Riconoscere il vecchio nel nuovo potere delle cripto di Antonio Foti Valente


 In Italia per comprare cryptovalute devi avere un conto corrente da cui poi versi il denaro sul wallet dell’app per le crypto e inizi a investire, comprare e vendere.

Questo significa che i soldi che dall’Italia finiscono in quel mercato sono soldi pressoché esclusivamente in chiaro, tracciabili e tracciati in virtù delle regole del nostro sistema bancario. Regole di trasparenza che il nostro paese condivide con una porzione del mondo che da qualche anno si va restringendo.

In moltissimi altri Paesi del mondo queste regole bancarie di trasparenza non esistono e su un conto corrente di quel Paese, che si può collegare al wallet dell’app crypto che funziona in quel Paese ci possono versare senza problemi i loro soldi i dittatori, i signori della guerra, i trafficanti di esseri umani, i narcotrafficanti internazionali e ci si possono comprare le stesse cryptovalute che si comprano nei trasparenti sistemi bancari europei. 

Se una di queste cryptovalute per darsi stabilità dice di collegarsi ad un valore reale, ad esempio al prezzo di una valuta importante e stabile come il dollaro, deve comprare moltissimi titoli di stato del paese della valuta a cui è ancorato perché vi sia un vero collegamento in termini di stabilità. 

E così si realizza una dinamica assai peculiare. 

Da un lato l’ancoraggio al dollaro tiene al sicuro dalle fluttuazioni valutarie i soldi di chi dal terzo mondo, con la propria valuta nazionale, compra questa crypto valuta stabile. Va detto che riguarda comunque per la maggior parte i ricchi di quei paesi emergenti, certo non comprerà le crypto il contadino delle risaie del Vietnam. 

Dall’altro lato, l’ancoraggio ad una valuta stabile mediante l’acquisto significativo di titoli di Stato, del Paese emittente quella valuta, consente di fatti a quello Stato, che magari ha anche giganteschi problemi di debito, di rastrellare debito pubblico mediante un soggetto interposto direttamente dai grandi flussi mondiali di riciclaggio. 

E questo potrebbe arrivare al punto che questa crypto stabile possa tenere in pancia titoli di quello stato più di qualsiasi investitore istituzionale o paese terzo, e renderebbe quello stato nei fatti dipendente da flussi di denaro provenienti con molta probabilità da riciclaggio e quindi da attività illecite. 

Potrebbe benissimo trovarsi quello Stato nel ricatto di grandi riciclatori di denaro internazionali che chiedono favori a fronte della minaccia di disinvestire massivamente nel debito di quello Stato.

A quel punto in cosa sarebbe diverso, a parte l’oggetto dell’illecito, quello Stato da un narcostato?

Il quadro di sopra non è fantasia ma la realtà di processi finanziari miliardari che oggi investono direttamente le economie di democrazie sovrane, per questo l’Euro digitale in mano ai cittadini e alle istituzioni democratiche europee non è solo uno strumento di investimento futuribile, ma una delle chiavi di volta per difendere in questo mondo complesso e in trasformazione la sostanza della nostra democrazia.

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