizio che a favore di aziende ad esso estranee; queste ultime versavano - tramite bonifico - il corrispettivo degli importi falsamente fatturatigli, che tornavano poi nella loro disponibilità, in contanti, decurtati della percentuale del 10% a titolo di commissione. In virtù di tali operazioni, che gli stessi indagati chiamavano - nelle conversazioni intercettate - “fantasmini”, le imprese beneficiarie estranee al sodalizio - oltre a garantirsi utili provviste “in nero” - potevano trarre evidenti vantaggi fiscali e porsi, quali concorrenti sleali, in posizione privilegiata nei confronti dei competitors del settore commerciale di riferimento. Per il sodalizio, invece, oltre al consistente guadagno, tali ulteriori flussi finanziari e commerciali, intrecciandosi con gli altri, contribuivano a rendere ancor più complicata la ricostruzione dell’operato delle società e delle ditte coinvolte. L’importo totale delle fatture false emesse ed utilizzate ammonta ad oltre 50 milioni di Euro. La contestazione dei reati di riciclaggio ed autoriciclaggio concerne, negli anni tra il 2015 ed il 2018, una somma complessiva di circa 40 milioni di Euro.
L’associazione a delinquere ha operato realizzando un imponente giro di denaro, per un importo totale di oltre 150 milioni di Euro, caratterizzato da continue operazioni di accredito e di addebito di somme anche ingenti, giustificate quali pagamenti di fittizie forniture di merce, tramite documentazioni contabili non di rado artatamente predisposte a posteriori. Dopo vari passaggi, talora - per confondere ancor di più le acque - intervallati da pagamenti di transazioni commerciali almeno in parte reali, per ultimo le somme erano quasi sempre prelevate in contanti dai conti di ditte inesistenti; a ciò provvedevano, mediante reiterati e frazionati prelevamenti anche nel corso della stessa giornata, emissari dell’organizzazione, ignari della presenza discreta dei Finanzieri che, poco distante, osservavano, annotavano e registravano. In alcuni casi la provvista creata era impiegata per eseguire ulteriori movimentazioni di denaro a favore di altre imprese del gruppo.
Il vorticoso giro di denaro ha trovato peraltro puntuale conferma nello sviluppo di 36 specifiche segnalazioni di operazioni sospette, rigorosamente riscontrate dai Finanzieri del Gruppo di Prato, pervenute - tramite il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria - dagli operatori finanziari a ciò obbligati ai sensi della vigente normativa antiriciclaggio. Centrale, rispetto alla contestazione del reato di riciclaggio, il ruolo affidato alle numerose ditte inesistenti, appositamente create, da un lato per agevolare l’associazione mafiosa denominata “cosa nostra” attraverso la canalizzazione di un fiume di denaro sui conti correnti opportunamente accesi, gestiti e svuotati, per ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di tali somme, dall’altro per consentire - attraverso il giro di fatture false - indebiti vantaggi fiscali e posizioni dominanti sul mercato. Emblematico il caso di due cittadini dello Sri Lanka, titolari di altrettante ditte individuali - con oggetto sociale il commercio di pallets - con sedi dichiarate a Prato, ma di fatto inesistenti, sui cui conti correnti in circa due anni sono transitati, complessivamente, più di 20 milioni di Euro.
Il sistema illecito emerso ruotava attorno a due gruppi familiari di origine siciliana, imparentati tra loro, stanziati in Toscana ed in Sicilia. Fondamentale il ruolo assunto da uno dei dodici arrestati, un consulente del lavoro già sospeso dal proprio ordine professionale, incaricato della gestione finanziaria di talune imprese utilizzate dal sodalizio, nonché degli aspetti amministrativi, comprese le formalità inerenti alla costituzione delle ditte inesistenti, cui provvedeva utilizzando anche falsi documenti di identità. L’associazione a delinquere contava inoltre su una fitta rete di collaboratori, molti dei quali ricoprivano il ruolo di fittizi titolari di ditte inesistenti.
Dei dodici arrestati, sei ristretti in carcere, altrettanti ai domiciliari, dieci sono originari di Palermo e provincia, due della Puglia. Sette sono residenti nel capoluogo siciliano, due a Prato, due a Campi Bisenzio (FI) ed uno a Sesto Fiorentino (FI).
12 giugno 2020
Dalla mattinata odierna, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Prato sta dando esecuzione ad un’ordinanza, emessa dal competente GIP presso il locale Tribunale, che dispone la custodia cautelare in carcere di un imprenditore cinese titolare di fatto di una ditta di confezioni. Contemporaneamente, 250 Finanzieri - molti dei quali messi a disposizione per l’occorrenza dai Reparti del Corpo delle altre province toscane - procedono alle perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Prato, di 28 imprese individuali del distretto del tessile, gestite da soggetti di etnia cinese, nonché di tre società maggiormente strutturate e dei domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti.
L’operazione di polizia giudiziaria, eseguita unitamente al personale del Dipartimento della Prevenzione dell’ASL Toscana Centro di Prato, scaturisce da precedenti indagini delegate dall’Autorità Giudiziaria nei confronti dell’imprenditore cinese il quale, titolare di fatto di una ditta dove era formalmente inquadrato come dipendente, è accusato di gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a «nero», 15 dei quali anche in stato di clandestinità. Moltissime le irregolarità rilevate: turni di lavoro, in media, di 13/16 ore giornaliere in condizioni degradanti e di pericolo, in spazi ridotti per la presenza di numerosi macchinari, con vie di fuga ostacolate dal deposito di materiale lavorato ed in produzione ovvero residui tessili, con l’uscita di emergenza bloccata dall’interno e non rapidamente raggiungibile.
I lavoratori sfruttati non potevano fruire di riposi festivi ed interrompevano il loro operato con brevi pause di circa 10/15 minuti in coincidenza con la consumazione dei pasti, in assoluta promiscuità nel medesimo locale produttivo, con polveri e residui di scarti industriali. I laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto ubicati in locali privi dei requisiti di abitabilità, carenti nei rapporti areo-illuminanti e di dimensioni inferiori alla norma essendo ricavati mediante tramezzature in materiale misto ovvero collocati all’interno di ambienti destinati ad uso diverso (la camera da letto di un operaio era realizzata in un servizio igienico). Nelle ultime settimane le indagini hanno subito un importante sviluppo: in fase di aggiornamento del quadro accusatorio, è stato appurato che l’imprenditore occulto - tramite due nuove ditte nel frattempo subentrate alla precedente, gestite con le medesime modalità ed anch’esse intestate a prestanome - aveva riconvertito la propria attività manifatturiera verso la produzione di mascherine facciali, per conto di una società di Prato riconducibile a due fratelli di origine cinese ben radicati nel territorio.
Quest’ultima azienda, normalmente operante nel settore dell’abbigliamento e temporaneamente dedita alla produzione di dispositivi medici, è risultata rifornire - in rilevanti quantitativi - la Regione Toscana (tramite ESTAR), il Dipartimento della Protezione Civile nonché importanti catene private della grande distribuzione ed altre imprese. Le indagini sono state quindi estese ai contratti stipulati con i due Enti pubblici - alcuni ancora in corso di esecuzione - che prevedono la fornitura di 93 milioni di mascherine alla Protezione Civile e di 6.700.000 ad ESTAR, a fronte di corrispettivi, al netto dell’IVA, pari a circa 41.800.000 e 3.200.000 Euro.
