Truffa aggravata, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio Bergamo - Sequestri in corso in Italia e Lituania per circa 450 mila euro, in collaborazione con Eurojust.
Dalle prime ore della mattina, i militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Bergamo stanno eseguendo delle misure cautelari reali in più Stati, in forza di un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. presso il locale Tribunale, nei confronti di due soggetti indagati per i reati di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e truffa aggravata
In corso altresì diverse perquisizioni locali nelle province di Rimini e Foggia, con l’ausilio dei cash dogs, unità cinofile addestrate al rinvenimento di denaro contante.
Il provvedimento cautelare reale costituisce l’esito di una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica orobica, sviluppata attraverso l’analisi di documentazione societaria, bancaria - anche estera - e il ricorso ai più efficaci strumenti di cooperazione internazionale.
Le indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria hanno preso avvio dall’approfondimento delle vicende che hanno condotto alla liquidazione giudiziale, dichiarata con sentenza del giugno 2024, di una società bergamasca operante dal 1995 nel settore dell’edilizia interna e delle ristrutturazioni, con particolare specializzazione nella commercializzazione di serramenti interni ed esterni.
Dalla ricostruzione degli assetti societari è emerso come l’impresa fosse stata storicamente gestita in ambito familiare fino al gennaio 2023, quando, circa un anno prima della liquidazione giudiziale, l’intero capitale sociale era stato ceduto, al prezzo di 40 mila euro (importo nettamente inferiore al reale valore di mercato), a uno degli odierni indagati.
Gli approfondimenti investigativi hanno tuttavia evidenziato come tale operazione dissimulasse una più articolata condotta fraudolenta. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, l’acquirente - dopo aver corrisposto soltanto una prima tranche di 20 mila euro - avrebbe indotto in errore la controparte e il suo compagno, prospettando l’esistenza di presunti debiti pregressi non onorati e ottenendo così il versamento in suo favore di circa 122 mila euro.
In sostanza, secondo l'ipotesi investigativa, l'indagato avrebbe acquisito una società in bonis senza alcun esborso effettivo, ottenendo al contempo un profitto di decine di migliaia di euro a danno dei cedenti.
Per tali condotte è stato contestato il reato di truffa aggravata dall’aver cagionato alle persone offese un danno patrimoniale di rilevante gravità.
Gli accertamenti svolti hanno inoltre evidenziato che la società, fino al 2022 in equilibrio economico-finanziario e patrimoniale tale da garantirne la redditività, avrebbe iniziato a manifestare le prime criticità operative dopo il subentro del nuovo socio, in coincidenza con le dimissioni cumulative del personale dipendente. Tale circostanza avrebbe indotto il nuovo proprietario ad avviare un percorso di liquidazione volontaria della società, contestualmente accompagnato, secondo quanto emerso dalle indagini, da una sistematica attività di distrazione di risorse aziendali.
In particolare, nel periodo in cui l'impresa era ormai priva di personale dipendente, oltre 310 mila euro sarebbero stati trasferiti su conti correnti riconducibili agli indagati, utilizzando fatture per operazioni inesistenti riferite a presunte "consulenze", "restituzioni" o "spese anticipate", predisposte al solo scopo di giustificare formalmente i movimenti di denaro.
Le attività investigative hanno inoltre consentito -allo stato- di accertare che una parte delle somme illecitamente sottratte alla società, pari a circa 285 mila euro, era stata successivamente trasferita, mediante ulteriori bonifici eseguiti dal liquidatore su direttive dell’amministratore di fatto, verso rapporti finanziari intestati agli indagati sia in Italia sia all’estero, in particolare in Lituania, con la finalità di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro.
Attraverso i canali di cooperazione internazionale, i finanzieri hanno infatti individuato 12 rapporti bancari in Lituania che, con il supporto di Eurojust e delle competenti Autorità di polizia estere, sono stati sottoposti a sequestro unitamente ai conti correnti italiani e agli ulteriori beni di valore eventualmente rinvenuti.
Si evidenzia che il procedimento penale versa ancora nella fase delle indagini preliminari e che sussiste a favore degli indagati la presunzione di non colpevolezza, fino all’eventuale sentenza di condanna definitiva.

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