TORTURE E VIOLENZE SESSUALI DENTRO LA DOGAIA DI PRATO



PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI PRATO


Comunicato

Lo specifico interesse pubblico alla divulgazione delle notizie

Per la particolare rilevanza e gravità dei fatti sussiste specifico interesse pubblico alla

divulgazione del seguente comunicato; interesse che si ravvisa nell'esigenza di far

conoscere alla collettività la realtà criminale esistente in seno alla struttura carceraria

di Prato "Le Dogaie" e, al contempo, come l'autorità giudiziaria sia attenta a

contrastarla, nonostante la carenza di risorse adeguate.


Il ricorso e la gestione della violenza in seno alla struttura penitenziaria da parte

di detenuti in pregiudizio di altri


Con riferimento ai gravi episodi di tortura e di violenza sessuale, consumati all'interno

della struttura carceraria pratese, il Giudice per l'Udienza Preliminare ha disposto il

rinvio a giudizio in relazione a tre episodi di violenza sessuale e tortura.

Innanzitutto, un cittadino marocchino di trentanove anni è risultato aver torturato un

detenuto italiano nativo di Pagani (provincia di Salerno) di quarantasette anni,

cagionandogli acute sofferenze fisiche e un trauma psichico, svegliandolo di notte con

il pretesto che russava, percuotendolo abitualmente, bruciando le foto dei familiari,

minacciandolo e offendendolo, rovesciandogli addosso il bidone della spazzatura,

costringendolo, con l'impiego della violenza fisica, ad abbassarsi i pantaloni e a

infilarsi a più riprese il bastone della scopa nell'orifizio anale, pretendendo che gli

praticasse una "fellatio in ore" urinandogli addosso. E con tali condotte gli cagionava

lesioni personali consiste nella tumefazione della piramide nasale con escoriazione alla

narice destra, al padiglione auricolare e all'emitorace destro, giudicate guaribili in

prima battuta in giorni dieci. Il processo inizierà il 13 luglio 2026.

Il secondo episodio consiste nell'aver due detenuti, rispettivamente, di trentasette anni

originario di Salerno e di quarantotto anni originario di Marcianise, torturato un

detenuto omossessuale, tossicodipendente alla prima esperienza carceraria,

cagionandogli acute sofferenze fisiche e un trauma psichico, sottoponendolo a violenza

sessuale di gruppo e cagionandogli gravi lesioni, nell'arco temporale compreso tra il

12 e il 14 gennaio 2020, all'interno della camera detentiva n. 111 della quinta sezione,

ove erano ristretti. Sono risultati, infatti - alla stregua delle risultanze investigative,

vagliate positivamente dal Giudice per l'Udienza Preliminare dopo alcuni giorni di

percosse (schiaffi, pugni su braccia e spalle e ginocchiate all'addome e alla schiena) e

offese verbali - comportamenti degli imputati tesi a costringerlo a praticare loro un

rapporto orale, colpendolo due volte con una mensola di legno alla testa, con pugni e

ginocchiate alle costole, minacciandolo di morte. Successivamente, sincerandosi che

gli appartenenti alla polizia penitenziaria non si avvicinassero, in orario pomeridiano,

lo costringevano ad abbassarsi i pantaloni e a subire penetrazioni anali reiterate a turno.

E nei giorni seguenti continuavano ad offenderlo, colpendolo con alcune mazze di

legno sulle braccia e sulle gambe e attingendolo più volte sulla testa con una pentola

rovente. Indi, lo costringevano, ancora una volta, a subire rapporti sessuali

(sodomizzazione) e a praticare fellatio in ore. Le condotte violente provocavano gravi

lesioni alla vittima, fra le quali, la frattura composta della sesta costola destra, lividi ed

ematomi su più parti del corpo, lacerazione del canale anale e seri problemi psicologici

con sintomatologia perdurata per quattro mesi dai fatti. Dopo l'effettuazione di

incidente probatorio, nei confronti degli imputati, è stato disposto il rinvio a giudizio

ed è in fase di celebrazione il dibattimento, con prossima udienza fissata il 10 luglio

2026.

La terza vicenda afferisce a una violenza sessuale posta in essere, a più riprese, nel

settembre 20239 da parte di un detenuto di nazionalità brasiliana di trentatré anni, in

pregiudizio del compagno di cella di trentatré anni di nazionalità pachistana. In

particolare - secondo l'ipotesi formulata da quest'ufficio e condivisa dal Giudice per

l'Udienza Preliminare -in due occasioni, l'autore, dopo aver svegliato la vittima con

un calcio in faccia, le intimava di stare zitta, l'afferrava per il collo, la minacciava di

tagliarle la gola con un rasoio, la sodomizzava e la costringeva a compiete una "fellatio

in ore ". Il dibattimento inizierà il 23 ottobre 2026.

Fondamentale si è rivelata in tutti e tre i casi la denuncia delle persone offese.

Tali comportamenti rendono insicura, degradante e non dignitosa la vita da parte dei

detenuti, già privati del bene supremo della libertà in quanto ristretti in carcere per

delitti commessi.

La presunzione di non colpevolezza

Si rappresenta, in ogni caso, che le responsabilità degli imputati detenuti dovranno

essere vagliate nel corso del dibattimento. In virtù della presunzione di non

colpevolezza, i medesimi potranno considerarsi colpevoli solo sulla base di una

sentenza passata in giudicato.

Prato, 29 maggio 2026.

Il Procuratore della Repubblica

Luca Tescaroli

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