Per la produzione dei predetti dispositivi medici, la società pratese si è avvalsa - quali contoterzisti, subappaltatori occulti - di 28 ditte individuali di confezioni del comprensorio, riconducibili a soggetti di etnia cinese, tra le quali quelle in precedenza investigate. Tutte sospettate - a fattor comune - di analoghe criticità circa il modo di operare, quanto meno in termini di impiego di mano d’opera “a nero” e violazioni delle norme che regolano la sicurezza sui luoghi di lavoro. Tuttavia, la predetta società avrebbe falsamente dichiarato ad ESTAR - nel Documento Gara Unico Europeo (D.G.U.E.) acquisito dagli investigatori - l’assenza di sub-appaltatori, in quanto consapevole presumibilmente del fatto che le ditte cinesi incaricate non erano in possesso dei requisiti fissati dal Codice degli Appalti. Falsa sarebbe anche la dichiarazione circa l’inesistenza di pendenze con il Fisco, conditio sine qua non per poter contrattare con la Pubblica Amministrazione. Oltre a ciò, è stato rilevato che l’Istituto Superiore di Sanità - precedentemente interpellato a norma di legge dalla società pratese nella prima fase emergenziale - aveva espresso, in ragione della mancata rispondenza ai requisiti previsti, parere non favorevole alla produzione e commercializzazione di mascherine che, ciò malgrado, sarebbero state poi comunque cedute alla stessa ESTAR.
Sono in corso ulteriori accertamenti in ordine alle commesse ricevute dalla Protezione Civile. Tuttavia, al momento è già emerso che, a causa dell’impossibilità di far altrimenti fronte alle serrate scadenze di consegna, parte delle mascherine fornite non sarebbero conformi a quanto pattuito ed ai requisiti previsti per i dispositivi medici. Le indagini, che proseguono a ritmo serrato, riguardano anche la posizione di due ulteriori società con sede nella provincia di Firenze, gestite da soggetti italiani ed in stretti legami di collaborazione con l’azienda pratese, destinatarie anch’esse di commesse da parte dei due citati Enti pubblici, nel cui contesto si sospettano analoghe criticità. I reati complessivamente ipotizzati sono quelli di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, violazioni alla sicurezza sui luoghi di lavoro, violazioni al codice degli appalti, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato.
La Protezione Civile ed ESTAR (per conto della Regione Toscana), parti lese, stanno pienamente collaborando con l’Autorità Giudiziaria inquirente. L’operazione di polizia giudiziaria è tuttora in corso. I Finanzieri stanno procedendo al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, dei conti correnti e dei beni riconducibili all’azienda indagata ed ai suoi rappresentanti, fino alla concorrenza di 3.200.000 Euro circa, pari ai corrispettivi ricevuti da ESTAR nonché al sequestro dei macchinari in uso alle 28 ditte individuali subappaltatrici.
Inoltre, durante le perquisizioni sono stati finora complessivamente individuati, all’interno della quasi totalità delle ditte perquisite, ben 90 cittadini cinesi risultati clandestinamente presenti sul territorio dello Stato. Sono stati sottoposti ad arresto anche 13 individui di nazionalità cinese, titolari di fatto o di diritto di imprese individuali, colti - perquisizione durante - nella flagranza del reato di impiego di manodopera clandestina, avendo ciascuno di essi alle proprie dipendenze più di tre lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno.
I Finanzieri si sono avvalsi della preziosa collaborazione fornita dalla Questura di Prato per la gestione ed il trattamento dei numerosi clandestini scoperti oltre che dell’ausilio del Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato. Nel corso delle operazioni odierne è stato inoltre eseguito il sequestro di milioni di mascherine, la cui consegna alla Protezione Civile era in programma nella giornata di domani. Sequestrati inoltre numerosi macchinari non a norma ed oltre 75.000 Euro in contanti.
10 luglio 2020
Con l’arresto di 12 responsabili e l’esecuzione di oltre 120 perquisizioni, nello scorso mese di febbraio si concludeva la prima fase dell’operazione di polizia giudiziaria denominata “Golden Wood”, condotta dai Finanzieri del Gruppo di Prato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, in virtù della quale è stata sgominata un’associazione a delinquere - stanziata a Prato, nella provincia di Firenze ed a Palermo - composta prevalentemente da soggetti di origine siciliana.
Agli arrestati ed agli ulteriori indagati, in totale 60, è stata contestata - a vario titolo - l’associazione per delinquere, con l’aggravante consistente nell’agevolazione dell'attività di un’organizzazione mafiosa, finalizzata alla commissione dei reati di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona.
Dalle indagini è in effetti emerso che il sodalizio ha riciclato, ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa, oltre 38,6 milioni di Euro di proventi illeciti frutto degli affari criminali di “cosa nostra”, nel caso di specie la “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da T. P., figlio di F., quest’ultimo già esponente di vertice del “mandamento mafioso di Brancaccio”, condannato all’ergastolo sia per la strage di via d’Amelio a Palermo che per quella di via dei Georgofili a Firenze.
Il gruppo criminale, al fine di immettere nel circuito economico denaro di provenienza illecita, ha creato e gestito - direttamente e tramite una serie di prestanome - una galassia di 33 imprese operanti nel settore del commercio di pallets, con sedi in tutto il territorio nazionale ed in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio.
Sfruttando questi soggetti economici, solo in parte reali ed effettivamente attivi, è stato posto in essere un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo pari ad oltre 50 milioni di euro.
La solidità dell’impianto accusatorio ha trovato peraltro conferma anche nel successivo rigetto, da parte del competente Tribunale del Riesame, delle istanze presentate avverso l’applicazione o per l’attenuazione delle misure cautelari personali adottate.
Non era ancora spenta l’eco dell’importante operazione di polizia giudiziaria, che gli inquirenti avevano già dato il via alla seconda fase dell’inchiesta, con lo scopo di individuare i patrimoni illecitamente accumulati nel corso degli anni dagli affiliati al sodalizio criminale nonché dagli imprenditori ad esso contigui.
Per ciascuno di essi, con un lavoro certosino i Finanzieri del Gruppo di Prato coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno ricostruito le possidenze cosicché, sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Firenze ha emesso numerosi decreti di sequestro preventivo finalizzato all’eventuale successiva confisca di disponibilità finanziarie conti correnti, imprese, immobili e di automezzi di proprietà, fino all’equivalente di oltre 38 ,6 milioni di Euro importo corrispondente al profitto complessivamente conseguito tramite l’attività di riciclaggio.
In esecuzione dei citati provvedimenti di applicazione di misure cautelari reali, nei giorni scorsi le Fiamme Gialle pratesi hanno sottoposto a sequestro:
• 9 immobili, tra cui una lussuosa villa nella riviera romagnola, una villetta sulla costa palermitana, due appartamenti sulla riviera ligure di Ponente con pertinenti box, un immobile di Prato ove ha sede un bar e due terreni agricoli nel palermitano;
• 8 auto veicoli, alcuni dei quali di grossa cilindrata, ed un motoveicolo
• 22 rapporti finanziari, tra cui conti correnti, polizze vita, buoni postali e fondi comuni d’investimento, per un controvalore pari a circa 1,2 milioni di euro;
• denaro contante per oltre 200.000;
• 4 imprese operanti nel settore del commercio all’ingrosso di imballaggi.
L’operazione di servizio in argomento rappresenta un chiaro esempio dell’impegno profuso dalla Guardia di Finanza, sotto l’egida dell’Autorità Giudiziaria, al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto socio economico locale.
In tale contesto assumono estrema rilevanza i sequestri patrimoniali realizzati in questi giorni, susseguenti agli arresti ed alle denunce, attraverso i quali sono stati recuperati alla collettività beni e denaro frutto di arricchimenti avvenuti in forme gravemente illecite.
18 agosto 2020
(ANSA) - PRATO, 18 AGO - Arrestato dai carabinieri a Prato per rapina aggravata Jaafar Said, 29enne marocchino, in Italia senza fissa dimora, per aver assalito un ristoratore cinese mentre ieri pomeriggio stava posteggiando l'auto, una Bmw, in via Tofani. Il 29enne, conosciuto come 'scippatore seriale', gli ha portato via dal portafogli il contante, circa 180 euro, e, nelle fasi concitate della cattura, ha tentato di disfarsi del denaro gettandolo in terra, ma poi è stato recuperato e riconsegnato alla vittima. Domani l'udienza di convalida. Anche a luglio i carabinieri di Prato operarono un arresto con circostanze simili. Quella volta fu bloccato un maghrebino 40enne dopo aver rapinato 340 euro a una parrucchiera cinese di 32 anni di fronte a una farmacia; l'assalitore, in questo caso, prelevò con forza dalle tasche dei vestiti della donna orientale il denaro. Nel tempo è successo con una certa frequenza a Prato che i cittadini orientali siano bersaglio di rapine in strada. (ANSA).
9 giugno 2020
(ANSA) - FIRENZE, 9 GIU - È in corso un'operazione coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Firenze finalizzata a smantellare un'organizzazione dedita all'importazione di cocaina dall'Olanda. I carabinieri di Borgo San Lorenzo (Firenze), con la collaborazione dei colleghi di Prato e di Casalmaggiore (Cremona) e della polizia albanese, stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Firenze nei confronti di sei indagati, alcuni dei quali individuati in Albania. Secondo quanto spiegato dagli investigatori, il gruppo, operante prevalentemente in Prato, sarebbe stato in grado di smerciare, per lo più all'ingrosso, decine di chilogrammi di cocaina: circa 20 i kg di stupefacente sequestrati nel corso dell'inchiesta oltre a denaro contante per oltre 30.000 euro e a due pistole di provenienza illecita.(ANSA).
11 dicembre 2020
Comando Provinciale di Prato - Prato, 11/12/2020 17:15
10.12.2020, ore 00.30, in Prato, militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri congiuntamente a quelli del Nucleo Operativo E Radiomobile della locale Compagnia Carabinieri arrestavano per “detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti aggravata” un 32enne albanese di Valona, con precedenti specifici di polizia e sua moglie 22enne albanese di Ballsh domiciliati a Prato poiche’, all’antecedenti ore 20.30 del 09.12.2020, sottoposti a perquisizione domiciliare, venivano trovati in possesso di kg. 25 di “hashish”, suddivisi in panetti da gr. 100, gr. 528 di “marijuana” raccolti in una busta di cellophane e kg 4,117 di “cocaina” pressati in 12 pacchetti di diverse dimensioni ed il tutto, che avevano occultato nell’armadio della camera da letto, e’ stato sequestrato, repertato e sara’ depositato presso l’ufficio corpi di reato del locale tribunale.
il valore dello stupefacente e’ stimato in € 460.850.
Dopo l’arresto, l’uomo e’ stato associato alla casa circondariale di Prato, la donna tradotta presso la sua abitazione in regime d’arresti domiciliari entrambi a disposizione del P.M. di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Prato per la richiesta di convalida dell’arresto che sara’ seguita da applicazione di musure cautelari nei confronti dei due.
Le investigazioni sono state effettuate con i tradizionali metodi d’osservazione. ormai da tempo gli investigatori si erano accorti che tra’ la comunita’ albanese di Chiesanuova di Prato, vi era una giovane coppia di disoccupati, con un figlio di 3 mesi, che faceva vita agiata. la sera del 09.12.2020, con il pretesto d’un controllo covid-19, i due venivano fermati e controllati a bordo d’una Mercedes Classe “A” quasi di fronte al portone di casa loro. Davano subito segni di nervosismo dicendo d’esser li perche’ recatisi a casa d’amici peccato che sul citofono d’un portone d’ingresso d’un condominio di quella strada vi fossero indicati i cognomi d’entrambi. I coniugi insistevano di non avere le chiavi di casa, cosa vera poiche’ dopo averli perquisiti gli investigatori non le avevano trovate ma alla fine, non potendo negare l’evidenza del fatto che in quel luogo vi fosse ubicata la loro dimora, la donna consegnava le chiavi dell’appartamento che aveva occultate all’interno del pannolino del suo neonato di tre mesi ed entrambi s’arrendevano all’evidenza dei fatti. La droga era gia’ confezionata per essere consegnata o spedita ed ancora una volta questo ingente sequestro dimostra come i trafficanti utilizzino la configurazione territoriale e la struttura logistica che supporta il tessuto produttivo imprenditoriale pratese per alimentare, con gradi numeri, il mercato dello stupefacente dell’italia centrale.
ANNI ANTECEDENTI AL 2020 IN ORDINE SPARSO
22 dicembre 2013
Intervento Calleri
La questione dei rifiuti tossici di cui recentemente si è occupata la Fondazione Caponnetto ci deve far alzare l'attenzione su tale tema. La recente uscita dell'agenzia americana sulla zona di Prato come la nuova terra dei fuochi, poi meglio specificata ma non ritirata dal Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, ha aperto una sorta di vaso di Pandora delle polemiche. In alcuni casi eccessive volte a ridimensionare il grido di allarme. La Toscana ha paura di parlare di questo tema. Secondo me i nervi scoperti sono un brutto segnale di sottovalutazione della questione mafiosa nella nostra terra. Eppure i clan sono presenti. Eppure il riciclo viene effettuato. Eppure i controlli vengono fatti, ma tutte le autorità competenti sono sotto organico. Alcune cose vanno dette comunque. Innanzitutto a Prato la situazione da un punto di vista della presenza mafiosa è molto pesante. Dal seguente blog è scaricabile il rapporto sulla mafia a Prato: http://legalitapratese.blogspot.it. Anche la questione, tra l'altro recente, dell'accordo sui rifiuti tessili da smaltire in Cina tra criminalità cinese e camorra non è da sottovalutare, perchè tale caso ci dimostra che è stata tracciata una rotta che può essere usata per tanti scopi. E sono state trovate sinergie tra mafie diverse. Personalmente non sono rimasto stupito dalle nuove precisazioni del Procuratore Roberti, in quanto non poteva certo parlare di casi nuovi o di indagini coperte da segreto. Si può parlare solo di indagini chiuse. È ovvio. Ma la cosa che mi meraviglia, è la reazione dei politici alle parole del Procuratore. Si sono più preoccupati delle dichiarazioni di una persona splendida come Roberti, che del fatto che le mafie sono presenti in Toscana ed a Prato. Un segnale politico non bello. Insomma solo un dato è certo: il rifiuto di parlare dei rifiuti a Prato.
20 dicembre 2016
ePub Versione per la stampa Mostra rif. normativi Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06753 Atto n. 4-06753 Pubblicato il 20 dicembre 2016, nella seduta n. 735 GIARRUSSO , DONNO , GIROTTO , PUGLIA , CAPPELLETTI , CASTALDI , PAGLINI , MORONESE - Ai Ministri dell'interno, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della giustizia. - Premesso che a quanto risulta agli interroganti: da quanto riportato dal sito internet del Corpo forestale dello Stato e da numerose fonti di stampa, si apprende che in data 23 luglio 2013 il Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli e con l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT), coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Firenze, avrebbe eseguito la perquisizione di oltre 100 siti, tra aziende e domicili privati, in 10 regioni (Toscana, Abruzzo, Campania, Veneto, Lombardia, Umbria, Lazio, Trentino Liguria ed Emilia-Romagna), vedendo impegnati oltre 450 uomini del Corpo forestale dello Stato; gli indagati risulterebbero essere oltre 60; i diversi gruppi criminali individuati sarebbero stati dediti a realizzare un traffico ingente di rifiuti verso Paesi come la Cina e la Tunisia: scarti delle lavorazioni della plastica, che venivano riciclati e di rifiuti tessili; sarebbero state disposte due misure di custodia cautelare a due esponenti della criminalità organizzata, con base operativa a Prato, Vincenzo e Ciro Ascione, rispettivamente padre e figlio (di origine campana), titolari di un'azienda con sede a Prato, che si occuperebbe di spedizione e di trattamento rifiuti; le indagini avrebbero portato alla scoperta di una rete di associazioni a delinquere operanti in varie parti d'Italia ed in particolare nel territorio toscano, con un traffico stimato in migliaia di tonnellate di rifiuti plastici e tessili, commercializzati illecitamente, in violazione del decreto legislativo n. 152 del 2006, recante "Norme in materia ambientale"; un filone dell'indagine riguarderebbe i rifiuti tessili che in totale assenza delle dovute normative, avrebbe trovato collocazione sul mercato nazionale degli indumenti usati (cosiddetto vintage), in violazione delle norme del settore, comportando rischi per la salute e l'incolumità degli ignari acquirenti; questo filone si inserirebbe sulla precedente indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico, relativa al monopolio nel commercio degli indumenti usati nell'area fra Prato e Montemurlo, acquisito dal clan Birra di Ercolano; la presenza della criminalità organizzata campana, ed in particolare del clan Birra, nella provincia di Prato, risulterebbe essere presente da già diversi anni; infatti nel 1999 il clan Birra di Ercolano si sarebbe reso partecipe dell'omicidio di Ciro Cozzolino, conosciuto all'interno dell'ambiente malavitoso con lo pseudonimo di "Ciro u' pazz"; inoltre, risulta agli interroganti che l'indagine partita nel 2010, grazie a una segnalazione dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, avrebbe ulteriormente dato prova della presenza camorristica, tuttora molto forte, nel territorio di Prato e precisamente dei clan camorristici Birra - Iacomino e Ascione - Saurino, come anche confermato grazie alla testimonianza del collaboratore di giustizia signor Gerardo Sannino, killer di Ciro Cozzolino; l'altro filone, relativo al settore dei rifiuti industriali, in violazione della normativa che disciplina il traffico transfrontaliero degli stessi, avrebbe dato vita ad un vasto traffico di spedizioni intercettate, che avrebbero avuto come destinazione i Paesi del nord Africa e dell'estremo Oriente (Cina) per il tramite dell'Est Europa; a giudizio degli interroganti, è importante far presente che, in merito alla sinergia criminale italo-cinese nell'ultimo decennio, sono state condotte rilevanti indagini, che si sono occupate del traffico di rifiuti dal nostro Paese con la Cina, tra le quali l'inchiesta "Grande Muraglia" nel 2006, l'inchiesta "Ombre cinesi", sempre nel 2006, l'operazione "Mesopotamia" nel 2007 e poi ancora "Grande Muraglia 2" e l'operazione "Iron" nel 2008. Quello della movimentazione illecita di rifiuti tra l'Italia e la Cina è infatti un settore tenuto sotto osservazione, che smuove un giro d'affari di milioni di euro, con carichi che partono da tutta Italia, arrivano in Cina-India-Malesia e poi rientrano nel nostro Paese sotto forma di utensili (giocattoli, ma anche contenitori per il cibo o biberon per i neonati) realizzati con plastica inquinata da ogni tipo di sostanza, come ha messo ben in evidenza Claudia Salvestrini, responsabile del Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene (Polieco), durante l'audizione del 23 aprile 2015 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e come è stato ribadito anche nel recente forum internazionale Polieco e nei "Report on environmental crime" editi dall'Agenzia dell'Unione europea EUROJUST (European union's judicial cooperation unit); le indagini, inoltre, avrebbero fatto emergere la coesistenza di un'attività di usura ed estorsione condotta parallelamente alla gestione illecita di rifiuti, consumatasi a danno di imprenditori locali; infatti la Polizia Giudiziaria avrebbe proceduto per il reato di cui all'art. 644 del codice penale per usura pluriaggravata con finalità mafiosa; considerato che: sarebbero stati individuati diversi gruppi organizzati e strutturati in base ad una precisa ripartizione dei ruoli dei singoli associati, volta a realizzare, in maniera continuativa e professionale, con finalità di ingiusto profitto (attraverso la reiterata violazione degli obblighi e delle garanzie previste dalla legge), un traffico ingente di rifiuti; infatti: "Oltre al traffico illecito di rifiuti di cui all'art. 260 del Testo Unico Ambientale è stato contestato anche l'art. 416 associazione a delinquere" (dal sito internet "corpoforestale" del luglio 2013); l'operazione, alla quale veniva dato grande risalto sui quotidiani locali e nazionali, per la tipologia di reati e l'importanza delle tematiche trattate, sarebbe basata su indagini tecniche complesse ed articolate, nonché sull'utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, apposizione di GPS (global positioning system) ed il probabile apporto di consulenti tecnici esterni, che avrebbero comportato spese rilevanti; considerato inoltre che: l'operazione sarebbe stata condotta nel luglio 2013, e ad oggi non si hanno notizie del fascicolo, e non risulterebbero informazioni sugli sviluppi giudiziari; la critica situazione relativa alla presenza dei clan camorristici in territorio toscano, in merito alla gestione dei rifiuti, è stata negli anni seguita anche dalla fondazione "Antonino Caponnetto", che, nei relativi report sui rifiuti in Toscana, ha posto l'attenzione alle numerose indagini che vedono attivo, seppur ancora poco adeguatamente attenzionato, l'operato delle mafie in questa regione, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti; se non ritengano opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dall'ordinamento, affinché sia fatta al più presto luce sugli sviluppi delle indagini, che riguarderebbero l'illecito mercato dei rifiuti tessili di Prato, gestito dalla criminalità organizzata; se intendano, conseguentemente, per quanto di competenza, vigilare, affinché non si arrivi ad una prescrizione dei reati a carico dei diversi gruppi criminali organizzati ed in particolare di soggetti legati a clan, come quello dei Casalesi, la cui presenza fattiva in Toscana e la cui leadership nel settore rifiuti è ormai consolidata da decenni.
26 aprile 2017
Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07416 Atto n. 4-07416 Pubblicato il 26 aprile 2017, nella seduta n. 812 LUMIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:come emerge dall'inchiesta giornalistica di Paolo Borrometi e pubblicata sul sito "laspia", esisterebbe un giro disonesto di affari che coinvolge organizzazioni criminali italiane, in particolare legate ad ambienti camorristici e organizzazioni criminali cinesi; i loschi affari, scoperti dal nucleo investigativo del Corpo forestale di Firenze, hanno condotto alla denuncia di ben 98 persone e 61 diverse società, con sede a Prato, Montemurlo, Veneto e Campania per associazione per delinquere di tipo transnazionale, dedita al traffico illecito di importanti quantitativi di rifiuti, in particolare di materie plastiche e stracci; un affare molto redditizio, che ha suscitato gli interessi di diversi clan: le organizzazioni cinesi alla ricerca di materie prime, principalmente di plastica, compravano da società italiane tali materie, non come materie prime, più costose, ma come "materia prima seconda", ovvero come materie che le aziende avrebbero dovuto smaltire come rifiuto con ingenti oneri a carico. Di conseguenza, per le aziende cinesi c'era un guadagno nell'acquisto di plastica a prezzi ribassati, ma utilizzata come nuova, e per le aziende italiane un guadagno per la vendita di materie che avrebbero dovuto in realtà essere smaltite con ulteriori costi a carico dell'azienda stessa; le responsabilità sono state ricondotte a Bao Zhengwu (detto Massimo), indagato come promotore dell'associazione a delinquere. Sarebbero state coinvolte centinaia di spedizioni, con una media di circa 2 a settimana. La ditta che spediva era la "Arcobaleno srl" di proprietà di un altro soggetto indagato, Alberto Gherardini, collegato ai fratelli Franco e Nicola Cozzolino, anche loro indagati, legati a loro volta a Ciro Cozzolino, attivo nel settore degli stracci ed ucciso il 4 maggio 1999 e ricordato come il primo omicidio di camorra in Toscana. I fratelli Cozzolino sono noti a Prato per i loro investimenti in diverse aziende italiane importanti, tra cui la squadra di calcio A.S.D. Prato, interessata dal 2012 da sequestri patrimoniali ad opera della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, perché ricondotta alclancamorristico Terracciano; i rifiuti plastici partivano regolarmente da diversi porti italiani, tra i quali Livorno, Genova, Venezia e La Spezia. In ogni porto Arcobaleno srl stipulava contratti con società locali, che si occupavano solamente della spedizione verso Hong Kong. Bao Zhengwu (detto Massimo) si è sempre avvalso della collaborazione del campano Luigi Giuliano, anche lui indagato, addetto a reperire i materiali da spedire in Cina; le modalità operative adottate ricordano analoghe attività di clancamorristici, il cui monopolio della gestione dei rifiuti è noto, in particolare, ilclancamorristico dei Fabbrocino, affiliato al notoclan dei Casalesi. Le indagini hanno coinvolto anche la famiglia Ascione, oggetto di diverse indagini da parte della DDA di Firenze con l'accusa di associazione mafiosa camorristica, si chiede di sapere: quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per monitorare e bloccare il traffico illecito dei rifiuti e dei prodotti con la Cina; quali progetti di cooperazione tra l'Italia, l'Europa e la Cina si intenda promuovere per impedire rapporti economici e finanziari poco trasparenti che creano dumpinge concorrenza sleale con le imprese italiane e alimentano attività illegali e riciclaggio con imprese mafiose, italiane e cinesi.
4 ottobre 2017
LA D.I.A. DI FIRENZE SEQUESTRA BENI PER 1,5 MILIONI DI EURO NEI CONFRONTI DI UN IMPRENDITORE CINESE OPERANTE A PRATO (PO)
La Direzione Investigativa Antimafia di Firenze ha sequestrato beni per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore tessile cinese, C.Y. di anni 38, residente a Carmignano (PO) ma di fatto abitante ed operante a Prato (PO).
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Prato su proposta del Direttore della D.I.A., scaturisce da complesse indagini economico-finanziarie che hanno consentito di acclarare la sproporzione tra il patrimonio posseduto ed il suo tenore di vita, rispetto ai redditi dichiarati da lui e dal suo nucleo familiare (per alcune annualità anche pari a zero).
A giustificazione di tali averi, C.Y. ha presentato anche diverse ricevute di vincite alle slot machines per decine di migliaia di euro. Tuttavia, il Tribunale non ha ritenuto gli importi sufficienti a legittimare la ricchezza prodotta dallo stesso.
Il soggetto è risultato, tra laltro, gravato da numerosi precedenti penali, tra cui, la condanna della Corte dAppello di Firenze del 2004, per aver favorito limmigrazione illegale di numerosi cittadini cinesi attraverso meccanismi fraudolenti, la condanna del Tribunale di Prato del 2012, per aver gestito giochi dazzardo allinterno di vari capannoni industriali, nonché il coinvolgimento e il relativo arresto (anno 2012) in un indagine relativa allimportazione di merce di contrabbando, mediante linterposizione fittizia di imprese commerciali cosiddette cartiere.
Lodierno sequestro ha interessato una villa ubicata a Prato (in località Tavola), tre automezzi (una Mercedes CLA 200, una Range Rover Evoque e un Fiat Doblò), quote riferite a due società, nonché numerosi conti bancari e disponibilità finanziarie.
9 novembre 2017
LA D.I.A. DI FIRENZE SEQUESTRA BENI PER 2 MILIONI DI EURO AD UN LATITANTE PLURIPREGIUDICATO, GIÀ OPERANTE A PRATO.
La Direzione Investigativa Antimafia di Firenze ha sequestrato beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro nei confronti del latitante pluripregiudicato Vincenzo Ascione detto “Babbalaccone”, 62enne di Torre del Greco (Na), referente in Toscana, ed in particolare nella provincia di Prato, del noto clan camorristico Birra-Iacomino.
Il provvedimento, emesso su proposta del Direttore della D.I.A. dal Tribunale di Prato e sostenuto in dibattimento dalla dott.ssa Angela Pietroiusti della D.D.A. di Firenze, scaturisce da complesse investigazioni economico-finanziarie, le quali hanno evidenziato una netta sproporzione tra l’ingente patrimonio accumulato, tra il 1996 e il 2012, dall’ASCIONE e dai suoi prossimi congiunti (ritenuto il frutto o comunque il reimpiego di proventi di attività illecite), rispetto alla capacità reddituale dichiarata dagli stessi, che non sarebbe stata sufficiente nemmeno a sostenere le spese necessarie per il vivere quotidiano (base dati Istat).
Il destinatario dell’odierna misura, come detto, è tuttora ricercato, in virtù di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Firenze nel 2013, per i reati di tentata estorsione ed usura in concorso, commessi dal 2008 al 2013, in danno di commercianti pratesi, che gestivano attività commerciali in provincia di Pistoia. Nella citata ordinanza si legge che i reati in questione risultavano aggravati dal metodo mafioso, nella fattispecie perpetrati “…intimorendo la persona offesa e i … familiari mediante l’uso di linguaggio simbolico e creando così negli stessi condizione di paura e omertà…”.
L’Ascione risulta, inoltre, gravato da numerosi precedenti giudiziari: nel 1980 è stato condannato dal Tribunale di Napoli per contrabbando e dalla Corte d’Appello dello stesso capoluogo per induzione e sfruttamento della prostituzione; nel 2006 è stato condannato dal Tribunale di Prato per violazione delle norme relative alla sicurezza ed alla salute dei lavoratori; nel 2010 è stato condannato dalla Corte d’Appello di Firenze per ricettazione. In ultimo, nel 2011, è stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Prato per il reato di estorsione aggravata dall’utilizzo del “metodo mafioso”.
Anche alla luce di quanto sopra, la Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo l’impianto formulato dalla D.I.A., ha disposto il sequestro, finalizzato alla confisca, di tre immobili ubicati a Prato, di due terreni siti nel comune di Vaiano (Po), di due società con sedi a Prato e Montemurlo (PO) – intestatarie, tra l’altro, di due immobili in provincia di Prato e Pistoia – di due autovetture, nonché di numerosi conti bancari e altre disponibilità finanziarie.
Nella circostanza il Tribunale di Prato ha irrogato, altresì, a carico di Vincenzo ASCIONE la misura di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza per la durata di un anno e sei mesi.
18 gennaio 2018
++ Blitz Polizia contro mafia cinese, decine di arresti ++ Operazione in corso in varie città e in Francia e Spagna ROMA (ANSA) - ROMA, 18 GEN - Blitz della Polizia contro la mafia cinese: centinaia di agenti stanno eseguendo in varie città italiane e di paesi Ue diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un'organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. L'inchiesta è coordinata dalla Dda di Firenze. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna, grazie alla collaborazione delle rispettive polizie. (SEGUE) Blitz Polizia contro mafia cinese, decine di arresti (2) ROMA (ANSA) - ROMA, 18 GEN - La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all'interno dell'organizzazione. Nel blitz che ha portato agli arresti di questa mattina sono stati impegnati gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco), delle squadre mobili di Prato, Roma, Firenze, Milano, Padova e Pisa, dei reparti prevenzione crimine oltre a quelli dei reparti volo e cinofili. I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 in procura a Firenze alla quale parteciperanno il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho e il capo dello Sco Alessandro Giuliano. (ANSA). afia cinese: Ps, monopolio traffico merci su strada in Ue ROMA (ANSA) - ROMA, 18 GEN - Il monopolio in tutta Europa del traffico su strada di merci di origine cinese e l'egemonia nel campo della logistica, imposta attraverso il metodo mafioso ed alimentata dagli introiti provenienti dalle attività criminali tipiche della mafia cinese. E' quanto ha scoperto la Polizia indagando per anni sull'organizzazione criminale cinese sgominata con il blitz di questa mattina. L'inchiesta è partita nel 2011 ed è stata condotta dalla squadra mobile di Prato e dal Servizio centrale operativo.(ANSA). Blitz Polizia contro mafia cinese: 33 ordinanze d'arresto Accusa è 416 bis, oltre cinquanta gli indagati ROMA (ANSA) - ROMA, 18 GEN - Sono 33 le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Firenze nell'ambito dell'indagine della Polizia che ha consentito di sgominare un'organizzazione criminale appartenente alla mafia cinese. A tutti i destinatari del provvedimento viene contestato il 416 bis, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Complessivamente, secondo quanto si è appreso, sono una cinquantina gli indagati nell'indagine, denominata 'China truck'. In corso anche perquisizioni e sequestri. (ANSA).
18 gennaio 2018
Intervento Sen. Lumia
Mafia cinese, è così che dobbiamo imparare a definire questa forma di criminalità organizzata nel variegato contesto delle nuove mafie. Quella cinese, infatti, occupa un posto di rilievo già da anni tanto che per alcuni boss cinesi è stato celebrato un processo per 416 bis, il reato di associazione mafiosa. L’operazione China Truck condotta dalla Procura antimafia di Firenze, con il supporto della Procura nazionale antimafia, spiega bene il carattere mafioso della criminalità cinese: la capacità di intimidire, uccidere, fare affari e controllare un ambito commerciale globalizzato che da Prato si irradia in un contesto più ampio, estendendosi dalla madre patria a numerosi Paesi europei (Francia, Germania e Spagna). Da tempo la Fondazione Caponnetto ha puntato il dito contro questa organizzazione criminale, pubblicando dettagliati report. Vi invito a leggerli per comprendere al meglio la portata e la minaccia che da tempo costituisce per il nostro Paese. Io stesso mi sono occupato di questa importante e sempre più emergente minaccia, presentando in Senato un’interrogazione parlamentare, inserita nello stesso Report della Fondazione Caponnetto, che aveva acceso i riflettori su un’organizzazione che va colpita attraverso l’utilizzo di strumenti normativi, oggi previsti dal Codice antimafia.
22 gennaio 2019
14 arresti, 520 kg di marijuana e 18 Kg di cocaina sequestrati, 17 episodi di importazioni riscostruiti: è questo il bilancio dell’operazione denominata “BUSLIJNEN” (“autobus di linea” in lingua olandese), condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Firenze che hanno anche eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di 11 soggetti indagati (3 dei quali erano stati già arrestati in flagranza di reato nel corso dell’indagine). Le persone destinatarie della misura cautelare personale coercitiva sono state raggiunte in località ubicate nel territorio della regione Toscana, nei pressi di Roma, nonché in vari altri luoghi siti in Lombardia.
Le indagini sviluppate hanno accertato che gli indagati facevano parte di una strutturata organizzazione malavitosa italo-albanese dedita al traffico internazionale di stupefacenti che nel tempo aveva importato nel nostro Paese ingenti quantità di cocaina e marijuana dal Belgio e dall’Olanda. Tra l’altro, uno dei soggetti coinvolti, pluripregiudicato, era emerso in passato in indagini riguardanti varie cosche ‘ndranghetiste calabresi, impegnate nel traffico internazionale di stupefacenti sulla rotta Spagna-Italia, essendo stato già arrestato nel 2013 (e condannato in via definitiva) per aver trasportato, sul proprio pullman, 17 kg di hashish.
L’ordinanza emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale del capoluogo toscano – Dott.ssa Angela Fantechi, su richiesta della Procura della Repubblica di Firenze – Direzione Distrettuale Antimafia – diretta dal Procuratore Capo Giuseppe Creazzo, riguarda complessivamente 12 soggetti, 11 dei quali destinatari di custodia cautelare in carcere e l’ultimo con obbligo di dimora, tutti con l’accusa di far parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Il contesto investigativo sviluppato dai Finanzieri del Gruppo Investigativo sulla Criminalità Organizzata, sotto la direzione del Sost. Proc. Giulio Monferini, ha preso avvio da un’indagine avviata nei confronti di soggetti albanesi aventi precedenti specifici per droga in cui, appunto, si è risalita la “catena di approvvigionamento” dello stupefacente che faceva capo ad un pregiudicato albanese (P.K.) più altri soggetti connazionali, suoi sodali.
Del trasporto della droga se ne facevano carico, essenzialmente, tre soggetti italiani: il titolare di una ditta di trasporti e due suoi autisti, i quali – per non essere scoperti – avevano modificato abilmente, ricavandone un doppiofondo nel vano del sottoscala del pullman (la cui apertura era consentita da un originale doppio meccanismo comandato elettronicamente), che copriva la tratta stradale Olanda-Belgio-Milano. Lo stupefacente, una volta arrivato a Milano, era prelevato da un altro sodale albanese dell’organizzazione che, unitamente ad altri complici, si occupava della successiva distribuzione nel territorio locale, nonché in Toscana. Durante le investigazioni, durate molti mesi, sono stati ricostruiti ben 16 episodi di traffico di cocaina (per oltre 50 kg complessivi sequestrati), in un'altra circostanza, nei dintorni di Mantova, è stato individuato e sequestrato un carico di 520 kg di marijuana, arrestando in flagranza di reato 7 persone.
Con l’operazione di servizio eseguita stamane, le Fiamme Gialle fiorentine, con la collaborazione di alcuni Reparti del Corpo operanti sul territorio nazionale, è stata data esecuzione al provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Firenze presso le provincie di Prato, Milano, Bergamo, Monza, Lodi e Roma.
8 marzo 2019
Comando Regione Carabinieri Forestale Prato - Prato, 08/03/2019 17:34
I Carabinieri Forestali di Prato hanno sequestrato 26 esemplari di cavalluccio marino esposti per la vendita in un esercizio commerciale di Prato città. Il titolare è stato denunciato per aver violato la Convenzione Internazionale di Washington sul commercio internazionale di animali e piante minacciati di estinzione.
L’intervento dei militari in forza al NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale) è stato richiesto mentre era in corso un controllo interforze da parte di Polizia di Stato, Polizia Municipale ed ASL all’interno di un esercizio commerciale ad indirizzo alimentare condotto da persone di nazionalità cinese.
Sopraggiunti sul posto, i militari hanno riscontrato la presenza di 26 esemplari di Cavalluccio marino (Gen. Hippocampus), essiccati ed esposti per la vendita infusi all’interno di un barattolo di vetro posto sul bancone del negozio.
Il Cavalluccio marino rappresenta un genere animale che raggruppa varie specie singole, tutte protette dalla Convenzione di Washington, nota come C.I.T.E.S., che sta per Convention on International Trade of Endangered Species of fauna and flora. Si tratta di una Convenzione molto importante, sottoscritta da oltre 200 stati e che in Italia è stata recepita nel 1992 con la Legge n. 150, finalizzata a tutelare le specie animali e vegetali minacciate di estinzione attraverso la regolamentazione del commercio che le riguarda. Nonostante la protezione internazionale, il cavalluccio marino è largamente utilizzato nel campo della Medicina Tradizionale Cinese (M.T.C.) e quindi oggetto di largo sfruttamento anche incontrollato.
I militari hanno sequestrato gli esemplari di Cavalluccio marino rinvenuti e deferito il titolare dell’attività commerciale all’Autorità Giudiziaria di Prato.
3 maggio 2019
Comando Regione Carabinieri Forestale Prato - Carmignano, 03/05/2019 14:24
Un gruppo multiforze coordinato dal Nucleo Investigativo (NIPAAF) del Gruppo Carabinieri Forestale di Prato, ha sottoposto a verifica una ditta di moda cinese operante nel settore del confezionamento avente sede a Carmignano, individuata a seguito di un’accurata attività info-investigativa.
Le verifiche hanno riguardato in particolare il ciclo dei rifiuti, la regolarità dei lavoratori impiegati, e la presenza di clandestini e sono state svolte congiuntamente al Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Prato-Pistoia, al Comando Stazione Carabinieri Forestale di Prato, alla Stazione Carabinieri di Iolo, e con l’ausilio di un mediatore culturale di lingua cinese.
Il controllo è stato eseguito congiuntamente al Nucleo Carabinieri e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Prato, alla Stazione Carabinieri di Iolo, alla Stazione Carabinieri Forestali di Prato, con l’ausilio di un mediatore culturale di lingua cinese,
Numerose le irregolarità riscontrate, specialmente in materia di diritto del lavoro.
L’attività della ditta è stata sospesa poiché il 40% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro è risultato al nero.
Il titolare e la gestrice di fatto dell’attività, entrambe di nazionalità cinopopolare, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per aver occupato al lavoro due cittadini extracomunitari anch’essi di nazionalità cinopopolare sprovvisti di permesso di soggiorno.
I militari hanno anche contestato anche numerose sanzioni amministrative di carattere pecuniario per un ammontare complessivo di oltre 10.000 euro per violazioni in materia di diritto del lavoro e per aver esposto cartelloni pubblicitari abusivi. Elevata anche un’ammenda per aver istallato all’interno dei locali aziendali impianti audiovisivi ritraenti luoghi di svolgimento dell’attività lavorativa senza avere l’autorizzazione dell’ispettorato territoriale del lavoro.
I due stranieri clandestini sono stati presi in carico dai militari che li hanno accompagnati presso il Comando Provinciale di Prato per eseguire gli adempimenti di rito.
31 maggio 2019
La DIA di Firenze ha eseguito un decreto di confisca di beni, emesso dal Tribunale di Prato, per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, nei confronti dellimprenditore tessile cinese CAI Yunwu, trentottenne nato nello Zhejiang (RPC), residente a Carmignano (PO) ma di fatto abitante ed operante a Prato.
Gravato da numerosi precedenti penali, egli risulta condannato nel 2004 dalla Corte dAppello di Firenze per aver favorito limmigrazione illegale, essendosi adoperato per agevolare lingresso nel territorio italiano di numerosi cittadini cinesi attraverso meccanismi fraudolenti, e nel 2012 dal Tribunale di Prato per aver gestito il gioco dazzardo allinterno di vari capannoni industriali, nonché presso la sede legale della propria azienda tessile. È stato, inoltre, indagato e arrestato nel 2012, per aver importato merce di contrabbando mediante linterposizione fittizia di imprese considerate cartiere.
Il provvedimento odierno ha confermato lattività di sequestro effettuata nel 2017, scaturita su proposta del Direttore della DIA, che aveva permesso di accertare come il suo patrimonio (ritenuto frutto di attività delittuose) e il suo tenore di vita fossero sproporzionati rispetto agli esigui redditi dichiarati da lui (per molti anni dimposta anche pari a zero), nonché dal suo nucleo familiare.
Il Tribunale, accogliendo quindi pienamente limpianto accusatorio formulato dalla DIA, ha disposto la confisca di una villa di proprietà dellimprenditore, ubicata a Prato in località Tavola, di tre autovetture, nonché di quote riferite a due società, di numerosi conti bancari e di altre disponibilità finanziarie.
28 settembre 2019
Comando Provinciale di Prato - Prato, 28/09/2019 08:50
Nella serata di ieri, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Prato hanno messo a segno un altro grosso colpo nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti, con il sequestro di circa 3,800 Kg. di Ketamina, 2 Kg. di Shaboo e 750 pasticche di Ecstasy, trovate nell’abitazione di due coniugi cinesi, abitanti nella zona del vecchio Ospedale, entrambi arrestati.
Già da tempo i militari stavano attenzionando i due coniugi, ritenuti tra i principali fornitori di droghe nell’ambito della comunità cinese a Prato. Peraltro l’uomo si trovava in detenzione domiciliare per scontare una pena per falso, mentre la moglie era sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di Prato proprio reati connessi al traffico di droga.
Ieri, nel corso di una specifica attività di osservazione hanno prima fermato una giovane 28enne cinese, dopo essere stata notata uscire dall’abitazione dei due coniugi e trovata in possesso di una bustina contenente circa 10 gr. di Ketamina, per cui è stata deferita all’A.G. per detenzione illegale di sostanze stupefacenti e successivamente, ritenendo che la stessa si fosse fornita proprio dai coniugi attenzionati, decidevano di procedere ad una perquisizione all’interno del loro appartamento, ove rinvenivano l’ingente quantitativo di sostanze stupefacenti, suddiviso in numerose buste con chiusura ermetica di varia pesatura, oltre a vario materiale per il confezionamento dello stesso.
L’operazione ha inferto senza dubbio un grosso colpo ad un sodalizio dedito al traffico di sostanze stupefacenti soprattutto nell’ambito della comunità cinese a Prato e non solo, considerato l’elevato quantitativo di sostanze rinvenute, con l’arresto di uno ritenuto tra i maggiori esponenti nel traffico di droga operante sul territorio pratese, particolarmente scaltro.
Le sostanze rinvenute, particolarmente preferite tra gli assuntori cinesi, erano probabilmente destinate allo spaccio all’interno di circoli privati e discoteche frequentate esclusivamente da quella comunità, come già appurato in altre analoghe operazioni.
Non si può altresì escludere l’utilizzo di tali sostanze sintetiche nell’ambito di alcuni impieghi lavorativi, tenuto conto degli effetti riscontrati, in grado di tenere svegli gli assuntori anche per più giorni.
Su disposizione del P.M. di Turno, Dott. M., l’uomo è stato associato presso la Casa Circondariale La Dogaia di Prato, mentre la donna è stata sottoposta agli arresti domiciliari, anche in considerazione di essere genitori di due figli minori.
12 ottobre 2019
Clan Contini: "...Oltre che in quella di Rimini, l'operazione è scattata nelle province di Prato, Latina, Caserta e Napoli...".
Riflessione di Renato Scalia
C'è anche PRATO.
La notizia è stata battuta dall'Agenzia ANSA.
Così, tanto per curiosità, da queste parti, avete letto qualcosa su quanto avvenuto anche a Prato?
Ho cercato, ma non ho trovato nulla. Mi sarà sicuramente sfuggito.
Sì, sicuramente non è una notizia interessante, considerato che il grosso dell'operazione riguarda Rimini, però... i Contini sono un clan sconosciuto in Toscana?
Ecco i pèrecedenti più recenti.
Aprile 2008, operazione Sim’e Napule in cui la TIM è stata oggetto di truffa da parte del clan della camorra Contini. Le città toscane toccate da tale inchiesta sono state Firenze, Arezzo e Grosseto.
Procedimento penale 13683/10, Operazione “Friariello” della Guardia di Finanza di Pisa, con collegamento investigativo con la DDA di Napoli, nell’ambito delle indagini a carico del clan Contini di Napoli. Nel corso dell'inchiesta su riciclaggio e intestazione fittizia di beni, sono state arrestate 90 persone (Lazio e Campania) e sequestrati cinque ristoranti-pizzerie a Viareggio, (in passeggiata, l’ex Fappani), San Giuliano Terme, Marina di Pisa e Pisa.
Procedimento penale 13683/10, Operazione “Friariello” della Guardia di Finanza di Pisa, con collegamento investigativo con la DDA di Napoli, nell’ambito delle indagini a carico del clan Contini di Napoli.
Nel 2017, da un filone della precedente indagine denominata Operazione Friariello, nell'ambito dell'inchiesta “Santa Lucia”, sono stati eseguiti 33 arresti in Italia, Spagna e Germania per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e riciclaggio, e sequestrati una tonnellata tra cocaina e hashish, nonché beni e società per 5 milioni di euro.
13 novembre 2019
Dalle prime luci dell’alba, i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Prato - avvalendosi della preziosa collaborazione dei colleghi di Livorno, Firenze, Pistoia, Roma, Lucca, Alessandria, Campobasso, Paderno Dugnano (MI), Castiglione della Pescaia (GR), Treviglio (BG), Falconara Marittima (AN) e Civita Castellana (VT) - stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il locale Tribunale. I 160 Finanzieri complessivamente impiegati nelle operazioni odierne stanno procedendo all’arresto di 17 componenti di un sodalizio illecito nonché a 57 perquisizioni domiciliari e locali oltre che a consistenti sequestri patrimoniali. Agli arrestati è contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari, quali la dichiarazione fraudolenta, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’omesso versamento di I.V.A. e l’indebita compensazione.
L’esecuzione del menzionato provvedimento cautelare costituisce l’ultimo atto di una complessa indagine, denominata “Operazione GAGARO”, coordinata dal Sostituto Procuratore presso il locale Tribunale, Dottoressa Laura CANOVAI, scaturita da una verifica fiscale intrapresa dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria nei confronti di una società di Prato operante nel settore del commercio di materie plastiche, in particolare polimeri - sotto forma di granuli - ricavati dal petrolio. Tale impresa - pur sprovvista di idonea struttura imprenditoriale non avendo disponibilità di lavoratori dipendenti, depositi, magazzini ed attrezzature - nel suo primo anno di attività risultava aver conseguito un rilevante ed anomalo volume d’affari, pari a quasi 20 milioni di Euro, omettendo il dovuto versamento di circa 4,3 milioni di Euro di I.V.A. Le pazienti e scrupolose indagini delle Fiamme Gialle, estese poi ad altri soggetti economici di volta in volta emersi, hanno consentito di individuare e disarticolare un’associazione a delinquere operante a Prato, Livorno, Pistoia ed in altre località, dedita da circa sei anni a reiterate “frodi carosello”. Uno dei principali canali di vendita ed immissione nel mercato dei polimeri è risultata essere una società di capitali di medie dimensioni con sede a Livorno, dallo straordinario start up, capace di vendere oltre 25 milioni di euro di materie plastiche in meno di tre anni. Nutrendo sospetti sull’origine fraudolenta dei grandi quantitativi commercializzati, il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Livorno aveva già avviato indagini tese ad accertare l’effettiva provenienza dei polimeri, riscontrando le stesse anomalie individuate dai colleghi di Prato, con i quali sono state poi condivise le risultanze investigative così da contribuire alla completa ricostruzione del contesto illecito.
La frode è stata realizzata secondo due differenti modalità, ovvero attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture soggettivamente ed oggettivamente inesistenti, come più dettagliatamente descritto nell’allegata scheda di approfondimento. Le imprese coinvolte sono complessivamente 24, di cui 6 “fornitrici” con sede all’estero, 12 “cartiere”, 3 “filtro” e 3 “rivenditrici”. La complessa ricostruzione delle operazioni commerciali, non totalmente esaurita, ha consentito di rilevare, ad oggi, un giro complessivo di fatture per operazioni inesistenti, emesse ed utilizzate, superiore ai 200 milioni di Euro, con un’I.V.A. evasa di circa 40 milioni di Euro ed omessi versamenti di imposta per oltre 20 milioni di Euro. Tuttavia tali importi sono destinati ad aumentare sensibilmente all’esito della ricostruzione contabile in ordine alla posizione di altri soggetti economici che hanno partecipato alla frode, la cui documentazione è stata sequestrata in data odierna.
Dalle indagini eseguite è emersa una figura predominante dell’ambito del sodalizio illecito: si tratta di un quarantatreenne, B.M. le sue iniziali, iscritto all’A.I.R.E. in quanto residente in Slovenia ma di fatto domiciliato nella provincia di Prato, di cui è originario. Costui, destinatario di misura restrittiva in carcere, è risultato essere l’ideatore, il promotore ed il capo dell’associazione. Gli altri 16 principali responsabili, tutti sottoposti agli arresti presso le rispettive abitazioni di residenza, hanno ricoperto svariati ruoli nell’ambito del sodalizio: alcuni hanno agito come stretti collaboratori del menzionato M.B. nella gestione delle aziende fornitrici straniere nonché delle “società cartiere” e di quelle “filtro”, altri quali amministratori o gestori di fatto delle “rivenditrici”. Di essi, 7 sono residenti nella provincia di Prato, 3 di Livorno, 3 di Pistoia, 2 di Milano ed uno di Alessandria. Le misure cautelari e le ulteriori attività di polizia giudiziaria nei confronti dei tre sodali operanti a Livorno sono state eseguite dai militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della città labronica, co-delegati dall’Autorità Giudiziaria. Vi sono poi ulteriori 22 soggetti coinvolti a vario titolo nell’attività illecita. Tra questi, alcuni consulenti fiscali ed amministrativi che hanno curato la contabilità di società facenti capo al sodalizio. In totale gli indagati sono 39.
I principali responsabili ostentavano l’immagine di imprenditori rampanti e navigati e conducevano un elevato tenore di vita, cambiando spesso auto sportive di grossa cilindrata, senza farsi mancare costose vacanze e lussuosi weekend in eleganti e raffinati locali notturni e ristoranti della Versilia. Erano così convinti di avere creato una collaudata ed inespugnabile “fabbrica di denaro” da mostrare assoluta spavalderia e vantarsene nel corso di numerose conversazioni telefoniche, certi che mai sarebbero stati scoperti. Alcuni di loro erano soliti atteggiarsi attribuendosi l’appellativo di “gagari”, dal termine francese “gagà”. Da qui il nome dell’operazione di polizia giudiziaria in corso. Con i proventi realizzati, M.B. ha potuto avviare altre attività parallele, tra le quali il commercio di vini pregiati, peraltro “in nero”.
La Guardia di Finanza sta inoltre procedendo, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni e delle disponibilità riconducibili alle società ed ai soggetti coinvolti, fino all’equivalente del profitto dei reati accertati, corrispondente a complessivi euro 26.325.299. Le operazioni di sequestro, in questo momento in corso, riguardano molteplici proprietà immobiliari, terreni, autovetture nonché le disponibilità finanziarie esistenti sui rapporti bancari intestati ai soggetti coinvolti.
L’attività operativa, condotta dalla Guardia di Finanza secondo le direttive impartite dall’Autorità Giudiziaria, s’inquadra nelle linee strategiche dell’azione del Corpo, volte a rafforzare il contrasto ai più complessi fenomeni di frode, a tutela della collettività oltre che del comparto economico di riferimento. L’articolato meccanismo fraudolento non ha infatti comportato solo un ingente danno all’Erario per le imposte non versate, ma ha altresì inciso sull’economia locale in quanto le materie prime plastiche sono state immesse nel circuito produttivo a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato, circostanza che ha danneggiato gli imprenditori onesti del settore che hanno subito uno svantaggio concorrenziale difficilmente contrastabile con i mezzi a loro disposizione.




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